Napoli, Allegri non fa il ruffiano: niente omaggi a Maradona o slogan in dialetto. Il popolo partenopeo si prepara a NON sognare
- Postato il 16 luglio 2026
- Di Virgilio.it
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Qualche sorriso ad uso e consumo dei fotografi, un pizzico e anche più di emozione per la presentazione fastosa al teatro San Carlo ma nessuna concessione al populismo, nessuna ruffianeria, nessun occhiolino strizzato alla piazza e nessuna promessa. Il primo giorno di Allegri a Napoli è stato visto come uno zero a zero per molti critici e per qualche tifoso. Niente spoiler su uomini chiave, mercato o desideri, piena fiducia nella società cui ha demandato ogni mossa sugli acquisti: il nuovo allenatore azzurro si è vestito bene per l’occasione ma ha lasciato poco o nulla al sogno, all’acchiappapopolo, alla fantasia.
Niente slogan in napoletano
Spalletti a Napoli ripeteva come un mantra: “Uomini forti, destini forti. Uomini deboli, destini deboli” e sulle casacche di allenamento fece stampare uno dei canti più amati dal popolo partenopeo, “Sarò con te… e tu non devi mollare”, Conte coniò il motto “Amma faticà”, Allegri è arrivato – per sua stessa ammissione – impreparato sul tema (“mi dispiace ma non ci ho pensato”) e l’impressione è che non ricorrerà a slogan di presa per far breccia nel cuore dei tifosi. Nessuna concessione neanche al passato glorioso, mai citato Maradona, ha dovuto dir qualcosa sul centenario del Napoli proprio perché tirato per la giacchetta. Non è questo il terreno dove vuol vincere la sua battaglia il conte Max.
Catenaccio sul mercato
Nessuna anticipazione neanche sul mercato, nè su chi potrebbe servire, nè su chi già c’è e potrebbe rimanere o meno. La richiesta, semplice quanto ovvia, è stata: “Fatemi prima vedere chi c’è, sono abituato a dare giudizi sui giocatori solo dopo averli allenati, dall’esterno non si possono fare valutazioni esatte”. Inutile fare nomi, Lukaku, De Bruyne o chi vi pare, l’unica concessione arriva su Hojlund giusto perchè l’avrebbe voluto già al Milan. Anche sul modulo catenaccio stretto, nessuna promessa se non il solito appuntamento per marzo, il mese-chiave per eccellenza del tecnico livornese, quello dove si può capire dove si può arrivare davvero, con la speranza di “vincere dei trofei a fine stagione”. Promesse oggi Allegri non ne fa. Fatevene una ragione.
Le scommesse da vincere
A Napoli Allegri arriva con anni di ritardo, perché più di una volta De Laurentiis aveva pensato a lui (“non posso, prendi Spalletti” gli suggerì 4 anni fa quando arrivò una delle tante telefonate del presidente) e con un passato da giocatore senza lasciar tracce nell’anno ’97, quello della retrocessione più bruciante della storia del club azzurro. E ci arriva con la consapevolezza di dover dare una bella riverniciata alla sua immagine dopo anni difficili. Lui considera tutt’altro che fallimentare i suoi ultimi anni alla Juventus (“abbiamo vinto una coppa Italia, mi pare”). Non ha voluto ricordare i traumi societari, l’addio di Agnelli e la rivoluzione societaria, l’essere stato lasciato solo a lungo e l’essere riuscito comunque a condurre in porto la barca tra mille difficoltà (penalizzazione compresa). E in cuor suo nonostante la delusione per la mancata qualificazione in Champions non butta via neanche l’anno al Milan dove – come ha sottolineato lui stesso – solo alla prima e all’ultima giornata è rimasto fuori dal quarto posto e dove – ma questo non l’ha detto – aveva una squadra probabilmente inferiore a 6-7 formazioni di A.
Tra gli obiettivi, venendo alla rosa dei partenopei, c’è quello di tentare di “resuscitare” i giocatori bocciati da Conte, da Lucca a Lang fino a Beukema, valorizzare i giovani come Vergara, convincere qualche riottoso a rimanere (Anguissa, Lobotka), parlare con De Bruyne e Lukaku per capire quali stimoli hanno, impostare un modulo A (probabilmente il 4-3-3) ma avere pronto un piano B (3-5-1-1). Ovviamente raggiungere la Champions è l’obiettivo stagionale ma senza dimenticare coppa Italia e soprattutto la Champions, dove lui manca da 4 anni (“per varie vicissitudini”) ma che in passato gli ha dato grandi soddisfazioni (due finali, sia pur perse contro Barcellona e Real Madrid).
L’eredità di Conte
Del suo predecessore ha parlato benissimo ma senza dimenticare che gli era capitato già di prendere il posto di Conte: “Speriamo porti fortuna”. Quando infatti don Antonio mollò tutti alla Juventus prima del ritiro già fissato perché “con 10 euro non possiamo mangiare in un ristorante da 100 euro”, Allegri arrivò tra lo scetticismo generale e fece meglio di lui. Tre scudetti di fila per Conte (sempre out in Champions) e cinque scudetti consecutivi per Allegri (con due finali di Champions). In che ristorante mangerà il suo Napoli?