Madre e figlia avvelenate con la ricina, “i sospettati scendono a due”: gli investigatori puntano su due donne
- Postato il 12 maggio 2026
- Cronaca Nera
- Di Il Fatto Quotidiano
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“Il cerchio si sta stringendo”. Secondo alcune fonti investigative – concentrate sul duplice omicidio di Sara Di Vita e della madre Antonella Di Ielsi morte dopo un presunto avvelenamento da ricina – sono due le donne sospettate, legate entrambe da uno stretto rapporto di parentela. Dopo quattro mesi di indagini, test e audizioni. Continuano intanto gli interrogatori degli amici e dei familiari delle vittime: sono stati sentiti di nuovo il padre e il fratello di Antonella, mentre la cugina di Di Vita dovrà essere riconvocata per la quarta volta.
La pista familiare sembra essere il motore che muove le indagini: secondo gli investigatori infatti sono emerse alcune contraddizioni durante le audizioni e in particolar modo delle incongruenze nella ricostruzione degli ultimi due giorni trascorsi dalla famiglia prima dell’avvelenamento.
All’inizio il numero delle persone sospettate era di 4-5 ma ora il campo si è ristretto a due. A questo quadro – di cui si mantiene il massimo riserbo – si aggiunge l’ipotesi che la ricina possa essere stata prodotta artigianalmente applicando tecniche usate in agricoltura per produrre repellenti per animali dannosi per orti e coltivazioni.
Ieri gli investigatori della Squadra Mobile hanno ripreso i colloqui che dureranno fino a sabato. Finora sono stati ascoltati per la terza volta – dopo i precedenti due interrogatori negli uffici di via Tiberio – il padre e il fratello di Antonella Di Ielsi. Nei prossimi giorni invece scatterà la quarta convocazione per Laura Di Vita, la cugina di Gianni e la donna che ha ospitato per quattro mesi il cugino e la figlia dopo la tragedia. Secondo gli investigatori, per poter tirare le prime conclusioni dell’indagine serviranno tuttavia ancora alcune alcune settimane e qualche sopralluogo in più nella casa di Pietracatella alla ricerca di tracce della ricina.
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