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Mattarella in aula per gli 80 anni della Costituente: lo sfregio dei vannacciani al presidente

  • Postato il 25 giugno 2026
  • Politica
  • Di Libero Quotidiano
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  • 13 min di lettura
Mattarella in aula per gli 80 anni della Costituente: lo sfregio dei vannacciani al presidente
Mattarella in aula per gli 80 anni della Costituente: lo sfregio dei vannacciani al presidente

"Ringrazio i Presidenti delle Camere per aver assunto l'iniziativa di rendere onore - alla presenza dei Presidenti del Consiglio di ministri e della Corte costituzionale - alle donne e agli uomini che, nella Assemblea Costituente - in questa Aula, dove si svolsero i suoi lavori - seppero dare forma alla libertà e alla democrazia degli italiani, all'indomani del referendum che scelse la Repubblica come ordinamento dello Stato, e furono capaci di garantirne l'indipendenza": il presidente della Repubblica Sergio Mattarella lo ha detto nel corso del suo intervento a Montecitorio per la celebrazione degli ottant'anni dalla prima seduta dell'Assemblea Costituente. Un intervento per cui ha ricevuto applausi e standing ovation bipartisan, fatta eccezione per i vannacciani, che invece hanno disertato. "Ero a Montecitorio ma sono andato via per partecipare al flash mob sulla Rai", ha fatto sapere Edoardo Ziello. Mentre Emanuele Pozzolo: "Assente per impegni di partito a Torino". 

Parlando di passato e presente, il capo dello Stato ha sottolineato che "il percorso, il progresso che l’Italia repubblicana ha compiuto in questi decenni è motivo di orgoglio per il popolo italiano e, insieme, testimonianza della saggezza e lungimiranza che le madri e i padri della Costituzione seppero esercitare in quella svolta della storia". E ancora: "Non fu agevole la strada che portò al referendum e alla elezione della Assemblea Costituente il 2 giugno del 1946. Fu un prezzo alto quello che consentì agli italiani di conquistare il diritto di dettare le regole della propria convivenza civile dopo la dittatura e la guerra. Lo pagarono i partigiani, le popolazioni sottoposte alle vessazioni naziste e della Repubblica di Salò, i militari lasciati allo sbaraglio e poi partecipi dello sforzo di ridare onore alla Patria con il Corpo Italiano di Liberazione e con gli oltre 600.000 militari internati in Germania, con il loro rifiuto di porsi al servizio dei nuovi invasori. Lo pagarono gli italiani di origine ebraica avviati ai campi di sterminio e quelli che nella Brigata Ebraica e nelle formazioni partigiane parteciparono alla Liberazione dell'Italia e alla costruzione di una nuova società che non vedesse l'oppressione dell'uomo sull'uomo".

 

 

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"Una classe dirigente non compromessa col regime fascista, regime che aveva messo a rischio la stessa unità d'Italia, fu in grado di assumere le responsabilità della transizione, in attesa del voto - ha proseguito Mattarella -. Nonostante l'inettitudine manifestata dalla monarchia, l'Italia non era 'terra di nessuno'. Questo il merito di quelle donne e di quegli uomini. E il Governo Militare Alleato si trovò a dover interloquire con loro. La Corona e il Governo Badoglio puntavano al mero ripristino della cornice dello Statuto Albertino, tradito dall'acquiescenza al fascismo di Vittorio Emanuele III. Era uno scontro tra la vecchia classe dirigente monarchica, che spingeva per il ripristino puro e semplice della democrazia liberale pre-fascista, e il mondo ormai cambiato. Contestualmente alla apertura delle urne in Italia si scatenava una sanguinosa guerra civile in Grecia; la pressione sovietica nei Paesi dell'Est europeo ne cancellava le attese di libertà. Gli equilibri fra potenze tracciati nella prima metà del Novecento, con i loro riti, volgevano al termine. Si affermavano spinte verso nuovi assetti internazionali più efficaci, insieme alla competizione tra sistemi politici ed economici diversi e l'avvio di un imponente processo di decolonizzazione".

E ancora: "Il percorso della nuova Italia sarebbe stato affidato al popolo, attraverso una Assemblea Costituente eletta a suffragio universale diretto e segreto 'per deliberare la nuova Costituzione dello Stato'. Una rivoluzione pacifica che condusse alla transizione da monarchia a repubblica". Dunque, ha ricordato: "Sarebbe stato Alcide De Gasperi, ultimo Presidente del Consiglio del Regno e alla guida del primo governo della Repubblica a riassumere, nella sua qualità di Capo provvisorio dello Stato, nel radiomessaggio rivolto agli italiani il 14 giugno del 1946, la sfida che si presentava, dicendo: 'Un immenso lavoro ricostruttivo abbiamo davanti a noi. La salita è faticosa. Diamoci la mano, uomini di buona volontà: comunque sia stato il vostro e il nostro voto, perché, altrimenti, senza questo sforzo comune, non riusciremo. Ma riusciremo: ho fede che il popolo italiano ha già nel cuore questo fermo proposito e che già sente le immediate esigenze sociali ed economiche. Bisogna mantenere l'ordine, bisogna lavorare, bisogna produrre'. E ancora: 'Uniamoci, Italiani, nel pensiero della Patria e dimostriamo la saldezza della nostra unità - lavoratori, forze armate, organi dello Stato, ceti tutti…'. Concordia e unità, questo il programma della nuova Italia repubblicana, riassunto dal Presidente della ricostruzione, con un atto di fede nella virtù della democrazia". 

Infine, un'altra importante citazione: "Aprendo i lavori della Costituente il Presidente Saragat aveva esortato: 'fate che il volto della Repubblica sia un volto umano'. Il volto e l'anima che abbiamo avuto consegnato - e che i cittadini sentono propri - è quello della Costituzione. Frutto di una assemblea di donne e uomini liberi". E ancora: "Nel concludere i lavori, il Presidente della Assemblea, Umberto Terracini, lanciò un messaggio di pacificazione agli italiani, ricordando che la Costituente aveva sollecitato al Presidente della Repubblica un gesto di clemenza. Queste le sue parole: 'Al suo primo sorgere, la Repubblica volle stendere le sue mani indulgenti e volgere il suo sguardo benigno e sereno verso tanti, che pure non avevano esitato a straziare la Patria italiana, ad allearsi con i suoi nemici, a colpirne i figli più eroici. Il rinnovato gesto di amistà, del quale vi siete fatti promotori, vuole oggi esprimere lo spirito che ha informato i nostri lavori, in ognuno di noi, su qualunque banco si sedesse, a qualunque ideologia ci si richiami. L'Assemblea ha pensato e redatto la Costituzione come un solenne patto di amicizia e fraternità di tutto il popolo italiano, cui essa lo affida perché se ne faccia custode severo e disciplinato realizzatore'". 

 

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Lungo applauso e standing ovation dell'aula quando il presidente della Repubblica ha ricordato i martiri antifascisti: "Nel discorso di insediamento della Consulta, il 25 settembre 1945, Carlo Sforza fece appello alla memoria di martiri assassinati dal fascismo, Matteotti, Amendola, don Minzoni, Gramsci, Carlo e Nello Rosselli, per concludere che l'Italia avrebbe avuto un futuro identificando i suoi interessi con quelli di un'Europa pacificata e solidale". Mattarella, inoltre, ha chiarito: "Una delle interpretazioni critiche del lavoro dell'Assemblea Costituente tendeva a presentare lo sforzo di dialogo e di sintesi, che lo contraddistinse, come un compromesso nel senso deteriore del termine, il cui esito si sarebbe tradotto in strutture fragili della Repubblica. Nulla più, secondo quei critici, di un baratto tra i principali protagonisti, la Democrazia Cristiana, il Partito Socialista, il Partito Comunista, ciascuno dei quali avrebbe puntato a salvaguardare visioni se non interessi propri. Al contrario, si obbediva a un principio elementare che si è, via via, affermato nel comune sentire dei cittadini: la Repubblica è di tutti".

"Il dibattito che precedette la ratifica, nel Paese e nella stessa Assemblea. fu, naturalmente, molto intenso - ha spiegato il capo dello Stato -. A prevalere furono la consapevolezza delle drammatiche condizioni materiali in cui si trovava la popolazione italiana, largamente dipendente per la sopravvivenza dagli aiuti statunitensi. Così come la coscienza che, per riprendersi, occorreva in primo luogo sopravvivere e che, infine, le scelte di politica estera dovevano anzitutto mirare a salvaguardare l'indipendenza politica della neonata Repubblica. Senza Trattato di pace, conseguenza della sconfitta, l'Italia si sarebbe trovata di fronte alla insostenibile condizione della prosecuzione del regime di armistizio".

 

 

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Libero Quotidiano

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