Medici, è fuga dagli ospedali: dimissioni aumentate del 150% in un anno
- Postato il 4 ottobre 2026
- Economia
- Di Blitz
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Nel 2025 le dimissioni volontarie dei medici italiani impiegati negli ospedali hanno superato per la prima volta i pensionamenti: 3.767 camici bianchi hanno lasciato il Servizio sanitario nazionale, contro 2.876 uscite per raggiunti limiti di età.
Tutti i numeri
Il dato, contenuto in un’indagine del Centro Studi Anaao Assomed basata sui dati Onaosi, del Conto annuale dello Stato e del Mef, evidenzia un aumento del 150% rispetto alle 1.503 dimissioni del 2024, pari al 3,5% del totale dei medici della sanità pubblica.
In 12 regioni su 20 le uscite volontarie hanno superato i pensionamenti, con il fenomeno particolarmente marcato in Lazio, Trentino-Alto Adige, Friuli-Venezia Giulia e Sardegna.
A lasciare sono soprattutto professionisti ancora lontani dalla pensione, con un’età media di circa 48 anni. “Non si tratta di una fisiologica mobilità professionale ma di un vero e proprio esodo, guidato da turni massacranti, stipendi non allineati all’Europa, condizioni di lavoro al limite del burnout, carichi burocratici insostenibili e aggressioni nei reparti”, ha dichiarato il segretario nazionale Anaao Assomed Pierino Di Silverio.
Resta inoltre il divario territoriale: nell’ultimo decennio il Centro-Nord ha guadagnato 4.029 medici (+5,9%), mentre il Mezzogiorno ne ha persi 1.166 (-3,1%). Tra il 2015 e il 2024, intanto, l’età media dei medici ospedalieri è diminuita di oltre due anni grazie anche agli ingressi favoriti dal decreto Calabria.
“A fronte di un ricambio generazionale avviato con successo però – spiega Di Silverio – oggi si rischia di vanificare tutto. Nel 2025, per ogni 100 medici assunti a tempo indeterminato, ben 43 si sono dimessi e 77 sono usciti dal sistema pubblico, tra pensionamenti e altre cause”.
Per fermare la fuga, il sindacato propone un piano in dieci punti, tra cui retribuzioni più alte, superamento del tetto di spesa per il personale, incentivi per le sedi disagiate, maggiore tutela sul lavoro e un osservatorio nazionale sulle dimissioni. “Il 2025 ci consegna un segnale d’allarme che nessuno può permettersi di ignorare”, conclude Di Silverio. “Il 2026 ci dirà se si è trattato di un incidente di percorso o dell’inizio di una frana. Abbiamo dimostrato che, quando si investe sui giovani, il sistema risponde. Ora serve il coraggio di investire su chi resta”.
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