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L’ultimo abbraccio di Angela e Carlo prima della tragedia

  • Postato il 20 agosto 2026
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  • Di Quotidiano del Sud
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L’ultimo abbraccio di Angela e Carlo prima della tragedia

Il Quotidiano del Sud
L’ultimo abbraccio di Angela e Carlo prima della tragedia

SONO stati ritrovati abbracciati nel cuore carbonizzato del loro piccolo aereo, Angela Buccico e Carlo Arnulfo. Hanno sigillato la tragedia con un ultimo gesto di protezione reciproca. Mentre il dolore avvolge la Basilicata, attorno al velivolo precipitato a Fuscaldo cresce l’ombra dei dubbi: si potevano salvare? La Procura indaga.

LEGGI LE NOTIZIE SULL’AEREO SCOMPARSO

Il tragico ritrovamento a Fuscaldo dell’ultraleggero scomparso apre un baratro di interrogativi che stringe in una morsa di dolore la Basilicata. Al centro del giallo investigativo vi sono le pesanti incongruenze operative. Una rotta inspiegabilmente deviata, un blackout radar totale e l’impiego tardivo della tecnologia di localizzazione Imsi Catcher.

Il dubbio più lacerante per la comunità lucana riguarda il fattore tempo. Lo schianto del velivolo è stato fatale sul colpo per i due occupanti? Un sistema di soccorsi più repentino avrebbe potuto evitare il decesso della stimata avvocata materana Angela Buccico e del collega romano Carlo Arnulfo? Una ferita profonda squarcia il cuore di Matera.

I PROFILI DI ANGELA E CARLO

Angela Buccico, 55 anni, stimata professionista e figlia dell’ex senatore e sindaco della Città dei Sassi Emilio Nicola Buccico, ha trovato la morte a bordo di un Tecnam P2008. Accanto a lei il pilota Carlo Arnulfo, 64 anni, noto avvocato romano. Il volo era decollato domenica 16 agosto da Capo d’Orlando, nel messinese, con una rotta programmata verso l’aviosuperficie di Sibari, nel comune di Cassano allo Ionio. Ma a quella destinazione sul versante ionico la coppia non è mai arrivata. E’ svanita nel nulla subito dopo l’invio di un ultimo messaggio WhatsApp da parte della passeggera alle ore 10:30 di quella stessa domenica.

Il dramma si è consumato sul versante opposto della Calabria. Per tre giorni l’angoscia ha tenuto con il fiato sospeso i familiari a Matera, mentre la macchina delle ricerche perlustrava a vuoto fette di territorio imponenti. La svolta, intrisa di macabra certezza, è arrivata soltanto ieri mattina. Il relitto dell’ultraleggero è stato individuato in un’area montana impervia e fittamente boscosa. Era in località Laghicello, situata tra i territori comunali di Fuscaldo e San Benedetto Ullano, nel cosentino, precisamente nella zona del torrente Maddalena. Un inferno di vegetazione che ha nascosto i corpi e i resti del velivolo fino all’alba.

L’INCHIESTA DELLA PROCURA DI PAOLA

La Procura della Repubblica di Paola, sotto la guida del procuratore capo Domenico Fiordalisi, si è attivata immediatamente. E’ stata aperta un’inchiesta per disastro colposo, finalizzata ad accertare le cause del disastro e chiarire l’esatta dinamica dell’impatto, nominando anche due consulenti. Fiordalisi si è recato personalmente sul luogo del ritrovamento per effettuare un accurato sopralluogo tecnico insieme ai medici legali. L’intera area boschiva della tragedia è stata transennata e interdetta per consentire i rilievi scientifici. Gli inquirenti lavorano a tutto campo per capire se dietro lo schianto vi sia stato un tragico errore umano del pilota, condizioni meteo avverse o un improvviso malfunzionamento meccanico del mezzo.

Nel frattempo, l’autorità giudiziaria sta valutando se disporre l’autopsia sui corpi dei due avvocati, un passaggio che potrebbe rivelarsi decisivo per stabilire l’orario esatto del decesso e l’eventuale agonia vissuta tra i boschi. L’inchiesta investigativa fa emergere diversi macroscopici punti critici e incongruenze tecniche che i magistrati dovranno decifrare. Il primo enigma è la rotta anomala: perché l’aereo si trovava sulla catena montuosa tirrenica se doveva atterrare sulla costa ionica? Gli esperti ipotizzano che il pilota abbia modificato la traiettoria nel tentativo disperato di aggirare una perturbazione improvvisa o che sia stato vittima di un disorientamento spaziale causato dalla fitta nebbia e dalle nubi basse che in quel momento flagellavano l’entroterra calabrese.

Trattandosi di un volo eseguito in regime VFR (Visual Flight Rules), ovvero con l’obbligo tassativo di volo a vista, l’ingresso forzato in una coltre meteorologica così densa rappresenta una gravissima anomalia operativa. Senza riferimenti geometrici rispetto al terreno circostante, il Tecnam si è trasformato in una trappola cieca. Un altro elemento chiave riguarda l’incendio post-impatto, il velivolo ha preso fuoco quasi interamente nel violento impatto col suolo. Questo dettaglio esclude categoricamente l’ipotesi di un guasto al motore dovuto all’esaurimento del carburante: i serbatoi erano ancora pieni, un dato coerente con la breve durata del piano di volo programmato.

IL BLACK OUT DEI RADAR

C’è poi il capitolo del blackout radar e dei sistemi di tracciamento. L’ultraleggero non era dotato di un transponder commerciale obbligatorio, scomparendo letteralmente dai tracciati. Ma il vero nodo politico e operativo risiede nella tempistica dei soccorsi. Nonostante l’allarme sia scattato la sera di domenica, l’utilizzo strategico della strumentazione tecnologica Imsi Catcher per intercettare i telefoni si è sviluppato in forte ritardo.

Lunedì i soccorritori si sono limitati ad analizzare i riscontri tecnici delle ultime macro-celle telefoniche agganciate dai dispositivi mobili dei passeggeri nella zona costiera tra Fiumefreddo e Fuscaldo. Soltanto durante l’intera giornata di martedì i tecnici specializzati hanno impiegato attivamente i sistemi Imsi Catcher per triangolare con esattezza i segnali di rete. Questa operazione tardiva ha confermato che i telefoni avevano agganciato le celle situate nell’entroterra montuoso, nella località Sannati, escludendo definitivamente l’ipotesi che l’aereo fosse precipitato in mare. Un dispiegamento massiccio di uomini, droni e mezzi di terra è stato attivato solo nella tarda serata di martedì.

IL RITROVAMENTO DELL’AEREO

A sbloccare lo stallo scientifico è stata infine la provvidenziale testimonianza spontanea di una donna del posto. Questa ha riferito di aver notato un velivolo volare a bassissima quota proprio sopra la sua abitazione. Grazie a questa indicazione visiva, i tecnici del Soccorso Alpino e Speleologico della Calabria hanno circoscritto un cono di ricerca mirato e pianificato il blitz aereo scattato all’alba con l’ausilio di un elicottero del gruppo Sar dell’Aeronautica Militare di Grottaglie. Dopo un’ora di perlustrazione ravvicinata su un canalone impervio, l’equipaggio ha avvistato un minuscolo frammento bianco e luccicante tra la fitta vegetazione. Calatisi con il verricello da ben 45 metri di altezza, due tecnici e un aero-soccorritore hanno seguito la scia dei detriti fino al punto d’impatto, imbattendosi nell’aereo quasi completamente carbonizzato.

La Procura ha dovuto richiedere l’intervento urgente di una ruspa del Comune di Fuscaldo per sgomberare una frana che ostruiva l’unico sentiero d’accesso al sito, bloccando le operazioni di recupero delle salme, vegliate dalle squadre di terra dei Vigili del Fuoco, dei Carabinieri Forestali e della Guardia di Finanza. A Fuscaldo è accorso Rocco Buccico, attuale vicesindaco di Matera e fratello di Angela, per seguire le strazianti operazioni.

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