Metallica allo Sphere: l’heavy metal si fa universo
- Postato il 19 ottobre 2026
- Di Panorama
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Da fuori, la Sphere sembra già appartenere alla fantasia di Life Burns Faster, il titolo della residency dei Metallica a Las Vegas: una presenza smisurata nel paesaggio della città,, capace di mutare volto e colore, di farsi superficie luminosa sotto il cielo del deserto. Dentro, le immagini ricoprono gli spettatori, il suono inonda la sala con la giusta potenza; gli effetti multisensoriali coinvolgono il corpo oltre lo sguardo. I Metallica sono la prima band metal a esibirsi in questo spazio.
La grandiosità dello show non sta soltanto nelle dimensioni dello schermo o nella potenza dell’impianto. Sta nel modo in cui ogni elemento concorre a un’unica regia: la musica accende l’immagine, l’immagine amplifica la musica, e lo spazio intero si comporta come una cassa di risonanza visiva e sonora. Il palco, con i quattro musicisti, rimane il nucleo fisico della scena; tutt’intorno, lo Sphere dilata ciò che le canzoni contengono già.
I Metallica hanno sempre composto anche per immagini: elettricità, guerra, rovina, macchine, abissi, corpi in lotta contro forze più grandi di loro. Alla Sphere, questo repertorio simbolico assume dimensioni monumentali. In The Call of Ktulu, una creatura tentacolare emerge dal mare e incombe sui musicisti; la scena si fa ancora più intensa quando James Hetfield dedica il brano a Cliff Burton, il bassista morto nel 1986.
Durante Ride the Lightning, il pubblico viene immerso nell’iconografia della sedia elettrica. In Master of Puppets, il paesaggio si converte in un cimitero militare, con le figure dei componenti della band proiettate sulle croci. La tecnologia non addolcisce l’immaginario dei Metallica: gli offre una superficie smisurata su cui diventare visibile.
La regia sa anche rallentare e cambiare registro. In The Day That Never Comes, la sabbia scorre attraverso enormi clessidre; in Wherever I May Roam, una corsa in bianco e nero attraversa luoghi e paesaggi. One, con la sua iconografia di guerra, spinge il rapporto tra suono e visione fino alla sensazione fisica. Ogni brano assume così un proprio orizzonte: ora apocalittico, ora allucinato, ora quasi elegiaco. La canzone non scompare dentro il film che l’accompagna; viene ingrandita, come se le immagini rendessero percepibile la scala interiore della musica.
Anche le scalette contribuiscono alla dimensione dell’evento. Nelle prime due date alla Sphere sono stati eseguiti trentadue brani diversi: sedici a sera, più un intermezzo strumentale di Kirk Hammett e Robert Trujillo. Ogni concerto si presenta quoindi come un capitolo autonomo; insieme, le due serate compongono un ritratto più ampio della loro storia musicale.
La Sphere pone anche una questione essenziale: quanto può essere spettacolare un concerto prima che lo spettacolo sottragga attenzione alla musica? Ma proprio qui i Metallica trovano il loro equilibrio: nel passaggio dalla vertigine digitale alla concretezza del riff, dal paesaggio totale al gesto di un musicista che colpisce un tamburo o piega una nota. La sala può diventare oceano, cimitero o cielo in fiamme; ma è la musica a guidare il tutto.
Life Burns Faster porta così l’ambizione dei Metallica oltre la scala dell’arena. Spinge il concerto rock al limite: la grandiosità non è una misura astratta. È il momento in cui un riff sembra poter scuotere un paesaggio intero; in cui una canzone di quarant’anni fa, pur dentro un mare di luci, effetti speciali e colori, resta quella che era: un’emozione.