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Medimex 2026, l’impegno di Springsteen raccontato da Carlo Massarini

  • Postato il 27 giugno 2026
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Medimex 2026, l’impegno di Springsteen raccontato da Carlo Massarini

Il Quotidiano del Sud
Medimex 2026, l’impegno di Springsteen raccontato da Carlo Massarini

“In cerca della terra promessa”, l’incontro dedicato a Bruce Springsteen raccontato dal giornalista Carlo Massarini nella rassegna “I racconti” del Medimex 2026 al Teatro Fusco di Taranto


“Quando la musica è potente lo è veramente” afferma Carlo Massarini, giornalista e conduttore televisivo e radiofonico, nell’incontro dedicato a Bruce Springsteen durante l’edizione 2026 del Medimex nel Teatro Fusco di Taranto. L’evento si inserisce nell’ambito della sezione ‘I Racconti’ e prende il titolo ‘In cerca della terra promessa’ – Carlo Massarini racconta Bruce Springsteen. La carriera del boss è segnata da ben ventuno dischi, ma sempre con un unico filo conduttore. Da The Promised Land a Streets of Minneapolis non dimentica mai la sua terra di origine senza perdere la voglia della ricerca di un modo di vivere la vita dignitoso denunciando ogni forma di ingiustizia. Ogni singolo brano e ogni singolo testo ricorda questo modus operandi. Massarini procede con il suo racconto nell’analisi di diverse canzoni del boss focalizzandosi sulla sua spinta alla denuncia delle vicende contemporanee al momento di scrittura.

Tra le altre va ad analizzare ‘My City of Ruins’, brano contenuto nel suo dodicesimo disco, The Rising. “Fu scritta inizialmente per Asbury Park, New Jersey. La sua città di origine che stava lentamente decadendo. Il declino era economico: molti negozi chiusi e gente che cercava una rinascita senza trovarne la maniera. Però poi fu presa da un’altra città che cadde in disgrazia l’11 settembre 2001. La canzone di apre con un’immagine cupa. Una città sotto la pioggia, una chiesa vuota, delle strade deserte, una fabbrica abbandonata. Una città sbarrata e ferita. Però a un certo punto, come è nella tradizione del gospel americano, si fa avanti una forza musicale sia di morale che di rinascita.

La canzone parte da un’idea di una fotografia di una terra abbandonata per tramutarsi in una preghiera e una voglia di riscatto. E per questo motivo si adattava a quella New York bombardata e ferita. E in maniera inattesa si mette a fuoco l’immagine del boss che viene fermato da una ragazzino per strada che gli dice ‘Abbiamo bisogno di te adesso!’. Perché spesso e volentieri quando mancano i leader o non si ha grande fiducia in loro, si preferisce affidarsi alle parole che ti ha conquistato il cuore, che magari è solo un cantante di rock and roll.”

Massarini va inoltre a ricordare anche l’impegno di Bob Dylan. Lo fa ricordando un brano scritto da lui nel 1964 e poi interpretato da Springsteen. “All’epoca Dylan era un riferimento assoluto per i giovani americani. Scriveva delle canzoni che erano contro la guerra, come Masters of War 1963 dove l’immagine dei signori dietro le quinte intenti a manipolare il mondo. Questa è una canzone diversa, Chimes of Freedom, fatta di immagini vistose e non una narrazione logica ma fatta di emozioni. Nel perfetto stile di Dylan.” Il giornalista ha proseguito leggendo la traduzione del testo del brano in italiano per calarci nella visione dell’autore “Il momento in cui il gospel diventa trapasso per il rock, quest’ultimo genere con molte radici.” ha concluso prima di farci assaporare la versione live di Springsteen durante la sua esibizione a Manchester  del quattordici Maggio dello scorso anno.

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