Midterm Usa: i data center della discordia
- Postato il 21 settembre 2026
- Di Panorama
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La Rubrica - Outside the Beltway: cronache e analisi di politica Usa
Non solo inflazione e carovita. Un altro tema caldo nella campagna elettorale per le elezioni di metà mandato è quello dei data center necessari ad alimentare l’Intelligenza artificiale. Secondo un recente sondaggio di Nbc News, il 69% degli americani si oppone infatti alla realizzazione di queste infrastrutture nei pressi della propria comunità. In particolare, il 57% dei repubblicani condivide questa ostilità. Un’ostilità che è dettata da varie motivazioni. Gli americani temono innanzitutto gli impatti sulle bollette elettriche e sul consumo idrico. Inoltre, alcuni scaricano su queste infrastrutture le proprie preoccupazioni sull’IA in termini di rischi per la privacy e per i posti di lavoro. È quindi in tal senso che il dossier ha fatto irruzione in campagna elettorale.
Donald Trump, come è noto, è un deciso fautore dei data center. “L’unico motivo per cui le comunità degli Stati Uniti non dovrebbero volere i data center è se desiderano rimanere arretrate e povere”, ha dichiarato a fine agosto. “La Cina non potrebbe essere più contenta di questo movimento contro i data center”, ha aggiunto. Il presidente americano si muove quindi in un’ottica geostrategica, considerando lo sviluppo dell’IA come un elemento cruciale per salvaguardare la competitività di Washington nei confronti di Pechino. È in questo quadro che Trump difende i data center e si mostra avverso alla narrazione catastrofista sull’Intelligenza artificiale, alimentata da Anthropic.
Dal canto loro, i democratici stanno cavalcando l’opposizione a queste infrastrutture per colpire il Partito repubblicano in vista delle Midterm di novembre. Dal canto loro, vari parlamentari e governatori repubblicani sono consapevoli dell’attuale impopolarità dei data center e stanno quindi cercando di elaborare una via mediana tra la posizione di Trump e quella dei dem. In questo senso, il principale sondaggista dell’attuale presidente statunitense, Tony Fabrizio, ha sostenuto che “un sostegno incondizionato alla costruzione di ulteriori data center per l’Intelligenza artificiale è una posizione perdente”. Ha quindi aggiunto che i repubblicani dovrebbero appoggiare la realizzazione di queste infrastrutture soltanto a patto che le aziende tecnologiche si facciano carico dei loro costi. Secondo Fabrizio, il 61% degli elettori infatti sarebbe favorevole alla realizzazione di data center a determinate condizioni.
Chiaramente per i repubblicani la strada non è in discesa. Tuttavia, non è neanche escluso che tenere una posizione articolata, come suggerito dal sondaggista di Trump, non possa alla fine avvantaggiarli nel voto novembrino. Senza contare che non è detto che gli elettori apprezzeranno necessariamente l’opposizione ideologica, mostrata da alcuni esponenti dell’Asinello. Pochi giorni fa, il senatore dem, Martin Heinrich, ha fatto naufragare un disegno di legge bipartisan che avrebbe obbligato le aziende tecnologiche a coprire i costi energetici dei data center. Secondo Heinrich il provvedimento sarebbe stato insufficiente. Tuttavia è indubbio che sarebbe andato nella direzione auspicata dalla maggior parte dell’elettorato americano. Ecco: non è inverosimile che questo tipo di atteggiamento possa trasformarsi in un boomerang a novembre. La partita, insomma, resta aperta.