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Meloni, la missione nel Caucaso: chiudere i contratti sull'energia e zittire le opposizioni

  • Postato il 4 maggio 2026
  • Politica
  • Di Libero Quotidiano
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Meloni, la missione nel Caucaso: chiudere i contratti sull'energia e zittire le opposizioni
Meloni, la missione nel Caucaso: chiudere i contratti sull'energia e zittire le opposizioni

La strategia non è solo tamponare l’incombente emergenza di approvvigionamento energetico per il nostro Paese. L’intenzione è trasformare la penisola italiana in un hub energetico europeo. Proiettato nel Mediterraneo. Agganciato con l’Africa del Nord (Libia ed Algeria). Ma anche offrire un rifornimento costante e differenziato- il famoso mix energetico più difficile da far saltare in base agli equilibri geopolitici dei Paesi fornitori- agli altri stati europei.

Le crisi politica-bellica prima con la Russia (che garantiva il 40% delle forniture), adesso con l’Iran ha messo in luce le fragilità energetiche di un continente attaccato a “mammelle” instabili. E qui scatta il viaggio di oggi (pianificato da tempo) della presidente del Consiglio Giorgia Meloni. La missione nel Caucaso è un passaggio fondamentale. In Armenia, nella capitale Erevan, la premier parteciperà all’VIII riunione della Comunità politica europea convocata da Nikol Pashinyan.

La Cpe raggruppa 47 Paesi del continente europeo e rappresenta uno spazio informale ma sempre più rilevante di coordinamento politico tra capi di Stato e di governo. Non a caso tra i partecipanti all’incontro ci saranno i principali leader europei e occidentali, tra cui il presidente ucraino Volodymyr Zelensky, il presidente del Consiglio europeo António Costa e quella della Commissione Ursula von der Leyen. E questa è la “tappa” politica della missione.

Poi Meloni decollerà alla volta di Baku dove arriverà proprio su invito del presidente, Ilham Aliyev, per una visita ufficiale. L’intento manifesto è garantire la sicurezza negli approvvigionamenti energetici a famiglie e imprese. Una garanzia non da poco visto il susseguirsi dei conflitti internazionali che hanno messo a rischio non solo l’autonomia ma anche la sopravvivenza economica del Paese.
Come già successo con le recenti missioni in Algeria e nei paesi del Golfo, oggi sarà la volta dell’Azerbaigian, un partner fondamentale.

L’Italia è il primo mercato di destinazione dell’export azero e il settore energetico resta il pilastro della cooperazione bilaterale. Baku è oggi il secondo fornitore di petrolio e gas per Roma, con quote rispettivamente del 17 e del 16% che garantiscono quasi un quinto del fabbisogno nazionale. Fondamentale il ruolo del gasdotto Trans adriatic pipeline (Tap), attraverso cui tra il 2020 e il 2025 sono stati complessivamente trasportati in Italia circa 45 miliardi di metri cubi di gas.

I colloqui tra Meloni e Aliyev puntano a consolidare e ampliare questa relazione, lavorando non solo sui volumi di fornitura (un miliardo di metri cubi in più dagli attuali 10 miliardi di metri cubi agli 11 miliardi di fine 2026). Sfruttando al massimo le capacita del gasdotto Palazzo Chigi conta di gettare ufficialmente le basi per arrivare ad un partenariato lungo tutta la filiera, anche attraverso nuove opportunità industriali e investimenti. L’Eni svolgerà un ruolo fondamentale. L’ipotesi è di lanciare un “business forum” a Baku nella seconda metà del 2026. Progetto ancora da costruire. Quello che è certo è che l’Italia - povera di risorse energetiche sfruttate - cerca di portarsi avanti con le scorte. Nei 13 bacini di stoccaggio sotterranei Snam è stata già raggiunta una capacità di riempimento del 50%. Considerando che (Portogallo e Spagna a parte) gli altri Paesi Ue si fermano intorno al 33% l’Italia gioca d’anticipo. Le scorte si alimentano nei mesi meno rigidi per sopperire ad eventuali necessità durante l’inverno. È pur vero che avendo fornitori stabili agganciati con condotte sotterranee e con dinamiche interne non di crisi, l’Italia ha colto l’occasione di portarsi avanti con il lavoro. Nei tredici nei depositi sparsi per la penisola (13 nel complesso, di cui 12 in capo a Snam, per il tramite della controllata Stogit, e uno di proprietà di Ital Gas Storage sottolinea un approfondimento di ieri de Il Sole 24 Ore), sono già stoccati 9,7 miliardi di metri cubi (di cui 4,8 mld di riserva strategica), pari a 101,6 terawattora. L’obiettivo è arrivare all’autunno con un riempimento dell’80%. Meglio ancora al 90% come suggerisce il commissario europeo per l’energia Dan Jorgensen. 

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Autore
Libero Quotidiano

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