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Mondiali femminili, l'Italia dall'inferno al paradiso, ma senza lieto fine: rimonta da -26, poi il ferro premia l'Australia

  • Postato il 9 settembre 2026
  • Di Virgilio.it
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In sintesi

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Mondiali femminili, l'Italia dall'inferno al paradiso, ma senza lieto fine: rimonta da -26, poi il ferro premia l'Australia

Do you believe in miracle? A Berlino questa frase ha risuonato in ogni angolo dell’Arena che per poco non ha assistito a una rimonta che avrebbe avuto del clamoroso. Ed è assurdo pensare che una squadra sotto di 26 punti a 13’ dalla fine sia poi uscita dal campo battuta a fil di sirena, con una tiro (bellissimo) di Francesca Pasa che ha mandato la palla a danzare sul ferro, uscendo contro ogni legge della fisica. Così alla fine la sconfitta fa un male cane: l’Australia vince 82-80, sudando freddo nei minuti finali, consapevole di avere avuto a che fare con un collettivo che avrebbe meritato una sorta diversa.

Avvio horror, come contro la Cina

Come con la Cina due giorni fa, è il primo quarto a condannare le ragazze di Andrea Capobianco. Che faticano tremendamente a trovare la via del canestro, soffrendo la circolazione di palla veloce delle australiane che in area trovano ogni tipo di soluzione per bucare la difesa italiana.

È un film già visto, ed è questo che fa arrabbiare la panchina azzurra: Zandalasini e Villa non entrano in partita e la sola Verona non basta per replicare all’inizio monstre di Isobel Borlase, che a metà partita ha già 20 punti sul suo tabellino (era entrata al barrage con 6.7 di media, chiuderà a quota 30: un cambio niente male…). I lunghi australiano obbligano l’Italia a difendere a zona, ma al netto di una reazione abbozzata nel secondo quarto, all’intervallo lungo le 15 lunghezze di distanza (33-48) somiglia tanto a una condanna annunciata.

Costanza Verona è l’ultima ad arrendersi

Servirebbe un’Italia ben diversa per sperare in un tentativo (almeno) di rimonta. E invece le azzurre tornano sul parquet e danno la sensazione di non aver imparato affatto la lezione: la palla non gira in attacco, dietro le letture sono approssimative e ancora una volta l’Australia ha vita facile, tanto da scappare sul +26 (64-38) quando sul cronometro restano 13’ da giocare.

La fossa è bella che scavata, la fine segnata senza pietà. Non c’è più nulla da difendere, resta solo una cosa da fare, cioè provare a salvare la faccia. E a spronare le compagne ci pensano la solita Verona, la giovanissima Blasigh e Pan, che quantomeno ricuciono a -20 alla penultima sirena.

Nessuno pensa però che ci sia anche una sola chance di riaprire la contesa, neppure se le australiane dovessero di colpo spegnere la luce. Che è esattamente ciò che succede, e una partita chiusa a doppia mandata di colpo torna a essere aperta a ogni possibile soluzione.

Finale folle: da -26 a 77-77, poi quel ferro maledetto…

L’Italia del quarto periodo è essenzialmente senza futuro. E quando la palla diventa meno pesante succede che l’impossibile può diventare realtà. Così, rosicchiando un punticino alla volta, le azzurre trovano la forza per tornare a contatto. I canestri da sotto di André alimentano le speranze, ma sono Verona e Blasigh ad accendere i sogni. L’attacco australiano produce pochissimo, ma un potenziale 2+1 di Bibby (che riporta le ragazze di Sandy Brondell a +10) pare mettere nuovamente in ghiaccio la partita.

Non è così perché Verona (di reverse), Blasigh e pure Zandalasini con una tripla liberatoria mettono il fiato sul collo alle avversarie, fino a riprenderle con un minuto e 9 secondi sull’ennesima giocata da impazzire di Verona, che trova una tripla senza coscienza. Avrebbe anche la palla del sorpasso Verona, ma nell’ultimo minuto le azzurre ingaggiano un maledetto duello col ferro che le respinge indietro. Aokuso trova il 79-77, poi Zandalasini tenta un tiro difficile che pure il ferro sputa non uno, ma tre volte, con la rimessa che all’instant replay viene assegnata alle australiane. Che vanno in lunetta con 2/2 di Wilson, ma l’Italia non s’arrende e una tripla da 9 metri di Blasigh la riporta a -1.

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Il giro in lunetta di Borlase racconta un 1/2 che consegna a Francesca Pasa un coast to coast con 4.6 secondi per mandare la partita all’overtime, ma gli déi del basket non sono d’accordo: la palla danza sul ferro, lo spazio e il tempo si fermano, poi però la retina non si muove e l’Australia, in un silenzio surreale, capisce di averla scampata bella. È il finale più atroce: una coltellata al cuore. Poi solo lacrime.

Blasigh in lacrime, Capobianco loda le ragazze

Quelle di Victoria Blasigh sono figlie di una sensazione mai provata prima. “Abbiamo fatto uno sforzo incredibile per rientrare, meritavamo un finale diverso. Io mi sono ritrovata su un palcoscenico che mai avrei immaginato di poter calcare, ma perdere così fa veramente male”.

Francesca Pasa, andata a un passo dallo spedire la partita all’overtime, fatica a trovare le parole: “Sembrava tutto perfetto… non lo so come non abbia fatto a entrare quella palla. Purtroppo ci siamo complicate la vita da sole, siamo risalite alla grande, ma non è bastato”.

Andrea Capobianco, con la voce strozzata, loda comunque il coraggio delle sue ragazze. “Hanno qualcosa dentro che non si trova da nessuna parte. Il talento è la loro anima. Hanno trovato la forza di rialzarsi da una situazione disperata, e peccato per i primi due quarti dove non abbiamo fatto bene, soprattutto in difesa. Quando affronti la 1, la 2 e la 4 del ranking FIBA devi curare i dettagli, e qualche sbavatura l’abbiamo commessa. Poi dopo è venuto fuori il cuore delle ragazze e alla fine è mancato davvero poco per andare avanti. Facciamo tesoro di questa esperienza, anche se uscire così fa male”.

Autore
Virgilio.it

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