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Manchester City, Marco Bellinazzo: “Aspetto sanzioni di compromesso, non le più gravi. E vi spiego perché”

  • Postato il 2 ottobre 2026
  • Di Virgilio.it
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Manchester City, Marco Bellinazzo: “Aspetto sanzioni di compromesso, non le più gravi. E vi spiego perché”

Sono giorni complicati in casa Manchester City. La commissione indipendente della Premier League accusa il club inglese di aver mascherato, come sponsorizzazioni, finanziamenti occulti per oltre un miliardo di euro versati dalla sua stessa proprietà. Un sistema che sarebbe durato anni, dal 2009 al 2018: la società dello sceicco Mansur bin Zayd Al Nahyan ha sempre respinto ogni accusa e dovrà difendersi nelle sedi opportune per evitare sanzioni anche pesanti: dalla multa alla penalizzazione fino all’esclusione dal campionato.

Ne abbiamo parlato con un esperto come Marco Bellinazzo, giornalista de ‘Il Sole 24 Ore’ nonché autore del libro ‘La colpa è di chi muore’ pubblicato da Fandango Libri e appena insignito del Premio Coni Miglior Romanzo, che ci ha spiegato quello che sta succedendo adesso e cosa potrebbe accadere dopo.

“C’erano delle regole contabili in Premier, così come in ambito UEFA, ma il problema adesso riguarda appunto le regole contabili della Premier, per cui bisognava avere un certo livello di perdite massime consentite, un certo livello di equilibrio tra le entrate e le uscite. Il Manchester City è accusato, anzi è stato riconosciuto colpevole in primo grado, mettiamola così, di aver utilizzato una serie di escamotage per rientrare nei parametri, mentre evidentemente era in una situazione per cui era fuori da questi paletti. E lo ha fatto sistematicamente, questa è la cosa più grave, per circa nove anni, è il periodo in cui si concentrano le violazioni accertate”.

La domanda che tutti si fanno è, ovviamente, cosa rischia davvero il Manchester City?

“Il tipo di sanzione dipenderà dalla gravità anche economica delle accuse che verranno accertate, nel senso che ora sono state accertate da questa commissione indipendente, ma il City ha annunciato ricorso, quindi ci sarà una sorta di dibattimento, se possiamo fare l’esempio di un processo. Bisognerà, poi, stabilire l’entità delle violazioni, nel senso che quelle di cui viene accusato il City sono fondamentalmente di due tipi.

Una parte ha a che fare con una sorta di occultamento dei costi, nel senso che una parte degli stipendi dei calciatori e, probabilmente, anche degli allenatori, si parla ad esempio degli stipendi di Roberto Mancini, parrebbero non pagati direttamente dal club, ma da società esterne. Apparentemente esterne, questo è il tema, alle quali si sarebbe finto di vendere per esempio i diritti d’immagine e per eventuali pubblicità, ma l’accusa è che quei soldi facessero parte dell’ingaggio, quindi non comparissero direttamente nel bilancio del Manchester City.

Queste società sono state collegate alla proprietà di Abu Dhabi del club. Una volta accertate le violazioni, è chiaro che si avrebbe un rilievo contabile molto grave, e potrebbe portare verso sanzioni molto severe”.

C’è anche una seconda parte di accuse.

“Sì, l’altra parte pregnante, sostanziosa, delle accuse riguarda le cosiddette sponsorizzazioni fittizie. Le norme finanziarie hanno un principio, cioè che le società siano autonome e che non si possa ricorrere all’infinito, per far apparire l’equilibrio tra entrate e uscite, ai soldi della proprietà, perché altrimenti una proprietà ricchissima potrebbe spendere miliardi e miliardi e prendersi i giocatori più forti. Cosa è successo in quegli anni dal punto di vista delle sponsorizzazioni? All’inizio del percorso il City, nel 2008 quando è stato acquistato dallo sceicco Mansur di Abu Dhabi, aveva 100 milioni di fatturato.

Era al di sotto, per intenderci, dei nostri club principali, Inter, Milan e Juve e anche di tanti altri club inglesi. Per far apparire una crescita importante dei ricavi si è ricorso all’escamotage di sponsorizzazioni verso il club fatte dalla stessa proprietà, cioè di soldi di ricavi che la stessa proprietà faceva apparire a bilancio attraverso sponsorizzazioni di aziende collegate o, comunque, foraggiate dalla proprietà. Nel tempo preso in esame si parla di quasi un miliardo.

Il City si difenderà dicendo che quelle erano sponsorizzazioni vere, che avevano una loro logica finanziaria e che di fatto quell’ammontare che viene contestato in realtà è molto più basso. Si arriverà ad una forma di compromesso da questo punto di vista, però questo andrà discusso sponsorizzazione per sponsorizzazione, per cui i tempi non saranno brevissimi per arrivare alle sanzioni. Questo è il quadro complessivo: è molto articolato e ci fa capire come sia difficilissimo immaginare che tipo di sanzioni arriveranno”.

Bellinazzo entra nel merito della vicenda.

“A mio avviso, c’è un tema di fondo legato al fatto che quelle regole di fair play finanziario applicate sia in Premier che in ambito UEFA, erano regole che avevano una giusta finalità, perché all’epoca, parliamo del 2011, quando il FFP fu varato, il calcio europeo nel suo insieme perdeva ogni anno più di un miliardo e mezzo di Euro e quindi si cercò di porre dei rimedi per evitare che i club fallissero.

Il principio era che i club si devono sostenere autonomamente, questo però cosa ha comportato? I club più ricchi, quelli che fatturavano già di più, evidentemente da questa norma sono stati avvantaggiati, perché potevano permettersi i giocatori più forti pagando stipendi più alti, vincevano, erano sempre in Champions e si sono arricchiti ulteriormente. Quelli che avevano fatturati più bassi, avevano anche più difficoltà a crescere, perché per crescere nel calcio devi vincere, per vincere devi avere giocatori importanti, per avere giocatori importanti devi avere soldi per pagarli.

Quando sono arrivati gli sceicchi al City è evidente che si sono trovati un po’ con le mani legate: per far crescere questi club, farli vincere e poi attirare magari sponsor veri, hanno fatto ricorso a tutti questi escamotage che in qualche modo sono stati accettati dalla UEFA e nel corso degli anni ha applicato sanzioni. Il City, ricordo sempre, è stato escluso qualche anno fa dalle competizioni europee e poi ha fatto ricorso al TAS ed è rientrato, e non c’era tutta la mole di documentazione venuta fuori con Football Leaks.

Non ci sono modi più efficaci, date le regole, per far crescere la competitività dei club che hanno acquistato. D’altro canto, dalla decisione che verrà presa si capirà quale sarà e quale dovrà essere il futuro del calcio, non solo in Europa. Al di là della giustificazione economica di queste operazioni, le regole c’erano e, in caso di violazioni, una sanzione che non comporti quanto meno la retrocessione del City, credo che determinerebbe una sorta di liberalizzazione e minerebbe la credibilità di tutto il sistema”.

Quindi, cosa rischia davvero il Manchester City?

“Mi aspetterei delle sanzioni molto gravi, ma dubito che verranno applicate anche, perché di fatto City appartiene al governo di Abu Dhabi e il governo inglese ha stretto rapporti da diversi anni. Difficilmente si andrebbe a creare un caso geopolitico data la situazione internazionale. Mi aspetto una soluzione di compromesso con delle sanzioni, ma non le più gravi che possono arrivare anche, per esempio, all’obbligo di vendita del club imposto per via governativa”, ha concluso a Virgilio Sport.

Autore
Virgilio.it

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