Mancini sorride dopo la "soluzione all'italiana" tra Malagò e Buonfiglio: il suo progetto può andare avanti
- Postato il 7 ottobre 2026
- Di Virgilio.it
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Un film all’italiana, con un finale preannunciato: il caso Malagò è terminato con una sorta di compromesso storico. La FIGC è stata commissariata, ma il commissario sarà proprio lui fino alle prossime elezioni, in cui dovrebbe mantenere le preferenze che si era costruito. Tutto è partito da un problema di forma: un mancato tesseramento prima delle votazioni. Da lì il ricorso dell’avvocato Miele e la storia che conosciamo. L’unico vincitore in questo caos è il ct Mancini, che può festeggiare la mancata scissione ai vertici e una continuità tanto sperata. Qualora si fosse arrivati a un epilogo diverso, si sarebbe dovuto ricominciare da capo. E nessuno lo ha voluto.
- Il caso Malagò e il commissariamento
- Malagò resta al comando: il compromesso con Buonfiglio
- Mancini può sorridere: "La cosa più positiva"
Il caso Malagò e il commissariamento
La vicenda nasce dalla contestazione dell’avvocato Renato Miele sulla regolarità della candidatura di Giovanni Malagò. Al centro della disputa c’è il mancato tesseramento FIGC prima delle elezioni, una questione apparentemente tecnica che ha finito per mettere in discussione l’intero percorso che aveva portato Malagò alla presidenza. Da quel momento sono partiti ricorsi, valutazioni degli organi della giustizia sportiva e un confronto sempre più delicato all’interno del sistema. Malagò, eletto con il 68,58% dei voti, si è così trovato a dover difendere non tanto il consenso ottenuto dall’assemblea, quanto la regolarità formale della propria candidatura.
La svolta è arrivata nelle ultime ore con la decisione di commissariare la FIGC. Una scelta che, almeno sulla carta, avrebbe potuto rappresentare una rottura netta con la precedente gestione. E invece è arrivato il passaggio più sorprendente: a guidare la Federazione nel periodo di transizione sarà proprio Malagò. Il commissariamento diventa quindi una soluzione di equilibrio, anche se sta facendo storcere il naso. La precedente elezione viene superata sul piano formale, ma il risultato politico di quella consultazione non viene cancellato. Malagò resta al centro del progetto e accompagnerà la FIGC verso le nuove elezioni.
Malagò resta al comando: il compromesso con Buonfiglio
È qui che entra in gioco il confronto con Luciano Buonfiglio. La soluzione trovata ha evitato di trasformare la vicenda in una guerra istituzionale e ha consentito al sistema sportivo di uscire dall’impasse senza aprire una fase di completa discontinuità. Una scelta voluta da tutti, dopo gli ultimi buoni risultati della nazionale di Mancini. Malagò non sarà più presidente della FIGC, ma assumerà il ruolo di commissario. Un incarico temporaneo, in attesa delle nuove elezioni, che gli permette però di mantenere un ruolo decisivo nella gestione della Federazione.
Il dato politico più importante resta quello del consenso: alle precedenti elezioni Malagò aveva raccolto quasi il 69% delle preferenze. Ecco perché la sua permanenza, seppur in una veste diversa, rappresenta una sorta di continuità con quanto deciso dall’assemblea. È la classica soluzione all’italiana: cambiare la forma per salvare la sostanza. Il commissariamento ha consentito di superare il problema che aveva fatto esplodere la vicenda, mentre la scelta dello stesso Malagò come commissario ha evitato di azzerare gli equilibri costruiti negli ultimi mesi. E soprattutto ha scansato un nuovo terremoto ai vertici della FIGC proprio mentre la Nazionale è impegnata nel proprio percorso.
Mancini può sorridere: “La cosa più positiva”
E proprio la continuità è ciò che interessa maggiormente a Roberto Mancini. Il ct non ha nascosto la propria soddisfazione ai microfoni di Sky: “Sono felice che le cose siano state portate a termine. Mi sembra che vada bene a tutti, mi sembra la cosa più positiva“. Poche parole che fotografano bene il momento. Il ct può continuare a lavorare sul suo progetto senza dover fare i conti con una nuova scissione ai vertici della FIGC. La partita istituzionale non è ancora definitivamente chiusa, perché si dovrà tornare alle urne, ma almeno il progetto tecnico può andare avanti senza ripartire da zero.