Margherita Oggero racconta I misteri delle cantine di Carolina Invernizio

  • Postato il 9 marzo 2026
  • Cultura
  • Di Quotidiano Piemontese
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TORINO – C’è una Torino che possiamo trovare solo nei libri e in qualche immagine in bianco e nero, è la Torino degli studenti e delle sartine, delle passeggiate al Valentino, di un mondo borghese che non c’è più. E’ questa la Torino che ritroviamo ne I misteri delle cantine, splendido romanzo di Carolina Invernizio meritevolmente riportato alla luce da Capricorno.

Siamo alla fine del XIX secolo (la storia comincia la vigilia dell’Epifania dle 1872) e affrontiamo un viaggio che ci porta a conoscere una serie di personaggi che animano la Torino di quegli anni. Abbiamo nobili ricchi e professionisti arricchiti, giovani spiantati e piccoli delinquenti, donne sognatrici, matrone e bambini che sperano in un futuro migliore.

Il romanzo si apre con la morte di una giovane ragazza (poi scopriremo di chi si tratta) e ci accompagna in quelle che è una vera e propria saga familiare che attraversa i decenni.

Carolina Invernizio, che nella sua vita ha scritto oltre 130 romanzi, ha una scrittura semplice, coinvolgente, che avvince il lettore e lo tiene legato alla vicenda. Ci ritroviamo a voler sapere che fine faranno i personaggi, se sopravviveranno, se riusciranno nei loro intenti. Ci troviamo a tifare per l’uno o per l’altro in un’altalena di situazioni. Si, perchè, anche se questo non è puramente un giallo, l’autrice ha quel modo lì di costruire le storie, crea situazioni e poi le smonta, ci fa amare un personaggio e poi lo rivolta facendocelo odiare.

Sullo sfondo di questa saga appassionante, dolce e violenta allo stesso tempo, dove non mancano toni cupi e tratti noir e perfino horror, sullo sfondo – dicevo – si muove una Torino frenetica, non più capitale d’Italia ma pronta a diventarne il motore economico e industriale. Una Torino nettamente spaccata, divisa tra ricchi e derelitti, dove però l’aspetto sociale che la caratterizzerà negli anni a venire è già evidente.

Al termine del romanzo troviamo una lettura di Margherita Oggero, che analizza la scrittura di Carolina Invernizio esaltandone la genuinità. Troverete una necessaria e appassionata difesa del pane e mortadella. Abbiamo scambiato con Margherita Oggero due battute sulla sua prolifica predecessora.

L’intervista con Margherita Oggero

“I misteri delle cantine” ci riporta alla Torino degli studenti e delle sartine. E’ una Torino che ami?

Per me è una sorta di Torino di seconda mano, attraverso il ricordo di canzonette sentite alla radio o cantate da mia mamma. “Signorinella pallida” per esempio, che a sua volta era una versione riduttiva di A Silvia ed esprimeva più o meno lo stesso smarrimento circa lo scorrere del tempo. Mi piaccciono molto queste variazioni di piani sentimentali.

Siamo di fronte ad una saga familiare che sfocia nel giallo, nel noir e perfino nell’horror. Secondo te che tipo di romanzo è?

E’ un romanzo che più popolare non si può, come molti best seller di oggi. Appartiene a un tipo di narrativa che soddisfa il bisogno di avventura, di brividi, di attesa della soluzione finale. In cui i buoni sono colombe, e i cattivi sono serpenti. Di qua il bianco, di là il nero, quasi inesistente il grigio.

Veniamo a Carolina Invernizio. Nella tua lettura a fine romanzo fai un’accorata difesa del pane e mortadella. Quali sono le caratteristiche che più ami di questa autrice?

La disinvoltura con cui intreccia gli snodi della storia, la noncuranza del verosimile, lo strabordare dell’immaginazione. Carolina inventa, non ci affligge con la sua autobiografia.

Cosa può regalarci ancora oggi un romanzo di Carolina Invernizio?

La stessa soddisfazione trasgressiva di fronte al conformismo del politicamente corretto, del rispetto totale della dieta stilata dal nutrizionista, della gerarchia rigida delle cosiddette buone maniere, delle piccole ipocrisie di cui siamo spesso colpevoli. Anche se, lo sappiamo benissimo, Carolina invernizio non è Céline.

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Quotidiano Piemontese

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