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L’Ulivo, un “metodo” che funziona anche dopo 30 anni. Il commento di Merlo

  • Postato il 21 aprile 2026
  • Politica
  • Di Formiche
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  • 3 min di lettura
L’Ulivo, un “metodo” che funziona anche dopo 30 anni. Il commento di Merlo

Sono passati 30 anni dalla vittoria dell’Ulivo – l’ormai famoso 21 aprile 1996 – eppure quella esperienza, concreta e tangibile, continua ad essere una bussola di riferimento per la galassia del centro sinistra. Certo, è inutile negarlo, fu una vittoria dovuta principalmente se non quasi esclusivamente al fatto che la Lega Nord di Bossi – che in quelle elezioni superò il 10% dei consensi – andò per conto suo rompendo la coalizione di centro destra. Ma, comunque sia, l’Ulivo vinse le elezioni del 21 aprile 1996 e da quel momento, al di là di qualsiasi altra interpretazione, quel progetto politico e di governo è diventato una sorta di pietra miliare per qualsiasi alleanza di centro sinistra che si presentasse di fronte al corpo elettorale negli anni a venire.

Ora, e per non fermarsi alla tentazione nostalgica o al mero ricordo di un passato più o meno lontano, credo che proprio partendo dalla specificità dell’Ulivo in quella precisa stagione storica noi possiamo comprendere anche i comportamenti concreti di quella parte politica nell’attuale contesto politico italiano. Dove, come noto, non c’è più il ruolo salvifico o miracolistico del cosiddetto “papa straniero”, dove i personalismi dei singoli capi politici sostituiscono il profilo politico e culturale dei partiti in campo e dove, soprattutto, un programma di governo stenta a decollare per le forti e marcate differenziazioni politiche all’interno della coalizione stessa.

Ed è per queste ragioni che, pur senza nulla togliere a quel grande progetto politico, culturale e di governo che va sotto il nome di Ulivo, quello che oggi va ricostruito è più una coalizione normale, e forse anche tradizionale di centrosinistra. Ed è proprio su questo versante che si misura, oggi, la credibilità e la solidità di una concreta alternativa politica e di governo al centrodestra guidato da Giorgia Meloni.

Perché se c’è un elemento che rappresenta la vera novità ed originalità, nonché fortemente attuale, dell’esperienza ulivista è stata proprio quella di avere saputo costruire una coalizione politica e di governo senza ridurla ad una contrapposizione anche violenta contro l’avversario/nemico. Altroché l’ossessione contemporanea, del tutto patologica, contro Giorgia Meloni e la sua alleanza politica.

L’Ulivo, come del resto dovrebbe sempre essere, era sì una coalizione di partiti e movimenti ma, soprattutto, era un progetto politico e programmatico alternativo al centrodestra che non era, però, solo il frutto della demonizzazione e della criminalizzazione politica contro il nemico giurato.

Certo, oggi siamo in un clima diverso dominato da una persin violenta radicalizzazione del conflitto politico alimentato da una eccessiva e nefasta polarizzazione ideologica. Sotto questo versante, l’alleanza di centrosinistra che deve ancora essere messa in piedi con un adeguato e pertinente progetto di governo, non può che rifarsi al “metodo” dell’Ulivo di 30 anni fa se vuole essere una coalizione seria, credibile, solida e realmente competitiva.

Ecco perché ha senso, oggi, rileggere quel progetto politico e di governo e, soprattutto, quella modalità concreta di costruire una coalizione aperta e non ideologica se si vuole ridare dignità alla politica, alla sua categoria progettuale e, soprattutto, alla credibilità della sua classe dirigente. Per questi motivi, semplicemente, l’Ulivo non può e non deve essere frettolosamente archiviato.

Autore
Formiche

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