Tuttiquotidiani è completamente gratuito. Ogni giorno aggreghiamo notizie da oltre 100 testate e generiamo sintesi AI originali per te. Aiutaci a mantenere il servizio attivo con una piccola donazione, oppure diventa TQ Pro da solo 1€/mese.

Maternità, Save the Children: “Liguria all’undicesimo posto in Italia per condizioni offerte alle madri”

  • Postato il 6 maggio 2026
  • Altre News
  • Di Genova24
  • 0 Visualizzazioni
  • 10 min di lettura
Maternità, Save the Children: “Liguria all’undicesimo posto in Italia per condizioni offerte alle madri”

Liguria. La Liguria è all’undicesimo posto in Italia per condizioni offerte alle madri. Lo certifica Save the Children in base ai dati Istat che vengono elaborati ogni anno per il rapporto ‘Le equilibriste, la maternità in Italia’ che viene diffuso ogni anno a pochi giorni dalla festa della mamma. La posizione è la stessa dell’anno precedente. Al vertice della graduatoria si colloca l’Emilia-Romagna, seguita dalla Provincia Autonoma di Bolzano e dalla Valle d’Aosta, che torna sul podio dopo il forte arretramento registrato nell’edizione precedente. Il cosiddetto indice delle madri misura le condizioni delle madri attraverso 7 ambiti – Demografia, Lavoro, Rappresentanza, Salute, Servizi, Soddisfazione soggettiva e Violenza – utilizzando 14 indicatori provenienti da diverse fonti del sistema statistico nazionale.

Nonostante il crescente dibattito pubblico attorno al tema, la maternità si traduce ancora in un equilibrio fragile tra occupazione e carico di cura, tra desiderio e rinuncia, con carriere che si fermano o rallentano e difficoltà a rientrare nel mercato del lavoro.

Nella categoria Demografia, che riflette il continuo calo della fecondità, con il numero medio di figli per donna che resta su livelli bassi in tutto il Paese, la Liguria perde due posizioni e passa dal 10° al 12° posto. La Provincia Autonoma di Bolzano si conferma al primo posto.

La dimensione Lavoro (Tasso di occupazione madri con figli minorenni, Tasso di part-time involontario per le donne, Occupate in lavori a termine da almeno 5 anni e Numero di dimissioni per le madri con figli 0-3 per ogni 1000 donne occupate) registra un peggioramento netto in tutte le regioni: nel 2025 l’Italia scende a 88,3 punti, con un calo di oltre 11 punti rispetto al 2022 e di quasi 10 punti sull’ultimo anno. A pesare sono soprattutto l’aumento della precarietà, con la quota di donne occupate in lavori a termine da almeno 5 anni salita dal 17,4% al 19,1%, e la crescita delle dimissioni delle madri con figli piccoli, passate da 4,8 a 6,8 ogni 1.000 donne occupate. Migliora solo il part-time involontario, in lieve diminuzione, ma non basta a compensare il peggioramento complessivo. La Liguria perde una posizione scendendo al 5° posto rispetto al 4° della scorsa edizione.

La dimensione della Rappresentanza (percentuale di donne in organi politici a livello locale per regione) mostra un miglioramento complessivo: nel 2025 cresce la partecipazione delle donne alla vita politica a livello locale. Un progresso che però resta disomogeneo. La Liguria si conferma al 12° posto.

Per quanto riguarda la Salute (quoziente di mortalità infantile nel 1° anno di vita per regione e strutture sanitarie pubbliche e private accreditate per attività di consultorio per ogni 10mila abitanti) si registra solo lievemente un peggioramento in generale: la Liguria perde una posizione, scendendo al 13° posto (101,979).

Nei Servizi per la prima infanzia (offerti dai Comuni con l’indice di presa in carico degli utenti per 100 residenti 0-2 anni; percentuale classi a tempo pieno nella scuola primaria e percentuale bambini della scuola primaria che frequentano la mensa) la Liguria è settima. In generale i dati di questa categoria registrano un miglioramento complessivo.

La dimensione della Soddisfazione soggettiva delle donne (soddisfazione per il lavoro svolto delle donne e soddisfazione per il tempo libero delle donne) evidenzia differenze marcate tra territori, la Liguria si conferma all’11° posto.

Infine, la dimensione della Violenza – che misura la presenza di centri antiviolenza e case rifugio per 100 mila donne – evidenzia una distribuzione fortemente disomogenea sul territorio e mostra una sostanziale stabilità nel tempo. La Liguria guadagna due posizioni passando dal 12° al 10° posto.

Antonella Inverno, responsabile Ricerca e analisi dati di Save the Children Italia, commenta: “La lettura dei dati ci restituisce la fotografia di un Paese in cui la maternità resta ancora uno dei principali fattori di disuguaglianza. Viviamo in un sistema che continua a scaricare i costi della genitorialità in modo sproporzionato sulle donne, come il rapporto Le Equilibriste denuncia da undici anni. Nel 2026 dobbiamo ancora rimarcare come la situazione delle madri in Italia sia addirittura peggiorata rispetto agli scorsi anni. Nonostante gli impegni annunciati, aumentano le dimissioni delle neomamme e, tra le madri più giovani, la maggior parte non studia, non lavora e non è inserita in percorsi di formazione”.

La situazione in Italia

A fronte di una costante diminuzione delle nascite (nel 2025 se ne registrano circa 355 mila con una flessione del -3,9% in un anno) e un tasso di fecondità di 1,14 figli per donna, ben al di sotto della soglia di sostituzione e della media UE (1,34 nel 2024), l’età media al parto raggiunge i 32,7 anni e le madri under 30 sono una minoranza esigua. Quasi una donna su quattro tra i 25 e i 34 anni dichiara di non avere condizioni lavorative adeguate per avere un figlio.

Il report di Save the Children sottolinea anche come, in Italia la penalizzazione associata alla maternità sia pari al 33%, con effetti significativi e persistenti nel tempo. Guardando in particolare ai salari, nel settore privato per le madri può arrivare fino al 30% dopo la nascita di un figlio, mentre nel settore pubblico la penalizzazione è più contenuta (5%), ma comunque rilevante.

Rispetto alla partecipazione al mercato del lavoro, dai dati si evince che mentre gli uomini con figli sono più presenti nel mercato del lavoro degli uomini senza figli, per le donne avere figli è associato a una minore occupazione lavorativa. Se il 78,1% degli uomini tra i 25 e 54 anni senza figli è occupato, con una percentuale che si attesta al 92,8% tra i padri con almeno un figlio minore (92,9% per chi ne ha uno e 92,7% per chi ne ha due o più), per le donne della stessa fascia d’età la situazione è molto diversa: lavora il 68,7% tra quelle senza figli, ma la quota scende al 63,2% tra le madri con almeno un figlio minorenne (67% per chi ne ha uno e 58,8% con due o più). Il tasso di occupazione scende ancora per le madri con almeno un figlio in età prescolare (58,2%). Rispetto agli scorsi anni, a fronte di un incremento dell’occupazione, anche femminile, sono proprio le donne e in particolare le madri, a beneficiare di meno del trend positivo: tra le donne 25-54enni con almeno un figlio minore, l’occupazione nel 2025 rispetto al 2024 è aumentata dello 0,1%, mentre l’aumento è dello 0,9% per gli uomini nelle stesse condizioni.

Le differenze territoriali sono marcate: tra le madri 25-54enni con almeno un figlio minore il tasso di occupazione si attesta al 73,1% al Nord e 71% al Centro, mentre nel Sud e isole scende al 45,7%. Un fattore di protezione risulta essere il titolo di studio: tra le madri con figli minori il tasso di occupazione cresce in modo netto per le più istruite, dal 37,7% tra le donne con al massimo la licenza media, al 62,8% tra le diplomate, fino all’85,4% tra le laureate.

Il pianeta maternità è caratterizzato anche dal part-time: ne fanno ricorso il 32,6% delle donne 25-54enni con almeno un figlio minore (di cui l’11,7% è part-time involontario), contro il 3,5% dei padri nella stessa condizione. In aumento la quota di donne occupate con contratti a termine da almeno 5 anni (da 17,4% a 19,1%).

Le mamme giovani più esposte alle diseguaglianze

Dal rapporto di Save the Children emerge che la maternità prima dei 30 anni è oggi sempre più rara e rappresenta un’eccezione: in Italia, nel 2025, le mamme tra i 20 e i 29 anni sono circa 300 mila, pari al 2,9% del totale delle mamme. Solo il 6,6% dei giovani nella stessa fascia d’età è genitore.

Se la presenza di genitori tra i 20 e i 29 anni è distribuita in modo relativamente uniforme sul territorio nazionale, con differenze contenute e valori solo leggermente più elevati nel Nord, è invece nella partecipazione al lavoro che emerge un divario netto, soprattutto tra uomini e donne.

In Italia, nel settore privato il 25% delle madri under35 esce dal mercato del lavoro nell’anno della nascita del primo figlio, contro il 12% delle over 35. Tra i 20-29enni, l’occupazione maschile aumenta con la genitorialità: lavora l’87,2% dei padri contro il 52,6% degli uomini senza figli, mentre per le donne accade l’opposto, con un tasso di occupazione pari al 42% tre le giovani senza figli e al 33,4% tra le madri. Il divario si amplia ulteriormente con l’aumentare dei figli: tra chi ne ha due o più, risultano occupati l’83,7% dei padri contro appena il 23,2% delle madri.

La distanza si riflette anche nei livelli di inattività: tra i genitori 20-29enni è inattivo il 59,8% delle madri (che aumenta al 70% con due o più figli), contro appena il 6,2% dei padri (in flessione al 5,8% con due o più figli). In questo gruppo, tuttavia vi possono essere anche mamme ancora alle prese con gli studi, mentre tra le mamme giovanissime, tra i 15 e i 29 anni, il 60,9% non studia, non lavora e non è inserita in alcun percorso di formazione (Neet), contro l’11,3% dei padri.

Giovani divisi tra desiderio di genitorialità e voglia di andare via

Anche se l’81,8% dei giovani tra i 18 e i 24 anni dichiara di voler diventare genitore in futuro, questo desiderio fatica a tradursi in scelte concrete nel breve periodo. Tra le donne della stessa fascia d’età, il 14,8% prevede di avere un figlio entro tre anni (11,4% “probabilmente sì” e 3,4% “certamente sì”), quota superiore a quella dei coetanei maschi. Le intenzioni crescono nella fascia 25–34 anni, raggiungendo il 41,6% tra le donne e il 35,7% tra gli uomini, ma restano indicative di una progettualità che si consolida solo con l’avanzare dell’età.

Tra le under 35 aumentano sia le migrazioni all’estero sia quelle interne: in 10 anni, dal 2014 al 2024 le expat sono aumentate del 125%, arrivando a rappresentare quasi una giovane su dieci. Ancora più preoccupante è però la mobilità interna: secondo un approfondimento a cura di Svimez contenuto nel rapporto, le migrazioni femminili 25‑34 anni, come quelle maschili, seguono quasi esclusivamente la direttrice Sud‑Nord. Sempre tra il 2014 e il 2024, oltre 200mila under35 del Mezzogiorno si sono trasferite al Centro‑Nord, aggravando il declino demografico del Sud, dove nel 2025 le nascite calano del 5%, più che ne resto del Paese.

La necessità di politiche strutturali a tutela della maternità

“Per sostenere davvero la genitorialità è fondamentale adottare politiche strutturali, fondate su interventi integrati: occupazione stabile, servizi per l’infanzia accessibili e di qualità, adeguati strumenti di sostegno economico e percorsi di autonomia abitativa per le giovani generazioni. Serve rafforzare un welfare coerente e coordinato lungo tutto l’arco della vita, insieme a un’organizzazione del lavoro compatibile con le responsabilità familiari − afferma Giorgia D’Errico, Direttrice Affari pubblici e Relazioni istituzionali di Save the Children, sottolineando come − la condivisione della cura rappresenti una leva decisiva per ridurre le disuguaglianze di genere e rendere sostenibile la maternità. In questa direzione, è fondamentale riformare il sistema dei congedi per garantire una reale equità tra genitori, introducendo congedi paritari come diritto individuale. Allo stesso tempo, va potenziato il sistema educativo 0-6, assicurando servizi di qualità omogenei su tutto il territorio, continuità tra nidi, scuole dell’infanzia e percorsi scolastici successivi, e una piena integrazione con i servizi del territorio”.

I progetti di Save the Children a sostegno della genitorialità

Save the Children Italia sostiene la genitorialità nei primi anni di vita con programmi rivolti a bambini 0-6 anni e alle loro famiglie, in collaborazione con realtà territoriali qualificate. Gli interventi iniziano già in gravidanza e si concentrano sulle situazioni di maggiore vulnerabilità.
Il programma Fiocchi in Ospedale affianca i neogenitori con ascolto, orientamento e accesso ai servizi. Dal 2012 al 2025 ha raggiunto decine di migliaia di bambini, adulti e genitori in tutta Italia. Gli Spazi Mamme, che sono attivi in 14 città e dal 2014, hanno coinvolto oltre 40 mila genitori e più di 30 mila bambini, li supportano genitori e bambini con particolare attenzione alle madri fragili, rafforzando le competenze genitoriali e relazioni familiari attraverso percorsi e laboratori.
I Poli Millegiorni promuovono un modello territoriale integrato per la prima infanzia e la conciliazione vita-lavoro e sono attivi in 7 territori, offrendo servizi educativi e di supporto ai genitori. A Roma, infine, il progetto Nuovi Percorsi sostiene famiglie monoparentali vulnerabili verso autonomia e accesso ai servizi essenziali.

Autore
Genova24

Potrebbero anche piacerti