Meloni ipotizza di estendere all’energia i 3,7 miliardi per la difesa: “Non ho cambiato idea, ma ora ci sono altre priorità”
- Postato il 28 aprile 2026
- Politica
- Di Il Fatto Quotidiano
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La presidente del Consiglio Giorgia Meloni apre alla possibilità di utilizzare i fondi destinati alla difesa anche per il settore energetico, mantenendo però ferma la sua posizione sugli investimenti militari. Nel corso della conferenza stampa seguita al Consiglio dei ministri, Meloni sottolinea come il Parlamento abbia già concesso flessibilità sui conti pubblici, permettendo al governo di riassegnare le risorse secondo le priorità emergenti senza abbandonare gli impegni sulla sicurezza nazionale.
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“Non ho cambiato idea sul tema delle spese di difesa“. Così la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, nel corso della conferenza stampa al termine del Cdm di oggi pomeriggio spiegando la possibilità di “non escludere nessuna opzione”. “L’anno scorso il Parlamento aveva già autorizzato il governo alla possibilità di una flessibilità sui conti per quanto riguarda le spese di difesa e sicurezza pari allo 0,15 per cento del Pil, vuol dire 3,7 miliardi: se oggi lei chiede a me che cosa siano le spese di difesa e sicurezza il tema energetico ci sta dentro – ha detto la premier – C’è anche il margine di lavorare, una delle altre opzioni che noi stiamo considerando, su quello che è già stato autorizzato dal Parlamento allargando però la platea, modificando almeno in parte quali sono le priorità alle quali ci si rivolge con quei provvedimenti”.
“Oggi – ha detto ancora – noi obiettivamente abbiamo un problema legato all’aumento dei costi del carburante, il primo maggio come sapete scade anche il provvedimento sulle accise e quindi stiamo parlando anche di che cosa facciamo sul provvedimento sulle accise e sono altre risorse. Sapete quanto impattano ogni 2-3 settimane, un mese i provvedimenti di taglio delle accise sul carburante? – ha proseguito – E poi c’è il tema degli autotrasportatori, sono altre risorse importanti se si vuole anche lì immaginare un credito di imposta sull’autotrasporto. Perché mi preoccupa tanto l’autotrasporto? Facile, perché chiaramente un aumento dei costi di trasporto finisce per impattare su tutta la catena dei beni di primo consumo e quindi diventa pesantissimo sul piano dell’inflazione”.
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