Metropolitana, lavori a passo d’uomo per la stazione Corvetto e fondi a rischio per Rivarolo
- Postato il 22 aprile 2026
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- Di Genova24
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Genova. Il cantiere per la stazione della metropolitana a Corvetto non è fermo, ma poco ci manca. Nel “collo d’oca” dell’Acquasola, ormai sventrato e disboscato, si vedono pochi operai e qualche macchinario in funzione. L’opera, rimasta incompiuta dal 2012 per mancanza di fondi, doveva essere pronta entro giugno di quest’anno secondo le previsioni della giunta Bucci. Poi però la situazione si è complicata per la grave crisi finanziaria della ditta Manelli, ora assorbita dalla Cmc di Ravenna, e ad oggi l’avanzamento è appena al 30%. E non si tratta dell’unico fronte avvolto dall’incertezza per la travagliata espansione della metro genovese.
Proprio oggi era in agenda una riunione tra l’azienda, i tecnici del Comune e l’assessore alle Infrastrutture Massimo Ferrante, ma l’appuntamento è stato rinviato. “Dieci mesi fa la Cmc è subentrata e ha assorbito anche i debiti della Manelli, quindi ha palesato subito difficoltà perché prima andavano pagati tutti i fornitori – spiega Ferrante -. I lavori procedono estremamente a rilento: erano al 25% quando sono arrivati, sono andati avanti pochissimo. Abbiamo chiesto all’impresa di fornirci un cronoprogramma”. Poco prima del subentro, a maggio 2025, il cantiere era stato teatro di un grave incidente sul lavoro.
Nel caso di Corvetto, a differenza dei due prolungamenti, il Comune non ha disdetto il contratto in essere con la Manelli, che operava come appaltatrice diretta e non in qualità di capofila di un raggruppamento. “Era l’unica ditta vincitrice, non c’erano secondi o terzi classificati – ricorda l’assessore -. In caso di fallimento saremmo dovuti andare in gara”. Nel frattempo, accertata l’impossibilità di raggiungere almeno il 50% del target entro giugno 2026, l’opera è completamente uscita dal Pnrr e verrà coperta con finanziamenti ministeriali. I 43,9 milioni (su 56,4 totali) sono stati dirottati sulla fornitura dei 14 nuovi treni per la metropolitana.
Il progetto definitivo, approvato nel 2011, è stato aggiornato e posto a base di gara per l’appalto integrato aggiudicato a maggio 2023. Le opere comprendono l’atrio di stazione, scale mobili e ascensori, nuovi locali tecnici e cavedi di collegamento oltre alla sistemazione superficiale definitiva di viale IV Novembre e della zona adiacente al parco dell’Acquasola, compresa la piantumazione di nuovi alberi. Secondo le stime del Comune, dovrebbe essere usata da 1,4 milioni di passeggeri all’anno intercettando anche utenti di Castelletto, Manin e una parte di Carignano.
Prolungamenti Canepari e Martinez, il punto sulla ripresa dei lavori
Tutto sembra filare liscio invece sui fronti Canepari e Martinez, al netto dei pesanti ritardi accumulati negli anni. La nuova amministrazione di Tursi, dopo aver estromesso l’esecutrice Metrogenova Scarl (costituita da Manelli e Aicom), ha raggiunto un accordo col consorzio Conpat per riassegnare i lavori ad altre imprese che ne fanno parte (Iic, Dr Ferroviaria e Nuova Psc).
In Valpolcevera si vedono i primi cambiamenti dopo la rimodulazione del cantiere chiesta dai residenti. “A maggio arriverà l’impalcato e i lavori entreranno nel vivo“, annuncia Ferrante. A Brignole, invece, si attende la fine degli interventi per il potenziamento del nodo ferroviario: “Abbiamo dovuto concedere l’area a Rfi, ce la restituiranno a fine maggio”, spiega l’assessore. Dopodiché si potrà riprendere il cammino anche su quel lato. Il cronoprogramma aggiornato segna giugno 2027 per la tappa a Certosa e dicembre 2028 per l’arrivo a San Fruttuoso: allora saranno passati rispettivamente 37 e 16 anni dall’inaugurazione della stazione precedente.
Allarme su Rivarolo, Ferrante: “Rischiamo di perdere quei fondi”
Ma dopo via Canepari finiscono le certezze. Ad oggi il progetto per il prolungamento fino a piazza Pallavicini entra in conflitto col cosiddetto ultimo miglio del Terzo Valico. Nel 2021 un’intesa tra Comune, Rfi e ministero dei Trasporti metteva a disposizione circa 45 milioni per risolvere l’interferenza, ma il comitato di gestione è stato sciolto perché il protocollo non è stato registrato alla Corte dei conti. Il ministro Matteo Salvini aveva garantito l’impegno del Mit a trovare una copertura.
E ora? “Abbiamo scritto di nuovo al ministero, ma nessuno ci ha risposto – denuncia Ferrante -. Abbiamo segnalato che senza il terzo binario non possiamo dare attuazione all’opera”. Nel frattempo è in corso la conferenza dei servizi ed è stata appena prorogata la procedura per la valutazione di impatto ambientale. Il Comune ha ancora in cassa i 64,1 milioni stanziati dal Mit: formalmente sono stati revocati per la tagliola imposta da Salvini l’anno scorso, ma per adesso non sono arrivate richieste di restituzione. Insomma, la pratica è finita in un limbo amministrativo e l’assessore lo dice chiaramente: “Quei soldi rischiamo di perderli e non recuperarli più“.
Prolungamento San Martino, a giugno il verdetto del ministero
Allo stesso modo si attendono notizie per l’ulteriore estensione a levante, direzione San Martino. A febbraio 2025 la passata giunta aveva chiesto al ministero finanziamenti per 493,3 milioni, superando di gran lunga la stima preliminare (282 milioni). La giunta Salis intanto ha messo nero su bianco la volontà di andare avanti. Le ultime notizie arrivate a Tursi da Roma dicono che il ministero si pronuncerà a giugno sulle istanze del 2025.
Lo studio preliminare contemplava due stazioni, una sotto viale Benedetto XV a ben 34 metri di profondità e l’altra in corrispondenza di via Mosso a 23,8 metri nel sottosuolo. Numerose le interferenze: dal punto di vista planimetrico il tracciato intercetta il rio Rovare in una zona ad alto rischio alluvionale, il bypass del rio Noce proprio in corrispondenza della stazione Benedetto XV, poi lo scolmatore del Fereggiano e subito dopo lo scolmatore del Bisagno nei pressi via Mosso.