Migranti, l’accoglienza nell’era Meloni? Sovraffollamento artificiale, tagli ai servizi e minori allo sbando: il rapporto
- Postato il 28 aprile 2026
- Politica
- Di Il Fatto Quotidiano
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ActionAid presenta un rapporto che smonta la narrazione dell'emergenza migratoria incontrollata in Italia, rivelando come il sovraffollamento nei centri di accoglienza derivi da decisioni politiche specifiche piuttosto che da pressioni esterne. Lo studio documenta tagli ai servizi essenziali e l'abbandono di minori migranti, contrapponendo dati ufficiali alla retorica governativa dell'invasione e denunciando una strategia che trasforma la gestione ordinaria in crisi artificiale.
Sintesi generata automaticamente con intelligenza artificiale a partire dal contenuto originale della testata. Standard editoriali.
L’accoglienza in Italia non è vittima di una pressione migratoria fuori controllo, ma di una precisa scelta politica che trasforma la gestione ordinaria in una emergenza programmata. Lo denuncia ActionAid nel nuovo rapporto intitolato “La Frontiera, ovunque. Centri d’Italia 2026”, che alla narrazione governativa dell’invasione oppone dati ufficiali per dimostrare come l’attuale strategia non produca maggiore sicurezza, ma marginalità sociale. Il risultato, spiega il rapporto, di decreti e norme che avrebbero ridotto il sistema a un mero dispositivo “di filtro e contenimento”, dove i servizi per l’integrazione vengono sistematicamente tagliati a favore di una gestione ridotta spesso a vitto e alloggio: il prodotto di “scelte ministeriali e prefettizie, di capitolati, attivazioni, proroghe, delibere di emergenza e criteri amministrativi”. Con l’effetto di spingere le persone migranti verso la precarietà estrema, alimentando il rischio che finiscano nelle maglie del lavoro nero o, peggio, nel reclutamento della criminalità organizzata: “un’architettura normativa e dell’accoglienza che seleziona, esclude e marginalizza ulteriormente chi ospita”.
“L’assedio non c’è”. Al 31 dicembre 2024, le 134.549 persone accolte rappresentano appena lo 0,23% della popolazione residente: circa due persone ogni mille abitanti. Eppure il sistema rimane deliberatamente sbilanciato sui Centri di Accoglienza Straordinaria (CAS), che oggi ospitano il 71,9% del totale degli accolti, mentre il sistema SAI (Sistema Accoglienza Integrazione), in mano ai progetti dei Comuni, aperto all’accoglienza diffusa e orientato all’integrazione, resta residuale al 24,7%. Secondo ActionAid, la scelta consolida “la trasformazione dell’accoglienza da ambito di tutela e accompagnamento all’autonomia a segmento della filiera di controllo”. Ad alimentare l’inefficienza, denuncia il rapporto, un “sovraffollamento artificiale“. Nel 2024, ben 520 strutture operavano oltre il 120% della loro capienza nominale, con tredici centri che ospitavano addirittura il doppio delle persone consentite. Sovraccarico che spesso ignora le reali disponibilità sul territorio. Emblematico il caso del 31 dicembre 2023, quando a una nave Ong fu imposto lo sbarcare 55 persone soccorse nel Mediterraneo nel lontano Lazio, nonostante lungo il corridoio Sud-Tirreno vi fossero 6.370 posti liberi. A questo si sommano gli effetti di provvedimenti come il nuovo capitolato d’appalto del 2024 e dei decreti approvati tra il 2023 e il 2025, coi quali si sarebbero deliberatamente compressi servizi essenziali come il supporto psicologico, l’orientamento legale e la mediazione linguistica, ridotti a prestazioni intermittenti che dipendono spesso dalla sola volontà del gestore. Secondo ActionAid, si finisce per ignorare vulnerabilità complesse come traumi o torture subiti finché non esplodono in crisi acute.
C’è poi la norma sul “ritiro implicito” della domanda d’asilo introdotta col decreto-legge 145/2024, per i casi di allontanamento dalla struttura per mancata risposta alle convocazioni. Tra il 2024 e il 2025 si registrano 334 pratiche chiuse automaticamente, ma ben 1.568 sospensioni poi riattivate: per ogni chiusura ci sono cinque casi riaperti, a dimostrazione che non è l’effetto di una scelta libera e definitiva di rinunciare alla domanda. Piuttosto, il risultato di difficoltà concrete: problemi nel rispettare appuntamenti e obblighi, ostacoli pratici e informativi, difficoltà di comprensione o condizioni instabili. Tra le cause, il rapporto evidenzia come nei grandi centri anche le dotazioni di personale siano ridotte a pochi minuti teorici al giorno per ospite, rendendo l’accompagnamento all’autonomia una sfida alla quale si è rinunciato. Parallelamente, denuncia ActionAid, il sistema si è aperto massicciamente al profitto privato: i posti gestiti da enti for-profit sono cresciuti del 109% tra il 2022 e il 2024, arrivando a oltre 14.800 unità. Grandi gestori come Medihospes (quello del centro in Albania) e Croce Rossa Italiana controllano oggi oltre un decimo dell’intero sistema, con il primo che nel Comune di Roma amministra il 54,61% dei posti disponibili. E se da un lato si privatizza il sistema, dall’altro si, dall’altro si rinuncia ai controlli. Le ispezioni prefettizie sono crollate dal 40,5% del 2019 al misero 19,1% del 2024, lasciando oltre quattro strutture su cinque senza alcuna verifica. In province critiche come Roma, Frosinone e Ravenna non è stata registrata alcuna ispezione nell’ultimo anno, nonostante migliaia di persone ospitate.
Ma la denuncia più grave contenuta nel rapporto riguarda il trattamento riservato ai minori stranieri non accompagnati. Il monitoraggio ha censito almeno 823 ragazzi soli transitati in centri per adulti tra il 2023 e il 2025. Sebbene la legge consenta questa prassi solo in via eccezionale e per tempi brevi, il rapporto documenta permanenze che superano il limite legale dei 150 giorni in tredici prefetture, con picchi paradossali che superano i 1.400 giorni a Torino. Si tratta di “una forma stabile di accoglienza impropria, priva di servizi educativi e abitativi adatti alla minore età”. Non solo: il confino dei minori soli avviene nonostante ci fossero posti liberi nei circuiti dedicati a loro in tutte le regioni monitorate, a dimostrazione che non è la mancanza di spazio a dettare le scelte, ma piuttosto, rileva il rapporto, una volontà di contenimento a basso costo. Alla faccia dell’elettorato che a Meloni e soci chiedeva sicurezza e gestione della presenza straniera, a provare il fallimento delle tutele sono le 407 uscite dal sistema per abbandono o revoca: giovanissimi che scompaiono dai radar. E con il nuovo disegno di legge del governo sull’immigrazione le cose rischiano di peggiorare. L’aspetto più allarmante riguarda il possibile smantellamento del “prosieguo amministrativo“, che attualmente consente al minore di allungare accoglienza e tutela dopo i 18 anni, fino a massimo 21, se utile a un percorso virtuoso di autonomia. E’ l’unico strumento che oggi impedisce uscite brusche dal sistema. Eliminarlo significa privare migliaia di giovani di reti adulte di riferimento proprio nel momento più delicato del loro percorso di inserimento e formazione. Giovani che, privi di ogni supporto, diventano preda facile per lo sfruttamento lavorativo o la criminalità.
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