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L’Ufficio europeo antifrode: l’aumento della spesa militare è una “calamita” per attività illecite

  • Postato il 20 aprile 2026
  • Zonaeuro
  • Di Il Fatto Quotidiano
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L’Ufficio europeo antifrode: l’aumento della spesa militare è una “calamita” per attività illecite

Il rafforzamento della spesa militare europea rischia di aprire nuovi spazi alle frodi. A lanciare l’allarme è l’Ufficio europeo per la lotta antifrode (Olaf), secondo cui il riarmo delle capitali europee sta diventando una vera e propria “calamita” per attività illecite, attratte dalle risorse senza precedenti destinate al settore. “Se investiamo di più nella difesa, vedremo più frodi”, ha avvertito il direttore Petr Klement parlando con il Financial Times. L’agenzia segnala un aumento delle irregolarità soprattutto nei progetti di ricerca e negli appalti, con criticità che vanno dalla manipolazione delle gare ai prezzi gonfiati, fino a episodi di clientelismo e corruzione.

Il quotidiano finanziario ricorda che il fenomeno si inserisce in un’espansione senza precedenti degli strumenti europei per la difesa: dai 500 milioni per la produzione di munizioni ai 150 miliardi di prestiti garantiti dall’Ue, fino ai programmi industriali dedicati al settore. Un salto di scala che, nelle parole di Klement, richiede una vigilanza rafforzata anche in vista del prossimo bilancio europeo da circa 2.000 miliardi di euro attualmente in negoziazione.

I numeri già oggi indicano un rischio non marginale: solo nell’ultimo anno Olaf ha raccomandato il recupero di 597 milioni di euro legati a frodi o irregolarità e ha contribuito a bloccare ulteriori fondi prima che venissero spesi. Nell’ultimo decennio, le indagini dell’agenzia hanno portato al recupero complessivo di 6,8 miliardi. Klement, di nazionalità ceca e in precedenza vice procuratore capo presso la Procura europea (Eppo), dice che una delle sue “priorità principali” è quella di promuovere una maggiore cooperazione tra i due enti conducendo più indagini congiunte e condividendo informazioni.

L’azione penale dipende dalle autorità nazionali o dalla Procura europea, appunto. Il che lascia ampi margini di inefficacia: come evidenzia il Financial Times, tra il 2015 e il 2024 l’Ungheria ha per esempio recuperato meno di un quinto dei fondi segnalati dall’agenzia per possibili frodi. In questo contesto, il rafforzamento della cooperazione tra Olaf e Eppo, indicato da Klement come una priorità, diventa un passaggio chiave. Al momento Budapest non partecipa ad Eppo. Ma Péter Magyar, leader del partito Tisza che ha appena vinto le elezioni battendo Viktor Orbán, ha promesso di far aderire il Paese per combattere la corruzione, sbloccare i fondi Ue e allinearsi a Bruxelles

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Il Fatto Quotidiano

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