Milano Pride, migliaia in corteo sfidano il caldo torrido: “Retorica negazionista sdoganata, esserci oggi è un atto politico”
- Postato il 27 giugno 2026
- Diritti
- Di Il Fatto Quotidiano
- 0 Visualizzazioni
- 4 min di lettura
Non è bastato il caldo torrido a fermare il Milano Pride. Con la partenza posticipata alle 17 per limitare gli effetti delle alte temperature, migliaia di persone stanno attraversando le vie della città per quella che, a 25 anni dalla prima edizione, è diventata una delle manifestazioni più partecipate del capoluogo lombardo. Bandiere arcobaleno, musica e carri colorati si intrecciano però con un messaggio che quest’anno assume un significato ancora più politico. A sorpresa è arrivata anche la segretaria del Pd Elly Schlein.

Per gli organizzatori il Pride arriva in un momento in cui il clima nei confronti delle persone LGBTQIA+ si è fatto più ostile. “Oggi più che mai essere al Pride è un atto politico necessario”, dice a ilfattoquotidano.it Alice Radelli, presidente di Cig Arcigay Milano. “Nell’ultimo mese abbiamo assistito allo sdoganamento, anche nel dibattito pubblico e giornalistico, di una retorica negazionista delle discriminazioni, dell’odio e delle violenze contro le persone LGBTQIA+. È una narrazione che abbiamo visto anche nelle recenti dichiarazioni del generale Roberto Vannacci, secondo cui in Italia non esisterebbero discriminazioni nei confronti delle persone omosessuali. Ma negare il problema significa lasciare sole le potenziali vittime”.
Per Radelli, questo clima trova riscontro anche nei fatti di cronaca più recenti. Il riferimento è all’omicidio avvenuto nei giorni scorsi in Versilia. “Abbiamo visto una persona che aveva denunciato pubblicamente, attraverso i social, minacce che poi sono sfociate in un violentissimo omicidio a sfondo transfobico. Quando una parte della classe politica si sente legittimata a utilizzare un certo linguaggio d’odio, si crea un contesto in cui il problema viene minimizzato. E se continui a dire che le discriminazioni non esistono, finisci per lasciare le persone sole e rendere più accettabili anche le conseguenze più violente”. Secondo la presidente di Arcigay Milano, il paradosso è che questa crescita dell’ostilità convive con una partecipazione ai Pride mai così ampia. “È giusto riconoscere che in questi dieci anni i Pride sono cresciuti enormemente. Oggi, se li consideriamo nel loro insieme, rappresentano probabilmente la manifestazione più partecipata del Paese, capace di coinvolgere giovani, anziani, famiglie, lavoratori, compagni di scuola. È un dato reale. Ma proprio mentre cresce questa partecipazione, emerge anche quella parte del Paese che continua a vivere dentro una cultura fatta di stereotipi e pregiudizi”. Per Radelli la ragione è soprattutto culturale: “In Italia è mancato un lavoro strutturale di educazione e sensibilizzazione, a partire dalle scuole. Molti pregiudizi non sono mai stati realmente superati. Quando poi una certa retorica viene sdoganata nello spazio pubblico, quei pregiudizi riemergono con maggiore forza, perché nessuno li ha mai davvero decostruiti”.
Il corteo conclude un Pride Month che, spiegano gli organizzatori, ha coinvolto l’intera città con quasi duecento eventi tra dibattiti, spettacoli, cultura e iniziative artistiche. “Arriviamo stanchi, perché siamo un’organizzazione di volontariato e mettere in piedi un mese così intenso richiede un impegno enorme. Ma arriviamo anche soddisfatti”, racconta Radelli. “Siamo orgogliosi di aver costruito un Pride intersezionale, che non parla soltanto di diritti LGBTQIA+, ma del valore delle differenze e delle alleanze necessarie per difenderle”. Quest’anno ricorrono anche i 25 anni dal primo Milano Pride. “Se oggi questa è diventata la manifestazione della città è grazie al coraggio di chi 25 anni fa decise di organizzarla senza sapere quale sarebbe stata la risposta. Quel coraggio ci permette oggi di parlare del futuro della nostra comunità e della città”.
Nelle settimane di avvicinamento alla parata non sono mancate le polemiche, dall’ordinanza che riguarda Porta Venezia fino al dibattito sul futuro del quartiere simbolo della comunità LGBTQIA+. “Ci sono dinamiche molto accese, spesso amplificate dai social. Noi abbiamo espresso con chiarezza la nostra posizione. Crediamo sia giusto aprire una riflessione sul futuro della città insieme ai decisori politici, ma il nostro ruolo è facilitare il dialogo”. Il messaggio con cui Arcigay Milano apre la parata resta però uno solo. “L’Italia continua a perdere posizioni nella Rainbow Map di Ilga Europe e il clima pubblico è sempre più difficile. Per questo oggi più che mai essere al Pride significa scegliere di esserci. In questo momento storico non esserci sarebbe quasi deleterio. Solo insieme possiamo difendere concretamente i diritti e fare la differenza”.
L'articolo Milano Pride, migliaia in corteo sfidano il caldo torrido: “Retorica negazionista sdoganata, esserci oggi è un atto politico” proviene da Il Fatto Quotidiano.