M5s, a Music for Peace l’incontro su “Rotte di pace”: “La solidarietà non si criminalizza”
- Postato il 25 gennaio 2026
- Politica
- Di Genova24
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Genova. Nel corso dell’iniziativa “Rotte di pace” che si è tenuta questa sera al Music for Peace, per il Movimento 5 Stelle, prima della testimonianza del senatore pentastellato Marco Croatti, sono intervenuti il capogruppo regionale Stefano Giordano, l’europarlamentare Gaetano Pedullà e il senatore Luca Pirondini, ribadendo coralmente la necessità di difendere la solidarietà, gli aiuti umanitari e il diritto internazionale di fronte alla tragedia in corso a Gaza, contro propaganda, doppi standard e normalizzazione della guerra.
“È gravissima la confusione che si fa quotidianamente tra aiuti umanitari e terrorismo – dichiara Giordano – una confusione che ha una responsabilità politica precisa: alimentare sospetti verso associazioni e volontari che operano in buona fede significa colpire chi cerca di portare soccorso a una popolazione civile stremata, mentre a Gaza è in corso un genocidio sotto gli occhi della comunità internazionale. Iniziative come “Rotte di pace” servono a riportare il dibattito sulla realtà: esistono canali umanitari legali, tracciati e riconosciuti, del tutto estranei a qualsiasi logica criminale. È inaccettabile l’ipocrisia istituzionale: parole durissime contro Hamas e un silenzio assordante quando la Corte penale internazionale indaga sui presunti crimini di guerra del governo Netanyahu. La legalità non può essere usata a giorni alterni: o vale per tutti o non vale per nessuno. Rifiutiamo la trasformazione della pace in slogan o marketing politico e ribadiamo la nostra solidarietà a chi, come i Vigili del fuoco colpiti da provvedimenti disciplinari, ha avuto il coraggio di manifestare contro il genocidio in corso”.
“Genova e la mobilitazione della Flotilla – afferma Pedullà – dimostrano che una parte del Paese ha ben chiaro lo scenario internazionale devastante che stiamo vivendo e l’attacco senza precedenti al diritto internazionale. Assistiamo a doppi standard intollerabili: si giustificano alleati potenti mentre si calpestano le regole comuni, arrivando persino a legittimare azioni militari e a parlare di Nobel per chi contribuisce a demolire l’ordine internazionale. Diciamo convintamente no a progetti su Gaza che hanno una logica affaristica e immobiliare e che rischiano di indebolire ulteriormente l’ONU e il diritto internazionale. Le rotte di pace riguardano anche l’economia e le scelte politiche: il M5S ribadisce la centralità del negoziato e della diplomazia, dall’Ucraina a Gaza, e rifiuta l’idea di esportare la democrazia con le bombe, dall’Iran alla Palestina”.
“Voglio ringraziare Marco Croatti per il coraggio di salire sulle imbarcazioni della Flotilla – conclude Pirondini – pur consapevole dei rischi personali e politici. L’intervento dell’esercito israeliano e il sequestro di cittadini, anche italiani, in acque internazionali rappresentano una gravissima violazione del diritto internazionale e dimostrano come il blocco degli aiuti umanitari a Gaza sia una scelta politica, non una necessità di sicurezza. Contro la crescente militarizzazione e la normalizzazione della guerra nel linguaggio e nelle decisioni istituzionali, iniziative come Rotte di pace servono a costruire una cultura della pace fondata sul rispetto dei diritti umani, delle istituzioni internazionali e della vita dei civili”.
Nel corso dell’iniziativa è intervenuta anche Maryam Murru, referente del Network Giovani Genova, che ha richiamato il valore delle testimonianze dirette di chi ha vissuto gli orrori della guerra. “Sono proprio queste esperienze a spingerci oggi ad agire e a non restare in silenzio di fronte a ciò che sta accadendo, perché la sofferenza delle persone non può essere ignorata”. Murru ha sottolineato anche il forte coinvolgimento delle giovani generazioni, evidenziando come “molti giovani sentano oggi la responsabilità di prendere posizione e di impegnarsi concretamente per la pace e la giustizia”.
“Questa missione è arrivata fino in fondo solo grazie a voi – ha infine dichiarato Croatti -: senza la spinta delle persone e delle piazze non ce l’avremmo fatta. Quando siamo partiti, la tensione era altissima anche per il peso politico: ci dicevano di fermarci e consegnare gli aiuti. La realtà è che nulla entra a Gaza se non quello che decide l’esercito israeliano. Il principio della missione era sacrosanto: aprire un varco per portare aiuti direttamente alla popolazione civile. Non eravamo soli perché insieme a noi c’erano le persone a terra. C’eravate voi”.