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Mohammad Hannoun resti in cercare: è un bene per la società se la giustizia impedisce al terrore di agire. Chi finanzia il terrore non può nascondersi dietro la beneficenza

  • Postato il 11 ottobre 2026
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  • Di Libero Quotidiano
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Mohammad Hannoun resti in cercare: è un bene per la società se la giustizia impedisce al terrore di agire. Chi finanzia il terrore non può nascondersi dietro la beneficenza
Mohammad Hannoun resti in cercare: è un bene per la società se la giustizia impedisce al terrore di agire. Chi finanzia il terrore non può nascondersi dietro la beneficenza

Il ricorso respinto dalla Cassazione lascia in piedi la custodia cautelare dell’attivista palestinese, accusato di aver finanziato Hamas, organizzazione terroristica di islamici radicali, attraverso una rete di associazioni. La battaglia contro il terrorismo non ammette zone d’ombra: la solidarietà autentica aiuta i civili, non alimenta la violenza.
Che la società debba essere protetta da chi finanzia il terrorismo è un principio che non dovrebbe ammettere ambiguità. Quando emergono sospetti di trasferimenti di denaro a favore di organizzazioni terroristiche, le autorità hanno il dovere come hanno fatto in modo egregio, di indagare con fermezza e di adottare, quando ne ricorrono i presupposti, le misure cautelari previste dalla legge. È in questo contesto che si inserisce il caso di Mohammad Hannoun, arrestato nel dicembre 2025 e accusato dagli inquirenti di aver finanziato Hamas attraverso una rete di associazioni benefiche. La Cassazione ha respinto il secondo ricorso dei suoi difensori contro la custodia cautelare, lasciandolo in carcere in attesa degli sviluppi del procedimento.

Se la custodia cautelare è necessaria per tutelare la collettività e soddisfa i requisiti di legge, mantenerla può rappresentare una misura importante per la sicurezza pubblica. Le accuse contestate sono gravi e meritano un accertamento rigoroso. La responsabilità penale, tuttavia, dovrà essere stabilita sulla base delle prove e nel rispetto della presunzione di innocenza.
Il punto centrale è semplice: la beneficenza non può trasformarsi in uno schermo dietro cui far transitare risorse destinate al terrorismo. Le associazioni che raccolgono fondi per le popolazioni colpite dalla guerra devono operare nella massima trasparenza. Ogni euro raccolto in nome della sofferenza dei civili deve raggiungere i destinatari dichiarati, non diventare uno strumento per sostenere gruppi armati e terroristici.

Hamas è un’organizzazione terroristica responsabile di gravi violenze. Contrastarne il finanziamento è una necessità di sicurezza e un dovere verso le vittime. Non basta presentarsi come promotori di iniziative umanitarie: occorre che i fatti, i documenti e i movimenti finanziari confermino la reale destinazione degli aiuti.
Lo stesso principio vale per tutti gli altri indagati nell’inchiesta: nessuno deve essere considerato colpevole prima di una sentenza definitiva, ma nessuno può pretendere che accuse di questa portata vengano ignorate o trattate con leggerezza. Gli investigatori devono seguire il denaro, ricostruire i rapporti tra le persone coinvolte e verificare ogni elemento utile, come stanno facendo in modo molto puntiglioso ed egregio. Ai magistrati e alle forze dell’ordine che hanno seguito e che stanno seguendo questa vicenda giudiziaria va il mio più sincero  ringraziamento e la mia stima.

La solidarietà verso la popolazione palestinese non è in discussione. Proprio per questo è necessario distinguere con assoluta chiarezza l’aiuto umanitario dal sostegno al terrorismo. Difendere i civili significa anche impedire che la loro sofferenza venga utilizzata come giustificazione o copertura per attività illecite.
La decisione della Cassazione non costituisce una condanna definitiva di Hannoun. Le motivazioni chiariranno le ragioni del rigetto del ricorso. Nel frattempo, il procedimento deve proseguire con rigore, senza pressioni politiche e senza sconti per chiunque dovesse essere riconosciuto responsabile.
La società ha diritto di difendersi dal terrorismo. La giustizia deve essere ferma, le indagini approfondite e le responsabilità accertate. Perché la beneficenza deve salvare vite, non finanziare la violenza. E chiunque venga provato responsabile di aver sostenuto il terrorismo deve risponderne davanti alla legge.

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Autore
Libero Quotidiano

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