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Napoli, fece post contro figlia della Meloni: professore ritenta suicidio. È grave  

  • Postato il 12 maggio 2026
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  • Di Quotidiano del Sud
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Napoli, fece post contro figlia della Meloni: professore ritenta suicidio. È grave  

Il Quotidiano del Sud
Napoli, fece post contro figlia della Meloni: professore ritenta suicidio. È grave  

Nuovo tentativo di suicidio a Napoli per il professore Stefano Addeo che un anno fa aveva scritto un post contro la figlia della premier Meloni. Si è lanciato dal secondo piano.


MARIGLIANO (NAPOLI) – Stefano Addeo, il docente di 61 anni balzato alle cronache un anno fa per un post shock contro la figlia della premier Giorgia Meloni, è attualmente ricoverato in condizioni critiche all’Ospedale del Mare di Napoli. L’uomo è stato trasferito d’urgenza nel nosocomio partenopeo dopo essersi lanciato, ieri sera 11 maggio 2026 dal balcone della sua abitazione, situata al secondo piano. Secondo le fonti ospedaliere, Addeo è “politraumatizzato in neuroprotezione” e si trova attualmente nel reparto di terapia intensiva. La prognosi resta riservata a causa della gravità dell’impatto. Non si tratta del primo tentativo di autolesionismo: già l’anno scorso, travolto dalle polemiche, il docente aveva tentato il suicidio attraverso un’overdose di farmaci.

IL POST CONTRO LA FIGLIA DELLA PREMIER MELONI, IL PRIMO TENTATO SUICIDIO DEL PROFESSORE E LO STIGMA SOCIALE A NAPOLI

La vicenda che ha segnato la vita del docente, precedentemente in servizio presso un istituto linguistico di Cicciano e poi sospeso dalla direzione scolastica regionale, risale a un anno fa. Addeo aveva scritto un post su Facebook augurando alla figlia della Presidente del Consiglio la stessa tragica sorte di Martina Carbonaro, la quattordicenne di Afragola uccisa a sassate. Nonostante le scuse successive, il sessantunenne è rimasto schiacciato dal peso del giudizio pubblico e dall’isolamento.

LEGGI ANCHE: Minacce alla figlia della premier Meloni: sospeso il professore

IL COMMENTO DI DON LUIGI MEROLA

Don Luigi Merola, fondatore dell’associazione “A Voce d’e Creature” e padre confessore di Addeo, ha commentato l’accaduto. «Stefano è vittima di un mondo che corre troppo veloce, incapace di ascoltare le grida d’aiuto. È finito nel tritacarne di un sistema alimentato dai social in cui tutti puntano il dito». Il sacerdote ha evidenziato la profonda solitudine dell’uomo, isolato dalla famiglia e dalla comunità scolastica. La cui unica ragione di vita era rimasta la cura della madre anziana e malata. Secondo don Merola, Addeo aveva ammesso i propri sbagli, ma portava su di sé uno «stigma sociale».

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