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Ma il problema non era l'est sovranista?

  • Postato il 31 agosto 2026
  • Esteri
  • Di Libero Quotidiano
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  • 5 min di lettura
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Ma il problema non era l'est sovranista?
Ma il problema non era l'est sovranista?

Il paradosso europeo è che i Paesi dell’est accusati di sovranismo sono quelli che credono di più nella necessità di restare nell’Unione europea e nella Nato. Possono litigare con Bruxelles, opporsi alle quote migratorie, frenare il Green Deal, reclamare poteri nazionali e difendere una propria idea di identità. Ma non coltivano, salvo frange marginali, un serio progetto di fuga. In particolare il blocco Visegrad - Polonia, Ungheria, Slovacchia e Repubblica Ceca - ha detto sì all’adesione con maggioranze larghissime nei referendum del 2003.

Per Varsavia, Bratislava, Praga, Budapest, ma ancora di più per baltici e romeni, Europa e Alleanza atlantica sono la garanzia di non tornare in una zona grigia fra Germania e Russia. L’Occidente non è un’astrazione morale: è mercato, fondi, sicurezza, investimenti, libertà di movimento, protezione geopolitica. Chi ha conosciuto l’impero sovietico tende a sapere che la sovranità assoluta dei piccoli e medi Stati è spesso una formula retorica; senza alleanze, diventa debolezza. E chi invece ha conosciuto l’impero asburgico sa barcamenarsi fra nazionalismo e centralismo amministrativo, unità e federalismo.

 

 

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L’Europa occidentale, invece, si può permettere, fra tanti lussi, anche quello di essere scettica. Il Regno Unito ha fatto la Brexit. La Norvegia ha respinto due volte l’adesione; la Svizzera ha scelto l’integrazione selettiva, un po’ sì, un po’ no; modello emmenthal; la Danimarca ha sempre un piede fuori. L’Islanda ha appena bocciato la ripresa del cammino negoziale. I Paesi Bassi e la Francia hanno affossato nel 2005 il trattato costituzionale europeo. È il prodotto di storie nazionali in cui la sicurezza, la prosperità e la sovranità sono state percepite come dati acquisiti, non come beni fragili da proteggere.

Per qualche Paese che si era fatto un impero mondiale (Spagna, Francia, Inghilterra) è difficile ammettere di contare come Malta o Cipro. Parigi, ad esempio, incarna il paradosso in forma teatrale. Nel 1966 Charles de Gaulle uscì dal comando militare integrato della Nato; soltanto nel 2009 con Nicolas Sarkozy ci fu l’inversione di rotta. La Francia è al centro dell’Unione, ma rivendica una costante eccezione nazionale: dalla politica industriale all’autonomia strategica, fino alle pretese sulla sede plenaria del Parlamento europeo a Strasburgo.

Parigi non contesta l’Europa: contesta un’Europa in cui non detti le sue regole. La Germania, dal canto suo, procedette alla riunificazione del 1990 infischiandosene degli equilibri continentali e delle paure dei vicini. Era il suo Destino, la sua Missione Storica. Die anderen können sich alle verpissen (gli altri vadano pure affan...). Insomma, l’Est è europeista perché teme il vuoto. E la Russia. L’Ovest, più protetto dalla geografia e dalla storia, può permettersi di fare i capricci. Ma forse, se fossimo tutti più simili alla tanto esecrata Ungheria, l’Unione europea non sarebbe una chimera.

 

 

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Autore
Libero Quotidiano

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