Mondiali: Van Dijk si scaglia contro l’hydration break, cos’è la novità che vale miliardi e perché fa discutere
- Postato il 15 giugno 2026
- Di Virgilio.it
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L’hydration break, l’ultima novità introdotta dalla Fifa ai Mondiali 2026, non piace a calciatori e addetti ai lavori: l’ultimo ad attaccarla è stato Virgil Van Djik, capitano dell’Olanda, secondo cui danneggerebbe lo spettacolo. Ma per la federazione internazionale si tratta di un’innovazione che vale miliardi.
- Mondiali, cos’è l’hydration break
- Perché la Fifa ha voluto l’hydration break
- Quanto valgono gli hydration break
- La critica di Van Dijk
- Il parere di Deschamps
Mondiali, cos’è l’hydration break
Tre minuti di pausa a metà di ciascun tempo di gioco per permettere ai calciatori di dissetarsi: è l’hydration break, evoluzione del cooling break già visto in serie A e in altre competizioni ufficiali, introdotto dalla Fifa ai Mondiali 2026. Le differenze, però, sono due e piuttosto significative: l’hydration break ha una durata fissa di 3 minuti ed è stato reso obbligatorio dalla Fifa in tutte le gare del torneo nordamericano.
Nel nostro campionato, invece, è l’arbitro a decidere, in particolari condizioni di caldo estremo, se effettuare la pausa e quanto farla durare (da 1 a 3 minuti). Si tratta di una differenza sostanziale, che sta facendo discutere gli addetti ai lavori presenti al Mondiale e sollevando parecchie polemiche.
Perché la Fifa ha voluto l’hydration break
Ufficialmente, infatti, la Fifa ha introdotto l’hydration break per salvaguardare la salute dei calciatori in un Mondiale che, per location e orari, avrebbe dovuto presentare condizioni ambientali estreme, con caldo torrido e tassi di umidità elevati. In realtà, tali condizioni al momento non si sono verificate: tra Stati Uniti, Canada e Messico, il torneo si sta svolgendo a temperature se non ideali, quantomeno accettabili per i giocatori in campo, dai 24° C registrati all’Atzeca nella gara d’esordio tra Messico e Sudafrica, ai 23° C garantiti dall’impianto di aria condizionata che rinfresca l’interno dell’NRG Stadium di Houston, sede ieri di Germania-Curaçao.
Quanto valgono gli hydration break
Perché allora la Fifa ha voluto rendere obbligatori gli hydration break? La risposta è semplice: gli introiti della pubblicità. Secondo un’analisi riportata dalla Gazzetta dello Sport, lo stop garantito dalla pausa idratazione si trasforma automaticamente in uno spazio pubblicitario per le tv il cui valore può oscillare tra i 7 e i 9 milioni di dollari. Il calcolo è presto fatto: considerando le 2 pause a partita per tutti e 104 incontri dei Mondiali, grazie all’invenzione dell’hydration break la Fifa ha offerto alle tv tra 1,4 e 1,8 miliardi di dollari di ricavi pubblicitari.
La critica di Van Dijk
Peccato, però, che le pause per l’idratazione, oltre a far guadagnare le tv, finiscano per penalizzare lo spettacolo. Questa, almeno, è l’opinione di diversi calciatori ed allenatori. L’ultimo a unirsi al coro di critici è stato Virgil Van Dijk, capitano dell’Olanda, che dopo il pari col Giappone – giocata ieri a Dallas alle ore 15 locali a 27° C – ha criticato la novità introdotta dalla Fifa. “Ho guardato quasi tutte le partite del Mondiale e l’hydration break non mi piace – ha detto il difensore degli Oranje – Ci sono delle pubblicità e non credo sia piacevole per chi sta a casa”.
“Se davvero fa caldo sono utili, ma bisogna decidere in base alla situazione. Ma credo di aver detto abbastanza…”, ha poi aggiunto Van Dijk, facendo intendere che quello delle pause a metà tempo sia un tema delicato per gli organizzatori del torneo.
Il parere di Deschamps
Pochi giorni fa, invece, era stato più duro il c.t. della Francia Didier Deschamps: “L’hydration break cambia completamente il calcio: magari una squadra sta andando benissimo e tre minuti di stop fanno perdere completamente il ritmo”. Fatto sta che il bottino sembra essere troppo grosso perché la Fifa faccia marcia indietro, anzi i media internazionali hanno già riportato la possibilità che l’hydration break venga esteso ad altre competizioni.
Un altro aspetto del calcio come l’abbiamo conosciuto finora sta per cambiare: il futuro sarà delle partite con quattro tempi. E soprattutto con tre intervalli zeppi di pubblicità.