Meloni si auto-promuove sulla crescita: “L’Italia tiene, dati incoraggianti”. E il debito è ancora “colpa del Superbonus”
- Postato il 14 agosto 2026
- Politica
- Di Il Fatto Quotidiano
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“La stabilità che questo governo ha assicurato ha permesso all’Italia di affrontare con maggiore sicurezza la più difficile congiuntura degli ultimi decenni. L’economia italiana sta tenendo bene e i dati dei primi due trimestri 2026 sono incoraggianti. Il Pil pro capite è cresciuto rispetto al 2022 di quasi 4.500 euro“. In un’intervista ferragostana al quotidiano Milano Finanza, Giorgia Meloni magnifica i presunti successi economici del governo scaricando le responsabilità per ciò che non funziona. Rispondendo alle domande non proprio feroci del direttore Roberto Sommella (che loda la sua “forza di volontà” nell’aver smesso di fumare), la premier insiste sui pochi indicatori positivi e ripete i soliti alibi per i molti negativi: la crescita tra le più basse d’Europa “sconta un annoso problema di bassa produttività del lavoro“, legato a una “struttura produttiva fatta principalmente di micro e piccole imprese. Servono molti anni per invertire questa tendenza”. Il debito pubblico che fatica a scendere, invece, è colpa della “situazione catastrofica ereditata” dal Superbonus, “un disastro che il governo Pd-M5s ha abbattuto sui conti” (e pazienza se le proroghe sono state votate pure da FdI).
Meloni insiste sugli interventi per “sostenere il potere d’acquisto dei redditi medio-bassi: “Ogni anno, tra taglio del cuneo e taglio dell’Irpef, rimettiamo 21 miliardi nelle tasche degli italiani. Ma il ceto medio beneficia anche di altri provvedimenti che abbiamo introdotto o potenziato in questi anni, come la detassazione dei fringe benefit, la riduzione dal 10 all’1% dell’aliquota sui premi di produttività, oltre all’innalzamento a 85mila euro della soglia d’accesso al forfettario“. E sottolinea il taglio dei tempi per il saldo delle fatture da parte della Pubblica amministrazione, che “oggi paga abitualmente le imprese entro trenta giorni”. Sulla crisi diplomatica con la Spagna aperta dopo i massicci arrivi di migranti a Ceuta, la premier rivendica l’asse con altri 22 Paesi espressa in una lettera a Bruxelles: “Già oggi la stragrande maggioranza delle nazioni europee condivide la posizione dell’Italia. La priorità è proteggere le frontiere esterne dall’immigrazione incontrollata, escludere ogni rischio di sicurezza e terrorismo, difendere la libertà di circolazione”.
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