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“Mi annodavo un secchio con l’avanzo di una cinghia per le tapparelle, quello c’era. Mia mamma era un sergente, ma ha fatto bene”: parla Massimiliano Rosolino

  • Postato il 20 settembre 2026
  • Sport News
  • Di Il Fatto Quotidiano
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“Mi annodavo un secchio con l’avanzo di una cinghia per le tapparelle, quello c’era. Mia mamma era un sergente, ma ha fatto bene”: parla Massimiliano Rosolino

Quaranta serie da sei bracciate con un secchio legato alla vita per aumentare la resistenza. “Era massacrante“. Così Massimiliano Rosolino in una nuova intervista rilasciata a Il Corriere si racconta in occasione dell’uscita del suo libro Il nuoto di Massimiliano Rosolino – La passione, la bellezza, le storie e le tecniche raccontate dal grande campione olimpico.

Rosolino, uno dei più forti nuotatori italiani di sempre con oltre 60 medaglie in carriera, tra cui l’oro a Sydney 2000 nei 200 misti, ricorda i metodi di allenamento durissimi a cui si sottoponeva per migliorare le proprie prestazioni. Il secchio da dieci litri “con un buco sul fondo” che si annodava in vita “con l’avanzo di una cinghia per le tapparelle” e la rana con le gambe legate “per potenziare le braccia”. “Di gambe sono sempre stato negato. – dice – Però è servito. Qualcosa ho combinato, no?”. Alla sua prima gara ricorda un’esordio tutt’altro che trionfale. “Allo Sporting Club di San Giorgio a Cremano, 25 dorso e 25 stile. Andai tutto storto, mi attorcigliai alla corsia”.

Secondo l’ex campione, il segreto del successo sta proprio nella capacità di faticare più degli altri. “C’era sempre qualcuno più bravo, ma io sgobbavo il doppio o il triplo. Ero bravo anche io, però ho vinto perché mi sono fatto un mazzo così”. Alla domanda su cosa conti di più tra talento naturale e abnegazione, Rosolino risponde: “A parità di qualità vincono la forza di volontà e il duro lavoro, perché c’è tanto margine per migliorare. Che credete, anche dietro ogni colpo vincente di Sinner ci sono 500 battute provate e riprovate”. Un concetto del quale l’ex nuotatore è convinto. “Fare fatica è bello. Se vuoi, puoi. Anzi devi”, evidenziando che in molti “il talento lo buttano via” rinunciando prima di un risultato che non arriva, o che arriva troppo presto. “La vita di un atleta è un susseguirsi di delusioni“, afferma. La sconfitta, un elemento ricorrente per un atleta, a Rosolino “attrae”: “Desideri cose difficili, non quelle facili. Nessuno migliora se non ha vita dura”. “La sconfitta – conclude – ti dà più energia che vincere subito, e genitori purtroppo non lo capiscono”.

Riguardo a mamma Carolyn, ricorda con affetto e ironia la sua severità. “Meglio essere severi su certe cose e invece fornire al bambino gli strumenti per crescere bene”, dice raccontando un aneddoto sull’accappatoio “beige e tristissimo” che era costretto a indossare da bambino, comprato da sua mamma apposta, perché lei odiava gli accappatoi. L’alimentazione non era chiaramente esclusa dalle regole rigide di mamma Carolyn. “Alle elementari andavo a scuola con mela e carote, gli altri bambini avevano la girella. – ricorda l’ex campione – Mamma diceva: ‘Sei la mia Ferrari e devi nutrirti bene’”. E poi il rituale mattutino prima degli allenamenti: la madre lo svegliava entrando in camera con l’aspirapolvere. “L’altro giorno dicevo a mia figlia Sofia: ‘Ringrazia che a te non è toccato’”. “Sembra un sergente di ferro. – conclude – Però mi ha portato in braccio alle gare, mi accompagnava agli allenamenti con la pioggia e con la neve”.

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Il Fatto Quotidiano

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