Tuttiquotidiani e completamente gratuito. Ogni giorno aggreghiamo notizie da oltre 100 testate e generiamo sintesi AI originali per te. Aiutaci a mantenere il servizio attivo con una piccola donazione, oppure diventa TQ Pro da solo 1€/mese.

Meno alimentari, più servizi: così cambia la spesa

  • Postato il 18 aprile 2026
  • Economia
  • Di Agi.it
  • 10 Visualizzazioni
  • 3 min di lettura
In sintesi

L'evoluzione economica italiana ha profondamente modificato le priorità di spesa delle famiglie negli ultimi settant'anni. Se nel dopoguerra la quasi totalità del budget domestico era destinata a cibo, vestiario e alloggio, oggi il quadro è radicalmente diverso. L'aumento del benessere e l'industrializzazione hanno spostato gli investimenti verso servizi e beni tecnologici, riducendo il peso dell'alimentazione dal 52% al 21%. Questo cambiamento rispecchia la transizione da un'economia di sussistenza a una società dei consumi moderna.

Meno alimentari, più servizi: così cambia la spesa
Meno alimentari, più servizi: così cambia la spesa

AGI - Nel lungo periodo la struttura dei consumi delle famiglie italiane si è profondamente trasformata, passando da un modello concentrato sui bisogni essenziali a uno in cui prevalgono servizi e spese incomprimibili. È quanto emerge dall'indagine Istat "I consumi cambiano insieme al Paese", che ricostruisce l'evoluzione della spesa familiare dall'Unità a oggi.

Nel secondo dopoguerra la spesa è ancora fortemente sbilanciata sui beni primari

Nel 1953 il 52,4% del bilancio familiare è destinato a generi alimentari, bevande e tabacchi, mentre quasi l'80% è assorbito da alimentazione, abbigliamento e abitazione. Oggi la quota per alimentari e tabacchi è scesa al 20,9%, con un calo di oltre 30 punti percentuali, a fronte di una crescita delle componenti legate ad altri beni e soprattutto ai servizi. Già nel primo decennio del boom economico si osserva un rapido mutamento della composizione della spesa.

Trasporto privato e beni durevoli

Tra il 1953 e il 1963 la spesa reale aumenta del 30,6% e la quota destinata ai mezzi di trasporto privato passa dallo 0,8% all'1,8%, fino a raggiungere il 2,9% oggi. Parallelamente cresce la diffusione dei beni durevoli: nel 1963 l'1,2% della spesa è destinato a elettrodomestici e lo 0,6% a radio e televisori, mentre nel 1966 il 60% delle famiglie possiede televisore e frigorifero e il 32% la lavatrice.

Gli shock energetici degli anni Settanta incidono direttamente sulla struttura dei consumi

La quota di spesa per carburanti passa dall'1,5% del 1963 al 4,6% nel 1974, fino all'8,7% nel 1980, per poi ridursi al 4,7% attuale. Nello stesso periodo, le politiche pubbliche modificano la spesa sanitaria: tra il 1978 e il 1980, con l'introduzione del Servizio sanitario nazionale, la quota destinata alla salute scende dal 3,9% all'1,3%, per poi risalire negli anni successivi fino a circa il 4%. Dagli anni Ottanta si consolida una trasformazione strutturale.

La quota per abbigliamento e calzature si riduce dal 10,4% del 1980 al 3,7% nel 2024, mentre quella per tabacchi più che si dimezza. Parallelamente cresce in modo continuo la spesa per abitazione, acqua, energia e combustibili, che diventa la principale voce di bilancio: dal 15,9% nel 1980 al 26,9% nel 2000, fino al 35,7% nel 2024, con un picco del 38,8% nel 2020.

Negli ultimi trent'anni si afferma la centralità dei servizi

La quota di spesa a essi destinata arriva a circa il 50% del bilancio mensile, un livello equivalente a quello che negli anni Cinquanta era assorbito dai generi alimentari. Nello stesso periodo la rivoluzione digitale modifica le modalità di consumo: nel 2024 il 96,5% delle famiglie possiede almeno un telefono cellulare, mentre la quota di quelle con telefono fisso scende al 36,4%, a fronte del 92,3% nel 1997. Permangono differenze territoriali.

Negli anni Cinquanta le famiglie del Mezzogiorno spendevano il 12% in meno della media nazionale; oggi il divario è salito al 20%. Inoltre, nel Sud oltre il 25% della spesa è ancora destinato ad alimentari, bevande e tabacchi, contro circa il 19% nel Centro-Nord.Nel confronto europeo, i dati più recenti disponibili (2020) indicano che in Italia abitazione, alimentari e trasporti assorbono oltre i due terzi della spesa complessiva, contro il 63% in Spagna e il 56% in Francia e Germania, dove risulta più elevata la quota destinata a ricreazione, cultura e servizi.

Continua a leggere...

Autore
Agi.it

Potrebbero anche piacerti