Meloni-Frederiksen, ecco la nuova intesa europea sulle politiche migratorie
- Postato il 10 agosto 2026
- Esteri
- Di Formiche
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Un asse, quello tra Roma e Copenaghen, che sta offrendo un contributo all’Europa sul tema migratorio, non solo in riferimento all’emergenza di Ceuta ma riguardo al nuovo regolamento sulle migrazioni e asilo (che recepisce in toto il modello Albania ideato dal governo) e soprattutto all’allarme sicurezza per le infiltrazioni terroristiche su cui stanno lavorando le intelligences europee. Le leader di Italia-Danimarca hanno lanciato un monito: “Unite per difendere l’Europa, non accetteremo mai un’immigrazione incontrollata”. Il messaggio forte che arriva all’Europa riguarda l’esigenza della politica di essere maggiormente rigorosa.
La nuova norma europea
La nuova legge consentirà la creazione di centri di rimpatrio per i migranti al di fuori dell’Ue e le perquisizioni domiciliari, con l’obiettivo di contrastare l’immigrazione irregolare. L’accordo raggiunto sulla norma ha l’obiettivo di accelerare il rimpatrio dei migranti senza diritto di soggiorno in Europa: si tratta del cambiamento maggiore mai effettuato nella politica migratoria degli ultimi decenni. I potenziali Paesi partner per i futuri centri di rimpatrio non si limitano all’Albania, come fatto dall’Italia, ma ci sono altri Paesi che sono già impegnati nella ricerca, come Germania, Paesi Bassi, Austria, Danimarca e Grecia. Secondo il Commissario per gli Affari Interni Magnus Brunner si tratta di un passo molto importante per garantire il controllo su ciò che accade nell’Ue, su chi entra ma anche su chi deve lasciare il Vecchio continente: “Il prossimo passo è intensificare la diplomazia migratoria, insieme a Paesi terzi”. La novità risiede nel fatto che con il nuovo sistema solo i minori non accompagnati sarebbero esentati dal rimpatrio verso un centro di respingimento, mentre fino e ieri la maggior parte dei migranti poteva essere rimpatriata solo nel proprio Paese d’origine.
Il rischio infiltrazioni terroristiche
L’ultima emergenza in ordine di tempo, quella a Ceuta con l’arrivo in poche ore di circa 60mila nordafricani, conferma un trend già certificato con le passate crisi a Mytilini e Lampedusa: ovvero che assieme ai migranti viaggiavano anche aderenti all’Isis. Le intelligence europee dal 30 luglio scorso sono in allerta per monitorare il confine ispano-marocchino, anche in considerazione delle conseguenze migratorie di cambiamenti geopolitici significativi in atto, tanto in Africa con i golpe “azionati” a distanza, quanto in Medio Oriente. Vale la pena di ricordare che l’ultimo rapporto di Europol riferisce che la Spagna ha registrato il maggior numero di arresti (117) per ” reati legati al terrorismo jihadista ” all’interno dell’Unione europea nel corso del 2025. Come è noto migrazione, terrorismo e guerra stanno ridisegnando la mappa della sicurezza del Nord Africa che come primo impatto ha l’Unione europea: per questa ragione Libia, Tunisia e Algeria stanno intensificando la cooperazione transfrontaliera, poiché le minacce transnazionali ignorano i confini nazionali e spingono verso altre aree.
Il messaggio congiunto
La premier Giorgia Meloni e la danese socialdemocratica Mette Frederiksen, in un messaggio congiunto rivolto all’Europa, pubblicato sui rispettivi profili social, hanno detto: “Cari tutti, siamo consapevoli che molti potrebbero interrogarsi sulla nostra collaborazione. Proveniamo da posizioni politiche molto diverse e certamente non siamo d’accordo su tutto. Siamo le uniche due donne a capo di un governo nell’Ue. Una di noi guida un grande Paese del Sud; l’altra, un piccolo Paese del Nord. Ma siamo unite dal nostro desiderio di difendere l’Europa. Non accettiamo un’immigrazione incontrollata verso l’Europa, e abbiamo promosso una politica migratoria rigorosa, sia nelle nostre Nazioni sia in Europa.Nessuno può negare gli impatti negativi dell’immigrazione illegale sulle nostre società: aumento dei tassi di criminalità, crescente pressione sui servizi pubblici ed erosione della fiducia dei cittadini. È particolarmente grave quando migranti illegali, privi del diritto di rimanere nelle nostre Nazioni, commettono crimini violenti, trafficano droga o si rendono responsabili di violenze sessuali.
E ora cosa possiamo fare di più? Bisogna realizzare centri di rimpatrio in Paesi terzi, così come altre soluzioni innovative al di fuori dell’Europa. Ci stiamo lavorando con impegno. Ma questo non basta. Il rispetto delle nostre leggi deve andare di pari passo con il rispetto dei valori europei. Ciò vale per i migranti illegali, ma anche per i milioni di cittadini stranieri che vivono legalmente nelle nostre Nazioni e in tutta Europa. Entrambe siamo orgogliose del patrimonio culturale cristiano dell’Europa e vogliamo proteggerlo. Ci aspettiamo che chi arriva nei nostri Paesi e sceglie di fare dell’Europa la propria casa, rispetti i nostri valori e non cerchi di imporci modelli di vita che non condividiamo. Riteniamo che questa sia la strada giusta per proteggere l’Europa e i nostri valori comuni. E crediamo che milioni di europei condividano questa convinzione”.