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Mondiali ai privati, adesso anche Kushner si smarca: “Non avevamo colto le dinamiche, non mi sarei fatto coinvolgere”

  • Postato il 31 agosto 2026
  • Calcio
  • Di Il Fatto Quotidiano
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Mondiali ai privati, adesso anche Kushner si smarca: “Non avevamo colto le dinamiche, non mi sarei fatto coinvolgere”

“Pur condividendo le motivazioni di Ffe, non abbiamo colto le dinamiche politiche del calcio mondiale né fino a che punto alcuni si sarebbero spinti. Se avessimo saputo come sarebbe andata a finire, non ci saremmo lasciati coinvolgere“. A parlare per la prima volta dopo il caos Fifa è Joshua Kushner, il fratello di Jared Kushner cognato di Donald Trump e l’amministratore delegato di Thrive Capital, la società che avrebbe dovuto partecipare al piano del presidente della Fifa Gianni Infantino sui Mondiali. Secondo quanto riportato dal New York Post, Joshua Kushner respinge l’idea che l’iniziativa si sarebbe tradotta in una presa di controllo della Fifa.

Anche Kushner, come Infantino qualche settimana fa, si spaccia per Robin Hood del pallone: dalla parte delle federazioni più piccole, contro chi avrebbe già abbastanza risorse e non vorrebbe vedere crescere gli altri. “Storicamente le risorse economiche nel calcio sono concentrate nelle mani di un ristretto gruppo di paesi – ha spiegato Kushner, rompendo il silenzio sull’iniziativa di Infantino che ha causato una bufera – L’idea alla base di Ffe era quella di distribuire più capitali e risorse in modo equo fra le 211 federazioni associate, destinando investimenti nettamente superiori ai paesi meno sviluppati per valorizzare i talenti locali, sostenere il calcio di base, migliorare l’esperienza dei tifosi e favorire la crescita del calcio a livello globale”.

Un intervento che arriva pochi giorni dopo la decisione delle Uefa di denunciare penalmente Infantino per una cattiva gestione finanziaria in relazione al suo piano poi fallito per cedere a investitori privati una quota dei diritti commerciali del Mondiale. La federazione calcistica europea ha infatti fatto sapere di aver depositato in un tribunale di Manhattan una richiesta per acquisire informazioni proprio sul fondo di investimento newyorkese Thrive Capital Management, quello di Joshua Kushner, che sarebbe dovuto diventare il primo investitore nel progetto di Infantino con una quota del 20% per la quale avrebbe dovuto versare 4,2 miliardi di dollari.

Il progetto, almeno nelle intenzioni raccontate da Kushner, avrebbe dunque avuto l’obiettivo di ridistribuire la ricchezza del calcio mondiale, spostando risorse verso le federazioni più deboli. Una versione che, però, si inserisce in un quadro decisamente più complesso e che oggi deve fare i conti con le conseguenze politiche e giudiziarie dell’operazione. Il punto centrale resta infatti proprio Ffe, il progetto sul quale Infantino aveva costruito una parte della sua strategia per modificare la distribuzione delle risorse generate dal calcio internazionale. L’idea di coinvolgere capitali privati e affidare a investitori esterni una quota dei diritti commerciali del Mondiale aveva immediatamente sollevato interrogativi sulla governance della Fifa e sulla reale natura dell’operazione.

A rendere ancora più delicata la situazione è ora la presa di distanza di Kushner. L’uomo d’affari sostiene di non aver compreso fino in fondo le dinamiche politiche che si nascondevano dietro l’iniziativa e afferma che Thrive Capital non avrebbe mai avuto l’intenzione di trasformare l’investimento in uno strumento per prendere il controllo della Fifa. Una precisazione arrivata dopo che il progetto è naufragato e mentre sulla vicenda si sono accesi nuovi riflettori.

Nel frattempo, la battaglia si è spostata anche sul terreno legale. Da una parte c’è la promessa di Infantino e dei suoi interlocutori di utilizzare nuovi capitali per ridurre le distanze tra le federazioni e permettere ai Paesi meno sviluppati di crescere. Dall’altra ci sono un’operazione da miliardi di dollari, il coinvolgimento di investitori privati e una serie di interrogativi sulla gestione e sulla governance del calcio mondiale.

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Il Fatto Quotidiano

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