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Mantova e mezzo secolo lontano dalla Serie A: Modesto carica i suoi e sogna l'impossibile

  • Postato il 1 ottobre 2026
  • Di Virgilio.it
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Mantova e mezzo secolo lontano dalla Serie A: Modesto carica i suoi e sogna l'impossibile

Per quasi cinquantacinque anni la Serie A è rimasta un ricordo lontano, una fotografia sbiadita nella storia del Mantova. L’ultima apparizione dei virgiliani nella massima serie risale alla stagione 1971-72, chiusa con la retrocessione al quattordicesimo posto. Oggi, però, al Martelli si torna a pronunciare quella parola che per generazioni di tifosi è rimasta soltanto un sogno: Serie A. Lo fa una squadra che appena pochi mesi fa aveva come obiettivo principale quello di restare in cadetteria dopo la salvezza acciuffata pochi mesi fa e che adesso, dopo cinque giornate, si ritrova imbattuta e nelle zone altissime della classifica.

Dalla sofferenza alla voglia di stupire

Il punto di partenza è fondamentale per capire il momento del Mantova. La scorsa stagione si è conclusa con 46 punti e il nono posto, lontano dalle zone nobili della classifica ma soprattutto con la certezza di aver conquistato una salvezza importante in un campionato estremamente competitivo. I biancorossi hanno chiuso con tredici vittorie, sette pareggi e diciotto sconfitte (tante, anzi troppe), segnando quarantacinque reti e incassandone cinquantasette. Un percorso fatto di difficoltà, cambiamenti e momenti delicati, dal quale la società ha deciso di ripartire confermando Francesco Modesto e costruendo un progetto basato soprattutto sulla crescita dei giovani. Ed è proprio questo il “mantra” scelto dall’allenatore: progetto. L’allenatore originario di Crotone, nell’intervista alla Gazzetta dello Sport, ha raccontato la volontà del club di puntare su ragazzi giovani, molti dei quali di proprietà, creando una struttura capace di crescere nel tempo. Francesco Modesto, inoltre, ha anche sottolineato come i risultati siano una conseguenza del lavoro quotidiano e della mentalità con cui la squadra affronta gli allenamenti: «Proviamo a spingere i ragazzi oltre i loro limiti: con questa mentalità si va lontano» – ha detto l’allenatore alla Rosa.

Cinque giornate senza sconfitte

E i numeri, almeno in questo avvio, stanno dando sostanza alle parole. Il Mantova ha cominciato il campionato vincendo 2-1 sul campo della Carrarese, poi ha superato l’Empoli 3-1 davanti ai propri tifosi. A Cesena è arrivato un pareggio per 1-1, prima del 2-0 rifilato alla Sampdoria nel recinto di casa. L’ultimo appuntamento, contro il Pisa, si è chiuso invece sul 2-2. Cinque partite, tre vittorie e due pareggi: 11 punti, 10 gol segnati e appena 5 subiti. Un rendimento importante che ha portato la formazione virgiliana al terzo gradino della classifica, alle spalle di Palermo e della sorpresa Sudtirol allenata per volere della sorte dall’ex Davide Possanzini (proprio quell’allenatore che riportò la città a respirare la B nel 2024), mantenendo comunque un margine minimo dalle prime posizioni. La differenza, rispetto alla scorsa stagione, inoltre, non sta soltanto nei punti conquistati, ma la squadra sembra avere acquisito una consapevolezza diversa.

Ruocco è l’uomo copertina

Tra i protagonisti assoluti di questo inizio c’è Francesco Ruocco. Il centravanti classe 2001 è già diventato uno dei riferimenti offensivi della squadra e ha iniziato la stagione con numeri importanti. Sono quattro le reti segnate in campionato nelle prime cinque giornate, alle quali si aggiungono le due realizzate in Coppa Italia tra cui una arrivata nella vittoria sulla Lazio (capolista in Serie A) allo stadio Olimpico. Il suo rendimento ha accompagnato quello di una squadra capace di trovare gol con continuità e di distribuire responsabilità offensive tra più interpreti. Ruocco, inoltre, rappresenta bene anche la filosofia del nuovo Mantova: valorizzare giocatori ancora in crescita, affidando loro responsabilità importanti e creando le condizioni per farli maturare. Accanto a lui ruotano anche altri interpreti quali Ettore Gliozzi, arrivato in estate dal Modena, il talento di Rares Ilie e la qualità di Rachid Kouda, mentre in mezzo al campo Simone Trimboli rappresenta uno dei riferimenti della squadra.

L’impronta di Modesto

Il tecnico calabrese è diventato così il punto di riferimento di un gruppo che sta cercando una propria identità. La conferma fino al 2029 testimonia la fiducia della società nel suo lavoro e la volontà di costruire un percorso senza vivere soltanto alla giornata. Modesto ha spiegato alla Gazzetta dello Sport, di voler una squadra capace di riconoscere i diversi momenti delle partite, alternando pressione, aggressività e gestione del pallone. «Cerchiamo la nostra identità, cercando di riconoscere i momenti della gara», ha spiegato recentemente. L’obiettivo dell’allenatore è quindi quello di trasmettere ai suoi ragazzi una mentalità ambiziosa, senza però perdere il contatto con la realtà. Il concetto è semplice: migliorare ogni giorno, pretendere qualcosa in più dai propri giocatori e trasformare la competizione interna in uno strumento di crescita.

Un sogno che parte dal Martelli

Il Mantova, del resto, non ha iniziato questa stagione con l’obiettivo dichiarato di tornare in Serie A. Sarebbe stato difficile farlo dopo una stagione nella quale la priorità era stata conquistare la salvezza, ma il calcio cambia rapidamente e cinque giornate possono modificare la percezione di una squadra. Il terzo posto, gli 11 punti e l’imbattibilità hanno acceso una possibilità che fino a pochi mesi fa sembrava lontana, ma la promozione nel massimo campionato italiano, al momento, rimane solo una suggestione bellissima, una di quelle che rendono una stagione più affascinante e che trasformano ogni partita in un nuovo capitolo. Insomma cinquantacinque anni dopo l’ultima volta, il nome della Serie A torna così a circolare dalle parti del Martelli ed è inevitabile che nell’aria, dopo un inizio di questo tipo, non ci può non essere entusiasmo. Modesto, intanto, continua a spingere. Perché prima della Serie A c’è un limite da superare: quello della propria ambizione.

Autore
Virgilio.it

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