Maxi-inchiesta Potenza, le intercettazioni schock
- Postato il 6 ottobre 2026
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- Di Quotidiano del Sud
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Il Quotidiano del Sud
Maxi-inchiesta Potenza, le intercettazioni schock
Dai verbali della maxi-inchiesta a Potenza, le intercettazioni shock: «Ti butto nel bidone della spazzatura e ti do fuoco». Il Gip evidenzia la gravità dei metodi utilizzati dagli indagati contro gli imprenditori
«Ti butto nel bidone della spazzatura e ti do fuoco». Sono questi i toni delle minacce captate dalle microspie piazzate dai Carabinieri del Nucleo Radiomobile, che hanno delineato un clima di sopraffazione fisica e psicologica che andava ben oltre la semplice pressione commerciale. I dialoghi confluiti nel fascicolo della Procura distrettuale svelano la ferocia e l’assoluta spregiudicatezza dei metodi utilizzati per piegare la resistenza del direttore del cantiere, Gianluca Manzi.
LE INTERCETTAZIONI E L’ESCALATION CRIMINALE
Le intercettazioni ambientali documentano un’escalation criminale scandita da aggressioni materiali, inseguimenti stradali e accerchiamenti di gruppo, pianificati metodicamente per terrorizzare la vittima.
Il primo pesante segnale di violenza materiale si consuma direttamente all’interno degli uffici del cantiere. Di fronte alle esitazioni del tecnico nel cedere alle richieste, Antonio Lopiano va in escandescenza: afferra d’impeto il computer portatile appoggiato sulla scrivania e lo scaraventa sul pavimento con forza, distruggendolo davanti agli occhi della vittima. Pochi giorni dopo, il teatro delle intimidazioni si sposta all’interno della “Polleria Etnea” in via Mazzini, esercizio commerciale gestito di fatto dalla famiglia. Qui l’ingegnere viene attirato in una trappola: gli indagati lo bloccano dentro il locale impedendogli fisicamente di uscire e, nel corso del summit, uno dei presenti gli sferra un violento schiaffo sul volto per ribadire i rapporti di forza.
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INCHIESTA A POTENZA, I DETTAGLI INQUIETANTI
I dettagli più inquietanti emergono però dai flussi telefonici registrati il nove dicembre 2025, quando Antonio Lopiano confida al figlio Luigi il tenore dell’ultimo avvertimento lanciato al direttore dei lavori: «… sono tre anni e mezzo appresso a questo appalto e sembra che stiamo tornando indietro… ho detto… Luca!… non mi far perdere la pazienza… perché io ti piglio, apro il bidone della spazzatura ti butto dentro e ti do fuoco… vedi che te lo dico… noi dobbiamo fare i servizi nostri… mi sono stancato!… Ora mi sono cacato il cazzo!». Alle minacce di morte si sommavano quelle di ritorsione economica e patrimoniale, con l’intento di trascinare la vittima in banca con la forza per obbligarla a contrarre un prestito fittizio da centomila euro da consegnare direttamente nelle mani dei suoi aguzzini.
LA CAMPAGNA INTIMIDATORIA
L’atto finale di questa prolungata campagna intimidatoria si materializza in via del Gallitello, nei pressi del centro commerciale “Ingromarket”. Gli inquirenti documentano un vero e proprio inseguimento armato: la vittima viene intercettata e accerchiata da più persone riunite, che portavano al seguito un manganello telescopico in acciaio e una fionda professionale dotata di munizioni pesanti.
Un dispiegamento di violenza esplicita che, per il Giudice per le indagini preliminari, ha configurato pienamente l’aggravante delle armi, giustificando la massima severità nel blindare lo status cautelare degli indagati principali.
Il Quotidiano del Sud.
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