Mafie, Orlando (Pd): “Liguria snodo strategico della criminalità organizzata, servono scelte chiare”
- Postato il 28 aprile 2026
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- Di Genova24
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Il deputato del Pd Andrea Orlando affronta la questione della criminalità organizzata in Liguria, sottolineando il ruolo cruciale della regione come punto di transito per le attività illecite. Orlando ribadisce l'importanza di politiche decisive e coordinate per contrastare il fenomeno mafioso, evidenziando come la posizione geografica strategica del territorio richieda interventi specifici e una maggiore attenzione da parte delle istituzioni nel controllo dei flussi illegali e nella lotta alla penetrazione della malavita organizzata.
Sintesi generata automaticamente con intelligenza artificiale a partire dal contenuto originale della testata. Standard editoriali.
Genova. “La Liguria è uno snodo strategico per la criminalità organizzata, per la sua posizione, per il sistema portuale e per la mole di investimenti pubblici in corso, dal Pnrr alle grandi opere. Le mafie sono presenti, radicate e sempre più capaci di mimetizzarsi dentro l’economia legale. Grazie allo straordinario lavoro della Dda, della magistratura, delle forze dell’ordine, delle prefetture e del vasto mondo della promozione della legalità, che hanno animato l’opinione pubblica, si è aperta una nuova fase di consapevolezza del fenomeno mafioso in Liguria”. Lo dichiara Andrea Orlando, ex ministro della Giustizia, oggi consigliere regionale del Partito Democratico e presidente della commissione Antimafia dopo la relazione annuale sul tema.
“Dalle audizioni svolte emerge un dato preciso: la ‘ndrangheta resta l’organizzazione più strutturata e radicata sul territorio, ma evolve verso una forma silente, meno visibile e più pervasiva, capace di infiltrarsi nei settori economici, nei servizi, nella logistica e nelle imprese in difficoltà. È qui che si gioca oggi la partita più delicata, non solo sulla repressione ma sulla capacità di prevenzione. La Liguria, con i porti di Genova, Spezia e Savona, è anche uno dei principali punti di ingresso del traffico internazionale di stupefacenti, con tecniche sempre più sofisticate e una crescente collaborazione tra mafie italiane e criminalità straniera. Parliamo di un sistema strutturato che utilizza la nostra rete logistica per alimentare mercati illegali su scala europea. Accanto a questo, cresce il rischio legato all’utilizzo distorto delle risorse pubbliche: dalle frodi ai fondi Pnrr alla turbativa d’asta, fino alla corruzione e al voto di scambio. Non sempre si tratta di reati eclatanti, ma sono i cosiddetti reati spia che segnalano una presenza mafiosa capace di condizionare l’economia e, in alcuni casi, anche i processi decisionali pubblici”, osserva.
“Per questo servono scelte chiare: rafforzare i controlli sugli appalti, anche privati, aumentare la trasparenza nei rapporti tra pubblico e privato, investire sulle banche dati e sugli strumenti di prevenzione come le interdittive e i protocolli di legalità – prosegue Orlando -. Ma serve anche un salto di qualità sul piano politico e amministrativo, per chiudere le zone grigie in cui le mafie prosperano. Un capitolo fondamentale è quello dei beni confiscati: la Liguria conta centinaia di immobili e aziende sottratti alla criminalità, ma senza continuità nei finanziamenti e supporto ai Comuni rischiamo di perdere un’occasione decisiva di restituzione alla collettività. Il fatto che nel 2025 non sia stato pubblicato il bando regionale è un segnale negativo che va corretto immediatamente. Serve un piano strategico regionale sui beni confiscati. Riattivare il tavolo della legalità con vere forme di co-progettazione con il Terzo settore”.
“Dopo l’ultima inchiesta, che ha coinvolto, tra gli altri, l’ex presidente della Regione Giovanni Toti, si è aperta una falla anche sul rischio di condizionamenti elettorali e forme sofisticate di pressione sulle istituzioni. Non possiamo permetterci ambiguità. Serve rafforzare i presidi, aggiornare gli strumenti normativi e garantire che la Regione sia sempre parte attiva nei procedimenti contro le mafie. Il lavoro della commissione proseguirà con un monitoraggio costante e con nuove proposte normative. La sfida non è solo contrastare le mafie, ma impedire che diventino parte invisibile del nostro sistema economico e istituzionale” conclude Orlando.