“Madri costituenti”, la storia poco nota delle donne che fondarono la Repubblica
- Postato il 2 giugno 2026
- Di Panorama
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Il 2 giugno di ottant’anni fa, per la prima volta in assoluto a livello nazionale, le donne italiane esercitarono il diritto di voto sia nel referendum tra monarchia e repubblica che nell’elezione dell’Assemblea costituente che da lì a 18 mesi avrebbe completato la stesura della Costituzione italiana.
Dalle ceneri della guerra sorgeva quindi una nuova Italia, anche e soprattutto per il gentil sesso, che non solo riuscì ad ottenere il tanto agognato diritto di voto, ma anche a far eleggere 21 rappresentanti, che sarebbero passate alla storia con il nome di “madri costituenti”.
Chi erano le 21 “madri costituenti”
Una storia spesso e volentieri trascurata, quella delle “madri costituenti” rappresenta in un certo senso il simbolo del passaggio all’Italia repubblicana e democratica.
Erano rappresentanti dei diversi partiti presenti nel Paese: nove elette nelle fila della Democrazia Cristiana, nove dal Partito Comunista, due socialiste e una dal Fronte Liberale Democratico dell’Uomo qualunque.
Erano state candidate in 226, ma soltanto 21 riuscirono a ottenere un seggio, su un totale di 556 deputati. I loro nomi: Adele Bei, Bianca Bianchi, Laura Bianchini, Elisabetta Conci, Filomena Delli Castelli, Maria Federici, Nadia Gallico Spano, Angela Gotelli, Angela Guidi Cingolani, Nilde Iotti, Maria Jervolino De Unterrichter, Teresa Mattei, Lina Merlin, Angiola Minella, Rita Montagnana, Marina Nicotra, Teresa Noce, Ottavia Penni Buscemi, Elettra Pollastrini, Maria Maddalena Rossi e Adele Bei.
Molto diverse tra loro per età, cultura e professione, tutte provenivano però da precedenti esperienze di impegno sociale e politico, spesso e volentieri caratterizzato dall’opposizione al fascismo; anzi, in molti casi erano state membri attivi nella Resistenza.
Tra loro vi erano insegnanti, operaie, avvocate, chimiche e sindacaliste. Lina Merlin fu la prima donna a essere eletta al Senato della Repubblica. Teresa Noce nacque in uno dei quartieri più poveri di Torino e cominciò a lavorare a sei anni, prima come venditrice di pane, poi come stiratrice, sarta e tornitrice alla Fiat, prima di diventare una delle figure più combattive del Partito Comunista.
Teresa Mattei era la più giovane eletta all’Assemblea Costituente, dove ricoprì l’incarico di segretaria dell’ufficio di presidenza, dopo essere stata combattente nella formazione garibaldina Fronte della Gioventù.
Il loro contributo
Nelle aule della neonata Repubblica le “Madri costituenti”, oltre a dare il loro contributo alla stesura della Costituzione italiana, portarono la sfera del “privato” sotto la luce del diritto pubblico.
Tanti i t, il lavoro femminile e la tutela della famiglia smisero di essere questioni marginali per diventare pilastri dello Stato. Cinque di esse entrarono nella Commissione dei 75, incaricata di scrivere la Carta Costituzionale. Parliamo di Maria Federici, Angela Gotelli, Lina Merlin, Teresa Noce e Nilde Iotti.
Gli articoli della Costituzione dove l’intervento e l’influenza delle madri costituenti sono più evidenti sono gli articoli 3, 29, 30, 31, 37, 48 e 51. Sull’articolo 3, relativo all’uguaglianza, le donne proposero che la pari dignità sociale fosse garantita senza distinzione di sesso.
L’espressione “di sesso” era infatti considerata superflua da molti colleghi uomini, ma le Costituenti motivarono l’importanza di quella esplicitazione ricordando quanto fossero radicate nell’ordinamento e nella cultura le discriminazioni verso le donne.
Una particolare attenzione venne rivolta inoltre al tema della famiglia, a partire dall’uguaglianza dei coniugi: ci furono non pochi scontri con buona parte dei colleghi maschi, i quali sostenevano la necessità di un sistema gerarchico all’interno della famiglia, con il marito al vertice.
Teresa Noce, Nilde Iotti e Maria Federici ottennero che la maternità fosse riconosciuta come valore sociale, mentre per quanto riguarda l’articolo 37, Teresa Noce lottò duramente affinché venisse riconosciuta la parità salariale a parità di lavoro.
L’importanza di una storia finora poco conosciuta
Eppure, nonostante un contributo tanto decisivo, per decenni queste donne sono rimaste nell’ombra. Un certo oblio generalizzato ha avvolto per lungo tempo le ventuno italiane elette il 2 giugno 1946 all’Assemblea Costituente.
Anche per riportare alla luce questa storia d’Italia molto spesso dimenticata, Bonelli Erede ha organizzato lo scorso 7 maggio un evento intitolato “Donne che hanno fatto l’Italia: alle radici della nostra Costituzione“.
Con la partecipazione di Marta Cartabia, ex ministro della Giustizia nonché prima donna a ricoprire la carica di Presidente della Corte costituzionale, l’evento ha visto anche la partecipazione Eliana Catalano, Managing Partner di Bonelli Erede, alla quale Panorama ha avuto il piacere di porre qualche domanda sull’importanza delle “madri costituenti”.
«Se la nostra Carta Costituzionale non avesse avuto anche delle madri, ma soltanto dei padri, probabilmente alcune conquiste normative avrebbero avuto meno voce e tempi più lunghi prima di essere accolte», dice Catalano a Panorama.
«Sono loro ad aver gettato il seme di principi che avrebbero poi ispirato la parità salariale, il congedo parentale, le leggi sulla violenza di genere e l’autonomia economica delle donne: un’evoluzione che non è soltanto giuridica, ma anche sociale e culturale».
Inoltre, come affermato dalla Managing Partner di Bonelli Erede, «dalla loro esperienza traiamo anche un’altra lezione fondamentale» per l’oggi, perché «donne di diversa estrazione politica e professionale seppero lavorare insieme, superando le differenze ideologiche, per costruire una visione comune per il Paese e per le generazioni future».
«Le donne che ci hanno preceduto hanno aperto strade che sembravano impossibili, unite da un obiettivo condiviso. Noi oggi possiamo, in quello stesso spirito, percorrerle e ampliarle».