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Maradona, l'accusa contro i dottori: "Lo abbandonarono al suo destino, morte annunciata". Chiesti 12 anni di condanna al suo medico di fiducia

  • Postato il 8 ottobre 2026
  • Di Virgilio.it
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Maradona, l'accusa contro i dottori: "Lo abbandonarono al suo destino, morte annunciata". Chiesti 12 anni di condanna al suo medico di fiducia

Una condanna a 12 anni di reclusione per omicidio volontario con dolo eventuale. È la pena richiesta dalla procura per Leopoldo Luque, il neurochirurgo e principale imputato nel processo sulla morte di Diego Armando Maradona, arrivato alle battute finali davanti al tribunale di San Isidro.

Maradona, le richieste della Procura

I procuratori Patricio Ferrari e Cosme Iribarren hanno illustrato le richieste nei confronti dei sette imputati, distinguendo le diverse responsabilità contestate. Per tre professionisti sanitari sono state sollecitate pene comprese tra otto e dodici anni per omicidio con dolo eventuale: secondo l’accusa, avrebbero agito pur essendo consapevoli che le proprie negligenze avrebbero potuto condurre alla morte del paziente.

Le accuse ai medici di Diego

La richiesta più pesante riguarda Luque, medico di fiducia di Maradona all’epoca dei fatti. Ferrari ha ricostruito le azioni e le presunte omissioni dell’équipe tra l’11 e il 25 novembre 2020, periodo compreso tra il trasferimento dell’ex campione dalla Clínica Olivos, dove era stato operato per un ematoma subdurale, e la sua morte nella casa presa in affitto a Tigre. Per Nancy Forlini, responsabile delle cure domiciliari per conto di Swiss Medical, la procura ha chiesto 10 anni di carcere, mentre per la psichiatra Agustina Cosachov la richiesta è di otto anni.

Per altri tre imputati – lo psicologo Carlos Díaz, il coordinatore degli infermieri Mariano Perroni e l’infermiere Ricardo Almirón – l’accusa ha invece sollecitato pene comprese tra quattro e cinque anni, contestando il reato di omicidio colposo. Per loro è stata inoltre richiesta l’interdizione dall’esercizio della professione per un periodo pari al doppio della pena detentiva La procura ha chiesto invece l’archiviazione nei confronti del medico Pedro Di Spagna, ritenendo che non avesse «né il potere né la possibilità di decidere sull’orientamento delle cure» riservate a Maradona.

«Un’organizzazione caotica»

Al centro delle conclusioni dell’accusa c’è soprattutto la gestione dell’assistenza domiciliare. Secondo la procura, la decisione di evitare un nuovo ricovero ospedaliero, unita alle carenze organizzative e sanitarie della casa in cui Maradona trascorse gli ultimi giorni, avrebbe contribuito in maniera decisiva al suo decesso. Ferrari ha parlato di una «organizzazione caotica» dell’assistenza, sfociata in una vera e propria «situazione di abbandono». L’abitazione, secondo quanto emerso nel processo, non disponeva di un letto ospedaliero, di un defibrillatore, di un kit per le flebo immediatamente disponibile né di un’ambulanza pronta a intervenire. Un sistema di assistenza definito dalla procura come «la più carente e temeraria di sempre». «Non c’era nulla, il vuoto assoluto», ha sottolineato Ferrari davanti ai giudici.

I segnali ignorati prima della morte del Pibe de Oro

Il processo, arrivato alla 45ª udienza, ha dedicato ampio spazio anche alle condizioni di salute di Maradona nei giorni precedenti alla morte. Numerosi esperti ascoltati in aula hanno indicato una serie di segnali clinici che, secondo l’accusa, avrebbero dovuto indurre l’équipe a intervenire: gonfiori, edemi, ascite, difficoltà respiratorie e tachicardia.

Per Iribarren, quei segnali dimostrerebbero che la morte del campione non fu un evento improvviso e imprevedibile. «La morte di Diego Armando Maradona non è certo arrivata dal nulla: i segnali di questo esito fatale avevano iniziato a manifestarsi molto tempo prima», ha affermato il viceprocuratore, richiamando anche le conclusioni della commissione medica interdisciplinare istituita nel 2021 per fare luce sulle circostanze del decesso.

La foto di Diego e le lacrime delle figlie

In aula è stata nuovamente mostrata la fotografia di Maradona sul letto di morte, con l’addome fortemente gonfio. Un’immagine che ha provocato una reazione dolorosa nelle figlie del Diez, che si sono coperte il volto con le mani per non guardare la fotografia del padre. «Così è morto Maradona, la sua triste fine del 25 novembre», ha detto Ferrari davanti all’immagine. Per il procuratore si tratta della «cronaca di una morte annunciata», il risultato di tutte le azioni e, soprattutto, delle omissioni di chi avrebbe dovuto garantire la salute del paziente.

Gli imputati respingono le accuse

Gli imputati, a partire da Luque, continuano a respingere ogni responsabilità individuale per la morte del fuoriclasse argentino. La difesa sostiene che il decesso sia riconducibile a condizioni cliniche estranee alle specifiche competenze e ai ruoli ricoperti dai singoli professionisti coinvolti nell’assistenza. Il processo entra così nella fase conclusiva. Dopo le richieste della procura, toccherà alla difesa degli imputati concludere le proprie argomentazioni prima che i giudici si pronuncino sulle responsabilità legate alla morte di uno dei calciatori più iconici della storia.

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Virgilio.it

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