Milan, Galli zittisce Maldini dopo le critiche al settore giovanile: “Paolo dimentica quello che abbiamo fatto per Daniel”
- Postato il 17 agosto 2026
- Di Virgilio.it
- 0 Visualizzazioni
- 4 min di lettura
Generazione sintesi AI in corso…
Filippo Galli non le manda a dire e, dal suo blog, risponde a tono a Paolo Maldini sul tema dei giovani nel sistema calcio italiano. Una tematica che l’ex Direttore Tecnico della FIGC nonché Presidente del Club Italia ha affrontato in una recente intervista. Ed è proprio da quella che parte l’ex difensore rossonero per sostenere la propria tesi.
- Le parole di Maldini al CorSera
- Galli risponde a Maldini
- In Italia il problema è il cortile
- Daniel Maldini "tardivo"
- Talento individuale e gioco di squadra
- L'accusa al Maldini dirigente del Milan
Le parole di Maldini al CorSera
“Tecnicamente – aveva detto Maldini al Corriere della Sera dopo aver rassegnato le dimissioni alla Nazionale – siamo un Paese che non crea più giocatori di talento e i miei figli l’hanno visto nelle giovanili del Milan. Oggi si parla solo di tattica. Se un ragazzo ha talento, è un problema. Ma questo va contro le regole del calcio moderno”.
Galli risponde a Maldini
Una stoccata che inevitabilmente riguarda da vicinissimo Filippo Galli, che per anni è stato Responsabile del Settore Giovanile del Diavolo, ruolo ricoperto “dal 2009 al 2018. Quelle affermazioni, dunque, mi riguardano direttamente”, ha esordito l’ex difensore, che ha proseguito: “In quegli anni costruimmo un approccio lontano dalla ricerca esasperata del risultato”. Un approccio fondato “sull’idea di un calcio propositivo che ponesse ciascun ragazzo nelle condizioni di essere il principale protagonista del proprio percorso di formazione: sostenendolo nella creatività, restituendo all’errore la sua funzione di tappa e non di colpa, coltivando l’aiuto reciproco tra compagni come una competenza da allenare quanto il primo controllo o il tiro”.
In Italia il problema è il cortile
“Nessuno ha mai vietato, a nessun giocatore di saltare l’uomo in dribbling. Ogni gesto si forma dentro la complessità del gioco o si rischia di non trasferirsi mai davvero in partita. In Italia servono migliaia di ore di gioco libero e non supervisionato, come si faceva un tempo nei cortili, nei parchi, per strada. Il problema non è il muro, ma il cortile. Forse nell’intervista con tattica si intendeva tatticismo. Quello difensivo, purtroppo, abita in buona parte dei nostri settori giovanili perché troppo spesso si pensa a vincere subito che a formare qualcuno. Ma non era così nel nostro settore giovanile, dove si perseguiva il gioco offensivo, difendendo tenendo il pallone. Non abbiamo mai barattato la nostra idea di calcio formativo con il risultato immediato”.
Daniel Maldini “tardivo”
Impossibile, poi, non toccare il tema Daniel Maldini, citato dallo stesso Paolo nella sua intervista: “Daniel ha attraversato il nostro progetto mentre era in pieno svolgimento. Rispetto a molti compagni però, tecnicamente parlando, era un ‘tardivo’: più lento nella maturazione fisica e per questo, in un’età in cui la differenza di pochi mesi si misura in centimetri e chilogrammi, spesso in difficoltà nel confronto atletico diretto. Riconoscemmo il suo talento e lavorammo per tutelarlo e farlo esprimere: lo facemmo giocare con continuità, anche quando sarebbe stato più comodo lasciarlo in panchina a favore di compagni più sviluppati fisicamente. Fu tra i protagonisti della nostra Under 16 che batté la Roma in finale con un risultato netto. Mi pare la dimostrazione più concreta che un metodo attento al talento, anche a quello non ancora pronto, anche a quello che va aspettato, non era un’aspirazione astratta nel nostro settore giovanile: era una pratica quotidiana”.
Talento individuale e gioco di squadra
“Su un punto – prosegue Galli – penso che la distanza con il pensiero di Paolo sia più profonda e credo sia utile provare a definirla con precisione. La sua idea di dare la palla al talento, anche in mezzo a molti avversari, e lasciare che si arrangi è vera solo in parte, perché il calcio è un gioco collettivo e il talento individuale non esiste isolato, ma immerso nelle dinamiche fluide di un sistema complesso fatto di compagni, avversari, spazi che si aprono e si chiudono in una frazione di secondo. Proprio per questo, però, l’uno contro uno acquista pienamente senso nel momento in cui il movimento collettivo ha già creato le condizioni perché quella scelta sia efficace – non prima, e non a prescindere da esso”.
L’accusa al Maldini dirigente del Milan
Non manca, infine, un’ultima staffilata a Maldini e al periodo in cui era dirigente del Milan: “Non posso muovergli una colpa per non aver seguito da vicino il settore giovanile. Sono ruoli diversi, tempi e priorità diversi. Capisco che la prima squadra ti assorba ogni energia, però, penso che non si possa parlare della formazione dei giovani senza aver mai attraversato, da dentro, il lavoro quotidiano che questa richiede. Avrò di certo commesso degli errori in quegli anni, ma non posso lasciar passare senza una parola una descrizione così distante da ciò che è stato quel lavoro”, ha concluso Galli.