Morbillo, in Calabria troppi contagi e pochi vaccini
- Postato il 27 settembre 2026
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Il Quotidiano del Sud
Morbillo, in Calabria troppi contagi e pochi vaccini
Morbillo, la Calabria perde terreno. Il Ministero richiama la Regione. Da 17 a 265 casi, contagi soprattutto tra gli adulti non vaccinati. Alle Asp chiesto di recuperare chi è senza copertura e seconde dosi
La Calabria continua ad essere una delle quattro regioni d’Italia con maggiori casi di morbillo, principalmente tra la popolazione adulta, a causa delle mancate vaccinazioni. Più del 90% dei casi, infatti, è per mancata vaccinazione. Ed è la seconda volta che il dipartimento prevenzione del ministero della Salute avvisa la Regione, raccomandando di cambiare passo soprattutto su un aspetto: non tanto le campagne di sensibilizzazione, quanto il “recupero” di chi risultano ancora non vaccinato o senza la seconda dose, essenziale per garantire la cosiddetta immunità di gregge. E questo, in Calabria, significa principalmente che le Aziende sanitarie provinciali non avvisano più le famiglie con nuovi nati, né hanno messo in pratica strategie per garantire la copertura vaccinale. È una situazione nota, tra chiamate con prenotazione e appuntamenti, tutto il sistema vaccinale è in mano ai singoli utenti.
MORBILLO, MANCATA VACCINAZIONE IN CALABRIA
Nel frattempo, la situazione sembra andare peggiorando, la Calabria, insieme a Toscana, Campania e Lazio è quella che sta subendo di più l’effetto delle mancate vaccinazioni. Nei primi sei mesi del 2026 – scrive il ministero della Salute nella circolare consegnata a tutti i ministeri e assessorati alla sanità – la regione è passata da 17 casi segnalati nel 2025 a 265 nel 2026, con un’età media generale di circa trent’anni. Ins altre parole è la popolazione adulta a subire maggiormente gli effetti delle mancate vaccinazioni contro il morbillo.
I DATI SULLE COPERTURE VACCINALI
I dati sulle coperture vaccinali, invece, sono fermi al 2024. Non c’è nessuna regione italiana che supera il target del 95% per le seconde dosi. La Calabria, però, ha raggiunto la copertura del 92,6% per quanto riguarda le prime dosi, solo il 76,8% invece sulla seconda dose, che dovrebbe poi garantire di fatto l’immunità a vita. Ed è una delle regioni peggiori: superata solo da Sicilia, Campania e provincia autonoma di Bolzano.
NECESSARIO INTERROMPERE LA TRASMISSIONE DEL VIRUS
Per il ministero della Salute è essenziale interrompere la trasmissione del virus e garantire l’immunità di gregge e mette in guardia anche sui casi “possibili”, ovvero quelli considerati ma non correttamente registrati sulle piattaforme di monitoraggio. E il punto è che i contagi continuano a crescere con «concentrazione in specifiche fasce d’età adulte e aree geografiche e un impatto rilevante dello stato vaccinale sull’incidenza della malattia».
LA “LETTERINA” VACCINALE DELLE ASP
In altre parole, le Asp dovrebbero riprendere in mano la vecchia “letterina” vaccinale, magari aggiornandola ai nuovi sistemi informatizzati già presenti. Nel portale di accesso unico “ecosistema sanità Calabria”, per esempio, è già scritta l’intera storia vaccinale di ogni residente e quello che manca. Ma il ministero chiede anche «massima tempestività» nelle comunicazioni dei casi, «promuovere campagne vaccinali mirate, con particolare attenzione ai giovani adulti non vaccinati e alle categorie ad alto rischio, e rafforzare le attività di recupero per garantire il completamento della seconda dose»: ancora: «rafforzare gli interventi rivolti agli operatori sanitari (verifica dello stato immunitario, offerta attiva della vaccinazione, eventuale screening sierologico)».
Questo perché a preoccupare ulteriormente c’è l’incidenza dei casi proprio tra gli operatori sanitari. nella comunicazione ministeriale non c’è un dato specifico per la Calabria, ma soltanto generale.
Su 55 casi tra operatori vaccinali 40 risultano non vaccinati, l’88,9% del totale di quelli con lo stato vaccinale noto. «tale evidenza – si legge – suggerisce un significativo coinvolgimento del setting sanitario nella dinamica di trasmissione, compatibile con esposizioni occupazionali in contesti assistenziali ad alta frequenza di contatto, in particolare in fase di circolazione attiva del virus». In altre parole, la categoria più a rischio risulta anche quella non vaccinata.
AUMENTARE LA COMUNICAZIONE
E non a caso il ministero chiede alle regioni più colpite di «implementare attività di formazione strutturata sulla comunicazione in ambito vaccinale e di comunicazione del rischio, rivolte sia agli operatori sanitari sia alla popolazione, al fine di aumentare la fiducia e l’adesione vaccinale, con il coinvolgimento strutturato di medici di medicina generale e pediatri di libera scelta».
Per il terzo anno consecutivo i casi di morbillo sono in crescita, con ripercussioni anche molto rischiose per chi è maggiormente a rischio. Ma qui in Calabria le Asp continuano ancora ad affidarsi al buonsenso dei cittadini.
Il Quotidiano del Sud.
Morbillo, in Calabria troppi contagi e pochi vaccini