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Medjugorje, profanati i luoghi della preghiera: sfregiate le statue della madonna e incendiato l’altare

  • Postato il 28 luglio 2026
  • Attualità
  • Di Paese Italia Press
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Medjugorje, profanati i luoghi della preghiera: sfregiate le statue della madonna e incendiato l’altare

di Gian Piero Corso

MEDJUGORJE, 28 luglio 2026 – (gpc) Una notte di vandalismo e profanazione ha ferito uno dei luoghi mariani più conosciuti e frequentati al mondo. Medjugorje si è risvegliata questa mattina con le immagini di due statue della Madonna deturpate con vernice nera, scritte offensive e l’altare esterno della parrocchia di San Giacomo danneggiato da un incendio.

Un gesto che ha suscitato profonda indignazione tra i pellegrini e nella comunità locale, proprio in un luogo che milioni di persone raggiungono ogni anno per pregare, confessarsi e affidarsi alla Vergine Maria, invocata a Medjugorje con il titolo di Regina della Pace.

LA NOTTE DELL’ATTO VANDALICO

Secondo le prime ricostruzioni, l’episodio si è verificato nella notte tra lunedì e martedì. L’altare esterno della parrocchia di San Giacomo sarebbe stato cosparso di liquido infiammabile e dato alle fiamme, provocando danni ingenti.

Nel frattempo, sono state prese di mira le statue della Madonna presenti sul Podbrdo, la Collina delle Apparizioni, e presso la Croce Blu. Le immagini della Vergine sono state imbrattate con vernice nera.

Sul basamento della statua al Podbrdo è comparsa anche una scritta offensiva in lingua inglese, mentre nei pressi della Croce Blu è stata vergata la parola «Evil», cioè «Male». Un ulteriore striscione, scritto in polacco, ha preso di mira i sei veggenti di Medjugorje, accusandoli di essere degli impostori.

Un atto che, al di là delle convinzioni personali sulla vicenda delle apparizioni, colpisce direttamente luoghi di culto e simboli religiosi, ferendo la sensibilità di quanti li considerano spazi di preghiera e di incontro con Dio.

IL PRESUNTO RESPONSABILE FERMATO

Le immagini delle telecamere di sorveglianza avrebbero consentito agli investigatori di individuare il presunto autore del gesto. Secondo quanto riferito da fonti giornalistiche, si tratterebbe di un cittadino polacco che sarebbe stato fermato dalle autorità locali. Le indagini dovranno ora chiarire dinamica, motivazioni e responsabilità dell’accaduto.

È importante, naturalmente, attendere gli sviluppi dell’inchiesta prima di formulare qualsiasi giudizio definitivo sulle responsabilità personali e sulle motivazioni dell’atto.

LA RISPOSTA DEL SANTUARIO: PREGHIERA, PERDONO E DIGIUNO

Particolarmente significativa è stata la risposta dell’Ufficio parrocchiale di Medjugorje. Di fronte a un gesto che avrebbe potuto generare rabbia e contrapposizione, la comunità ha scelto di indicare una strada diversa: preghiera, digiuno e perdono.

Le operazioni di pulizia e riparazione sono state avviate immediatamente e gli spazi sono stati nuovamente resi idonei alla preghiera. Il santuario, viene sottolineato, rimane aperto ai pellegrini.

«Preghiamo per la conversione dei cuori di coloro che hanno commesso questo atto», è l’invito rivolto dalla comunità.

Una risposta che richiama direttamente il cuore del messaggio evangelico: non rispondere al male con altro male, ma cercare la conversione del cuore.

TRE PAROLE CHE RACCONTANO LA RISPOSTA DI MEDJUGORJE

PREGHIERA.
Perché davanti alla profanazione di un luogo sacro la prima risposta della comunità cristiana non sia la vendetta, ma l’affidamento a Dio.

PERDONO.
Non significa minimizzare la gravità del gesto né rinunciare alla giustizia. Significa non consentire che l’odio generi altro odio.

PACE.
È forse la parola più significativa davanti a quanto accaduto. La Madonna venerata a Medjugorje è invocata come Regina della Pace e proprio la comunità del santuario ha invitato a pregare «anche per la pace nei cuori di tutti».

OLTRE IL DANNO MATERIALE, UNA FERITA ALLA COMUNITÀ

Le statue potranno essere ripulite, l’altare potrà essere riparato e gli spazi potranno tornare alla loro normalità. Ma rimane una domanda più profonda: perché colpire un luogo dove uomini e donne si recano per pregare?

La libertà di espressione e la possibilità di criticare una realtà religiosa non possono essere confuse con la distruzione o la profanazione di luoghi destinati al culto.

Medjugorje, del resto, continua a essere un luogo al centro di un percorso ecclesiale particolare. Nel 2024 il Dicastero per la Dottrina della Fede ha autorizzato il culto pubblico e i pellegrinaggi legati all’esperienza spirituale di Medjugorje, senza tuttavia dichiarare di origine soprannaturale le presunte apparizioni. Il riconoscimento riguarda infatti i frutti spirituali positivi e la possibilità di promuovere la devozione, non una dichiarazione sull’autenticità soprannaturale delle apparizioni.

È proprio questa distinzione che rende ancora più importante mantenere il confronto sul terreno della libertà, della fede e della ragione, senza trasformarlo in violenza contro persone, simboli o luoghi sacri.

IL SILENZIO DELLA PREGHIERA PIÙ FORTE DELLE SCRITTE

Le immagini delle statue imbrattate hanno fatto rapidamente il giro del mondo. Eppure la risposta più forte arrivata oggi da Medjugorje non è stata una parola di odio.

È stata una richiesta di preghiera.

In un luogo dove milioni di pellegrini hanno cercato consolazione, speranza e pace, la comunità cristiana ha scelto di rispondere alla provocazione con il Vangelo.

«Non rispondere al male con il male, ma testimoniare con la nostra vita l’amore, il perdono e la speranza»: questo è l’invito dell’Ufficio parrocchiale.

Ed è forse proprio qui che si trova la risposta più autentica a quanto accaduto questa notte: la vernice nera può deturpare una statua, le fiamme possono danneggiare un altare, ma non possono cancellare la preghiera di chi continua a cercare la pace. (GPC)

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