Mini vitalizi, il veto del presidente della Basilicata Bardi ai successori

  • Postato il 13 febbraio 2026
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Mini vitalizi, il veto del presidente della Basilicata Bardi ai successori

Il veto di Bardi sui mini vitalizi: aggiunta ai correttivi al vaglio del Consiglio la cancellazione dei presidenti di Regione dai beneficiari


POTENZA – «Liberi di trascinare nel fango l’istituzione che rappresentate, ma non quella che rappresento io».
Se lo scandalo dei mini vitalizi lucani diventasse un film, il presidente-protagonista potrebbe chiudere la scena madre rivolgendosi ai suoi con una frase di questo tipo. Ma nel teatro della politica lucana, purtroppo, tocca accontentarsi di un emendamento.

E’ arrivato mercoledì sera, infatti, l’ultimo colpo di scena nella vicenda della pensioncina appena istituita per i componenti del parlamentino lucano. Col deposito di una apposita proposta di legge con i correttivi promessi il mese scorso dal governatore Vito Bardi. Più un’aggiunta che è uno schiaffo a quanti da settimane, soprattutto all’interno della maggioranza, provano a resistere all’ondata di sdegno per il ritorno della “casta” di via Verrastro. Nonostante la raccolta di oltre 30mila firme su una petizione online, l’avvio di una campagna referendaria per l’abrogazione totale delle norme approvate a metà dicembre, e alcune tensioni all’interno della stessa maggioranza. Basti pensare alle posizioni del presidente del Consiglio regionale Marcello Pittella (Azione) e all’assessore all’Agricoltura Carmine Cicala (FdI) a favore dell’abrogazione totale delle norme, che è anche la proposta dall’opposizione.

I DUE CORRETTIVI SUL NUOVO SISTEMA PREVIDENZIALE PER I CONSIGLIERI

Il testo a firma di Bardi e dei 12 consiglieri di maggioranza dovrebbe approdare in aula lunedì prossimo.
Al suo interno contiene i due correttivi promessi sugli aspetti più controversi del nuovo sistema previdenziale per gli eletti di via Verrastro.
Dunque la platea dei potenziali beneficiari dell’assegno da 600 euro al mese – al compimento del 65simo anno d’età – viene limitata ai soli consiglieri regionali in carica e a quelli che verranno eletti in futuro. A scapito di quelli delle altre legislature susseguitesi dall’abolizione dei vitalizi veri e propri, nel 2012.

Si interviene, poi, sui 30mila euro di contributi richiesti all’eletto per ogni quinquennio, a fronte di una generosa integrazione di altri 90mila euro di contributi a carico dei cittadini (assente nel sistema previdenziale vigente nella Regione Marche).
Viene abolita, in particolare, la facoltà per i consiglieri di coprire questa quota di contributi re-impossessandosi pro quota del non speso giacente nel fondo per finalità sociali alimentato col taglio del 10% delle loro indennità in vigore tra il 2017 e il 2025. Taglio obbligatorio, in origine, sia per le indennità di carica da 6.600 euro al mese che per quelle di funzione, da 400 a 2.400 euro in base al ruolo ricoperto, ma appena reso facoltativo per le prime. Col risultato che a oggi, in assenza di «adesioni» da parte dei consiglieri in carica, continua a confluirvi soltanto il 10% delle indennità di funzione.

UN TERZO CORRETTIVO

Nella versione ufficiale della proposta di legge, infine, compare un terzo correttivo per limitare ulteriormente i potenziali beneficiari del nuovo sistema previdenziale, che resta comunque ad accesso facoltativo, escludendo ora e per sempre il presidente della giunta regionale.
A pretendere questo correttivo aggiuntivo, secondo Angeloma.it, sarebbe stato Bardi in persona, già titolare di una delle ultime pensioni d’oro della Repubblica, circa 260mila euro annui, in quanto ex comandante generale in seconda della Guardia di Finanza. Un po’ per sottrarre la presidenza della Regione dalle polemiche e un po’ per mandare un messaggio inequivocabile innanzitutto ai suoi. Specie dopo il “tradimento” di chi, come il coordinatore regionale di Fratelli d’Italia Piergiorgio Quarto, già consigliere tra il 2019 e 2024, a fine gennaio ha fatto domanda per il mini-vitalizio in base alla norma originaria. Nonostante le restrizioni annunciate qualche giorno prima dal governatore proprio per gli ex.

Per un presidente di Regione che ogni mese incassa 8.200 euro – netti – di indennità e 4.500 euro a titolo di rimborsi per «spese di mandato», insomma, è possibile sopravvivere anche senza accedere a quello che i cittadini avvertono come un odioso privilegio. Questo il sottotesto della nuova versione della norma voluta da Bardi. Ma per l’ultimo dei consiglieri in carica, che ne incassa circa 7.000 mila più 4.500 di rimborsi magari è diverso. Magari.

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