Madre e figlia avvelenate con la ricina, sentiti ancora Gianni e Alice Di Vita. Accertamenti su una torta mangiata la vigilia di Natale
- Postato il 26 maggio 2026
- Cronaca Nera
- Di Il Fatto Quotidiano
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Nuovo capitolo nell’inchiesta sul duplice omicidio di madre e figlia avvelenate con la ricina. Nel pomeriggio di martedì Gianni Di Vita e la figlia Alice sono stati nuovamente convocati negli uffici della Squadra Mobile della questura di Campobasso, diretta da Marco Graziano, per essere ascoltati come persone informate sui fatti nell’ambito delle indagini sulla morte di Antonella Di Ielsi e della figlia Sara Di Vita, decedute a fine dicembre. Gianni Di Vita è arrivato in questura poco dopo le 15.30, entrando da un accesso secondario.
Gli investigatori continuano a ricostruire nel dettaglio le ultime giornate trascorse dalle due vittime prima del ricovero all’ospedale Cardarelli di Campobasso. La Procura di Larino procede per duplice omicidio premeditato e, al momento, nessuna pista viene esclusa.
Al centro delle verifiche investigative ci sarebbe ora anche una torta preparata da un’anziana zia di famiglia per la cena della Vigilia di Natale. Secondo quanto emerso nelle ultime settimane, la donna — oltre novantenne — avrebbe portato il dolce nell’abitazione dei Di Vita, ma non avrebbe poi cenato con i parenti né assaggiato la torta stessa. Gli investigatori stanno cercando di capire se proprio uno degli alimenti consumati in quei giorni possa essere stato il veicolo attraverso cui la ricina è stata somministrata ad Antonella e Sara.
Gli accertamenti, però, si starebbero allargando ben oltre la sola cena del 23 dicembre, inizialmente considerata quella “chiave”. Sotto la lente ci sono anche i pranzi e le cene della Vigilia, il giorno di Natale e tutti i movimenti delle persone entrate nella casa di Pietracatella durante le festività. Gli inquirenti stanno inoltre analizzando telefoni cellulari, computer e router sequestrati nell’abitazione della famiglia, nel tentativo di individuare eventuali ricerche online, contatti sospetti o tracce utili a ricostruire la dinamica dell’avvelenamento.
Un elemento che continua a orientare le indagini è il fatto che soltanto Antonella Di Ielsi e la figlia Sara abbiano accusato sintomi compatibili con l’intossicazione da ricina, mentre gli altri familiari presenti ai pasti non avrebbero riportato conseguenze. Circostanza che rafforza l’ipotesi di una somministrazione mirata della sostanza tossica
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