Mps, la scelta di Palermo e il nodo Lovaglio: dentro la partita per il controllo
- Postato il 25 marzo 2026
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- Di Forbes Italia
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Il consiglio di amministrazione di Monte dei Paschi di Siena ha indicato Fabrizio Palermo, attuale amministratore delegato di Acea, come unico candidato alla carica di ceo dell’istituto senese. Sono quindi state escluse le altre opzioni inizialmente proposte al momento della presentazione della lista, tra cui Corrado Passera e Carlo Vivaldi.
La nota di Mps
Secondo una nota diffusa dalla banca, “l’individuazione di Palermo è avvenuta al termine di un processo strutturato e documentato, condotto sotto la supervisione del comitato nomine e con il supporto di advisor esterni indipendenti”. L’attuale ceo di Acea “è risultato essere il candidato con il punteggio complessivo più elevato nell’ambito dell’assessment, basato su criteri oggettivi e predeterminati, tra cui esperienza professionale, competenze manageriali e coerenza con le esigenze strategiche della banca”.
Il consiglio ha inoltre sottolineato che Palermo “è il più idoneo, nel contesto attuale, a supportare la banca nella fase di trasformazione industriale e di evoluzione strategica in corso”. La nomina definitiva del nuovo amministratore delegato sarà deliberata dal cda durante l’assemblea del 15 aprile.
Chi è Fabrizio Palermo
Fabrizio Palermo è uno dei manager italiani più esperti nel panorama industriale e finanziario. Laureato con lode in Economia e Commercio presso l’Università “La Sapienza” di Roma, ha iniziato la sua carriera nella divisione Investment Banking di Morgan Stanley a Londra, per poi lavorare come consulente strategico per McKinsey & Company.
Nel 2005 è entrato nel Gruppo Fincantieri, ricoprendo ruoli di crescente responsabilità fino a diventare cfo e vice direttore generale. Tra il 2014 e il 2018 è stato cfo di Cassa Depositi e Prestiti, di cui dal 2018 al 2021 è stato amministratore delegato e direttore generale, guidando l’istituto in una fase di rilancio. Dal settembre 2022 è amministratore delegato e direttore generale di Acea, la principale multiutility italiana nei settori energia, acqua e ambiente, dove ha promosso progetti infrastrutturali e di transizione energetica.
Il destino di Luigi Lovaglio
Negli ultimi mesi, la vicenda di Mps si è trasformata in uno dei casi più complessi di governance bancaria in Italia, con al centro la sfiducia nei confronti dell’amministratore delegato Luigi Lovaglio e il ruolo sempre più influente del grande azionista Francesco Gaetano Caltagirone.
Dopo aver guidato la banca fuori dalla lunga fase di controllo pubblico e aver promosso l’acquisizione di Mediobanca, Lovaglio si è trovato progressivamente isolato all’interno del consiglio. Già a inizio marzo 2026, il board lo ha escluso dalla lista dei candidati per il nuovo mandato. Nonostante ciò, Lovaglio ha deciso di ricandidarsi contro la volontà del consiglio, accettando la candidatura avanzata da Plt Holding della famiglia Tortora, che detiene l’1,2% di Mps, e cercando il sostegno di altri azionisti di minoranza. Ribadisce così la validità del suo piano industriale, inclusa l’integrazione con Mediobanca.
La crisi è maturata anche per divergenze strategiche: Lovaglio spingeva per il delisting e l’integrazione totale di Mediobanca in Mps, mentre Caltagirone – secondo fonti riprese da Reuters – preferiva mantenerla quotata. Sebbene Caltagirone abbia definito il confronto come fisiologico dibattito di governance, la sua influenza indiretta sul consiglio ha contribuito a ridurre progressivamente il sostegno a Lovaglio, che comunque continuava a essere appoggiato da altri soci rilevanti come Delfin e inizialmente dal Tesoro.
I motivi della sfiducia
Il comitato nomine, guidato da Domenico Lombardi e incaricato di valutare la congruità delle liste, deve ora decidere eventuali azioni da intraprendere. Tra le contestazioni, il fatto che Lovaglio potrebbe avere accesso a informazioni riservate utili alla propria campagna per la rielezione. Nel consiglio di amministrazione, che aveva già manifestato sfiducia verso Lovaglio dopo le frizioni con Caltagirone, il malcontento è cresciuto ulteriormente: Lovaglio ha infatti tenuto nascoste le sue intenzioni di ricandidarsi fino a poche ore prima della scadenza del 21 marzo.
Gli attriti con Caltagirone
Le tensioni con il principale investitore, Francesco Gaetano Caltagirone, derivano dallo scontro sul piano di scorporamento di Mediobanca. Lovaglio ha ottenuto l’approvazione del cda per acquistare il restante 14% di Mediobanca e procedere al delisting, incorporando l’istituto milanese in Mps e scorporando le attività di private e investment banking in un’unità non quotata con il marchio originario. Caltagirone, al contrario, sostiene il mantenimento della quotazione di Mediobanca.
Il patrimonio di Francesco Gaetano Caltagirone
Francesco Gaetano Caltagirone, 83 anni, è uno degli imprenditori più influenti d’Italia, con un patrimonio stimato da Forbes di 9,9 miliardi di dollari. La sua fortuna nasce principalmente dal settore del cemento, ma comprende anche attività industriali e finanziarie diversificate. Oltre a essere noto per i suoi gruppi nel construction & engineering, Caltagirone riveste un ruolo strategico come azionista di riferimento in importanti società italiane.
L’articolo Mps, la scelta di Palermo e il nodo Lovaglio: dentro la partita per il controllo è tratto da Forbes Italia.