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Luis Enrique è contrario alle sanzioni per il City, forse sa che il suo Psg non è immacolato

  • Postato il 14 ottobre 2026
  • Di Virgilio.it
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Luis Enrique è contrario alle sanzioni per il City, forse sa che il suo Psg non è immacolato

L’amico che non ti aspetti è proprio il rivale di stasera. Il Manchester City non può certo vantarsi di avere molti sostenitori in questo momento. Soprattutto in Inghilterra, perché dopo la scoperta di 114 irregolarità finanziarie che hanno comportato una perdita di oltre 900 milioni di euro di entrate, molti chiedono multe salate, penalizzazioni e risarcimenti, mentre il club ha già presentato ricorso contro la decisione. A tendere una mano ai Citizens è però Luis Enrique, il tecnico del Psg che oggi affronterà in Champions la squadra di Maresca.

La difesa di Luis Enrique

Nella conferenza di vigilia del match, oltre a parlare della partita e di Donnarumma, l’allenatore del Psg si è speso in un’accorata difesa del City dicendo: “I titoli vinti sul campo restano sul campo. Li hanno meritati. Spero che possano evitare la sanzione, ma dobbiamo aspettare, c’è molto clamore intorno ai grandi club. Devono aspettare la decisione finale di chi deve decidere. Dobbiamo aspettare, e spero che tutto vada per il meglio per il Manchester City, perché quello che hanno fatto sul campo negli ultimi sette anni è stato incredibile. E per me, hanno meritato di vincere ogni trofeo che hanno vinto. Dobbiamo aspettare e vedere cosa diranno i giudici. Il Manchester City ha meritato i trofei e mi è piaciuto molto il loro stile di gioco. Dobbiamo aspettare la decisione”.

Il rapporto con Guardiola

A spingerlo nell’endorsment non c’è solo l’antica amicizia con Guardiola. I due hanno giocato insieme in blaugrana per cinque stagioni (vincendo 7 trofei) e hanno vinto l’oro olimpico con la Spagna a Barcellona ’92. Quando Guardiola allenava la prima squadra del Barcellona, Luis Enrique ha guidato il Barcellona B (tra il 2008 e il 2011). Entrambi hanno vinto il “triplete” (campionato, coppa nazionale e Champions League) sedendosi sulla panchina del Barcellona (Guardiola nel 2008-09, Luis Enrique nel 2014-15). Il sospetto è che la difesa del Manchester City possa nascondere anche altre ragioni.

Non è un mistero che City e Psg, guidati da proprietà arabe, per decenni abbiano sfidato impunemente il fair play finanziario: una parte consistente della montagna di soldi investita nel calcio era pervenuta nelle casse dei club attraverso contratti di sponsorizzazione con entità emiratine e qatariote, anziché sotto forma di versamenti in conto capitale o finanziamenti.

Il fair play finanziario

L’Uefa ha chiuso gli occhi per anni, mentre i due club compravano mezzo mondo ed è intervenuta con un provvedimento soft solo nei confronti dei parigini che nel settembre 2022 erano stato sanzionati con una multa da 65 milioni di euro. Bazzecole per chi era riuscito a mettere assieme un dream team con Messi, Cavani, Neymar, Di Maria e tantissimi altri assi, fino all’arrivo di Mbappè con i suoi stipendi super.

Vero è che nelle ultime stagioni ha ridotto le proprie perdite che erano pari a 109,8 milioni di euro nel 2022-2023, a 60,3 milioni nel 2023-2024 e a 40,1 milioni nel 2024-2025. Il Psg fu costretto a firmare un accordo transattivo con obiettivi di miglioramento molto chiari. Il vecchio fair play finanziario, oggi riformulato dentro le regole di sostenibilità economica Uefa, non guarda più soltanto al deficit secco, ma soprattutto al rapporto tra costi della rosa e ricavi. La nuova regola centrale è la cosiddetta “squad cost rule”: stipendi di giocatori e allenatori, ammortamenti dei cartellini e commissioni agli agenti non possono superare il 70% dei ricavi del club, soglia introdotta gradualmente e diventata pienamente operativa dal 2025-26.

La differenza tra Psg e City

In Francia, a differenza dell’Inghilterra, per anni non sono esistiti limiti altrettanto rigidi alle perdite dei club e soprattutto riguardo all’origine dei ricavi: la DNCG, l’organismo incaricato di vigilare sui conti delle società francesi, si preoccupava soprattutto che queste disponessero delle risorse necessarie per sostenere le proprie spese e d evitare il fallimento. Una differenza non da poco ma che non ha mai cancellato le ombre sulla sostenibilità del Psg.

Autore
Virgilio.it

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