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In sintesi
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Da qualche parte, in fondo a un lago prosciugato milioni di anni fa e a milioni di chilometri dalla Terra, un rover solitario continua a scavare nel passato del pianeta rosso. È Curiosity che sta esplorando il cratere Gale da quattordici anni e in questo tempo ha visto di tutto: texture rocciose che sembrano squame di drago, mezzogiorni rossi, tramonti di un blu innaturale e persino eclissi generate dalle due lune marziane che danzano nel cielo notturno. Il terreno accidentato del cratere custodisce segreti e stranezze, che prima o poi, trovano una spiegazione.... Il mistero dei buchi
L'ultima scoperta di Curiosity però è difficile da spiegare. Si trattadi piccoli buchi, sparsi sul terreno fotografati dal rover mentre risaliva la Valle Grande, l'ampia gola che attraversa gli strati ricchi di solfati del Monte Sharp, la montagna che domina il centro del cratere. Non è la prima volta che Marte mostra cavità nel suo suolo: ovunque ci sia una storia di impatti meteoritici e una geologia complessa, prima o poi spuntano buche e avvallamenti. Di norma la spiegazione è semplice: ciottoli o noduli minerali, più resistenti della roccia che li circonda, restano al loro posto mentre tutto attorno si erode, finché anche loro cedono e lasciano dietro di sé una piccola cicatrice nel terreno.. Un'anomalia geologica
Ma queste nuovi solchi non seguono le regole canoniche della geologia marziana. «Sono insolitamente larghe, sorprendentemente poco profonde, e nei dintorni non c'è traccia di alcun ciottolo o nodulo che poteva essere contenuto al loro interno», spiega Michelle Minitti, vice responsabile scientifica del progetto MAHLI. Trattandosi di una anomalia, il team scientifico di Curiosity ha deciso di indagare più a fondo.. La fotocamera MAHLI, montata sul braccio del rover, ha scrutato da vicino l'interno delle cavità, mentre le Mastcam hanno catturato immagini stereoscopiche del terreno circostante — dati che, combinati, permetteranno di costruire modelli tridimensionali della superficie e, forse, di risalire all'origine del mistero.. In viaggio verso la vetta del Monte Sharp
Curiosity si trova in un territorio quasi del tutto inedito. A inizio anno il rover si è lasciato alle spalle il cosiddetto terreno a "scatola" (boxwork), un intrico di creste mineralizzate che ricordava una ragnatela pietrificata, plasmata – si pensa – da acque sotterranee scomparse miliardi di anni fa.. Poco prima ancora, aveva attraversato un'altra distesa sorprendente: un intero campo di fratture poligonali a forma di nido d'ape, ciascuna larga solo pochi centimetri, che si estendeva a perdita d'occhio nella Valle Grande — una texture così inattesa da lasciare senza parole persino gli scienziati della missione, abituati ormai a ogni stranezza marziana. Ora, mentre risale sempre più in alto lungo i fianchi del Monte Sharp, Curiosity attraversa le rocce solfatiche stratificate che cambiano "pelle" man mano che il rover sale: variano consistenza, composizione chimica, resistenza all'erosione — come se ogni livello custodisse un capitolo diverso della lunga e mutevole storia climatica di Marte.. Le pagine scritte nella roccia
Un capitolo che, nel frattempo, ha appena toccato un traguardo simbolico: alla fine di agosto 2026 Curiosity ha superato i 1.000 metri di dislivello dalla base del cratere. La vetta del Monte Sharp si erge per 5,5 chilometri sopra il fondo del cratere e i suoi strati sedimentari sono come le pagine di un libro geologico: raccontano, uno sopra l'altro, epoche diverse nella storia del pianeta. Salendo lentamente, Curiosity legge quelle pagine una ad una, cercando di capire come un mondo un tempo bagnato da acqua si sia trasformato nel deserto rosso e arido che conosciamo oggi.. E i buchi non sono l'unico indizio rimasto in sospeso. I ricercatori hanno notato anche bruschi cambiamenti nell'aspetto degli strati rocciosi più recenti — alcuni grigi, più ruvidi, che sembrano resistere all'erosione in modo del tutto diverso rispetto alla roccia circostante. Per capirne il motivo, Curiosity è stato incaricato di prelevare campioni chimici, i cui risultati richiederanno ancora tempo per essere analizzati. Anche il mistero dei buchi, per ora, resta aperto. Erosione insolita? Una proprietà nascosta nella roccia?.
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