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Natuzzi chiude tre stabilimenti tra Basilicata e Puglia

  • Postato il 6 giugno 2026
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  • Di Quotidiano del Sud
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Natuzzi chiude tre stabilimenti tra Basilicata e Puglia

Il Quotidiano del Sud
Natuzzi chiude tre stabilimenti tra Basilicata e Puglia

Natuzzi chiude tre stabilimenti tra Basilicata e Puglia: Jesce 2 a cui si aggiungerebbe Graviscella e la sede di Iazzitiello a Santeramo. Cessione di  ramo d’azienda per La Martella.  


MATERA- La chiusura immediata dalla seconda settimana di luglio di tre stabilimenti (Jesce 2 come già annunciato a cui si aggiungerebbero Graviscella e PS cioè la sede produttiva di Iazzitiello a Santeramo) più la conferma della cessione di ramo d’azienda per La Martella, più il trasferimento di una parte dei volumi produttivi all’estero che i sindacati contestano perché contraria, tra l’altro, all’accordo sottoscritto solo qualche giorno fa al Ministero del lavoro. E’ questa l’estrema sintesi di un incontro su Natuzzi che si è tenuto presso la sede del Consiglio regionale della regione Puglia a Bari tra azienda e sindacati e che ha di fatto ulteriormente inasprito la situazione della vertenza Natuzzi.

Scelte che confermano e in qualche modo acuiscono le decisioni già annunciate in passato da Natuzzi e che le organizzazioni sindacali sono pronte a contrastare in previsione soprattutto del prossimo incontro dell’11 giugno al Mimit quando ci sarà probabilmente anche un presidio dei lavoratori sotto il Ministero per sottolineare la difficoltà e la contraddittorietà della situazione.

NATUZZI CHIUDE TRE STABILIMENTI: LA DURA REAZIONE DEI SINDACATI CONTRO IL FERMO PRODUTTIVO

I sindacati Fillea Cgil, Filca Cisl e Feneal Uil parlano in una nota unitaria di “Grave e inaccettabile atteggiamento aziendale, che smentisce di fatto gli impegni assunti ai Ministeri del Lavoro e del Made in Italy. Natuzzi SpA ha dichiarato la chiusura immediata di 3 stabilimenti (Graviscella e PS 12 mesi per fermo produttivo) e il trasferimento di ulteriori volumi produttivi in Romania, disattendendo l’impegno assunto in sede di modifica della Cigs espressamente legata alla sola causale di calo dei volumi e il mantenimento del lavoro in Italia”.  Come si comprende la formula utilizzata per indicare l’ulteriore chiusura di due stabilimenti è quella del fermo produttivo per una durata di circa 12 mesi che segnala di fatto la chiusura degli stabilimenti in quei periodi e il rischio concreto di perdita di interi segmenti produttivi che laddove ci fossero ordini verrebbero trasferiti all’estero.

INTENSIFICAZIONE DELLA MOBILITAZIONE E CRITICITÀ SULLA CASSA INTEGRAZIONE

Insomma una contrapposizione sempre più forte che toccherà ora direttamente al Ministero provare in qualche modo a gestire nell’incontro dell’11 giugno. “Ancor più grave che tali decisioni aziendali non sono oggetto di un reale confronto con le rappresentanze sindacali ma sono il frutto di decisioni già assunte e dichiarate immodificabili dalla direzione aziendale. Alla luce di tale ulteriore aggravamento, le Organizzazioni Sindacali comunicano l’intensificazione delle iniziative di mobilitazione a difesa del perimetro industriale degli stabilimenti, dei livelli occupazionali e dei volumi produttivi realizzati in Italia”. Insomma Natuzzi va avanti sulla strada definita, il piano industriale non pare avere sbocchi o passi in avanti al momento e la situazione anche rispetto all’aumento della cassa integrazione portata dal 45 al 62 per cento medio sembra diventare sempre più critica con la chiusura degli stabilimenti e lo spostamento all’estero di parte della produzione che è l’aspetto maggiormente contestato.

NATUZZI CHIUDE TRE STABILIMENTI: L’ATTACCO DELLA CGIL PUGLIA E L’APPELLO ALLE ISTITUZIONI

La segretaria generale Cgil di Puglia Gigia Bucci parla di un fatto “gravissimo. Non si gioca con il lavoro e la vita di migliaia di lavoratori e lavoratrici, ai quali manifestiamo ancora una volta vicinanza e sostegno nella difficile vertenza che li vede loro malgrado protagonisti. La chiusura di stabilimenti e il trasferimento di parte delle produzioni all’estero tradisce gli impegni presi, con decisioni unilaterali che si fanno beffa del ruolo della rappresentanza sindacale e dello stesso lavoro di mediazione di Ministero e Regione Puglia” dice senza mezzi termini. “Chiediamo alle istituzioni ancora una volta di svolgere fino in fondo il proprio ruolo di mediazione, nei confronti di un’azienda che ha beneficiato di ingenti contributi pubblici e che da ventanni ricorre in modo sistematico alla cassa integrazione – conclude.

Il Quotidiano del Sud.
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