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L’Ue balla sull’orlo del precipizio

  • Postato il 13 giugno 2026
  • Di Panorama
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L’Ue balla sull’orlo del precipizio

Sul mercato mondiale mancano 220 miliardi di metri cubi di gas all’anno e, ogni giorno, 11 milioni di barili di greggio e cinque milioni di barili di prodotti petroliferi. Bastano questi pochi numeri per capire che quella venutasi a creare con il blocco dello stretto di Hormuz, e in conseguenza delle sanzioni contro la Russia per l’invasione dell’Ucraina, è la peggior crisi energetica di tutti i tempi. L’Ue, invece, accelera con il piano per l’abbandono delle fonti fossili e respinge ogni richiesta di calmierare l’aumento dei prezzi dei carburanti con scostamenti di bilancio, senza accorgersi, però, di ballare sull’orlo del precipizio.

Ogni anno l’offerta globale di metri cubi di gas  ammonta a circa 4.100 miliardi; dunque, la guerra in Iran, e le conseguenze di quella in Ucraina, hanno tolto dal mercato il 5 per cento della produzione mondiale, con effetti sui prezzi delle bollette che difficilmente in tempi brevi potranno essere attenuati. Per quanto riguarda il greggio, la situazione è perfino peggiore. Infatti, 11 milioni di barili in meno al giorno sono più del 10 per cento del totale e, anche in questo caso, visto il perdurare del blocco dello stretto di Hormuz, i contraccolpi sui prezzi paiono inevitabili. Le poche rotte alternative alle acque controllate da Teheran, purtroppo, non sono in grado di colmare il gap creatosi con il conflitto, per cui restano bloccati il 15 per cento dell’export planetario di greggio (pari a 5 milioni di barili al giorno di prodotti petroliferi) e il 20 per cento dell’export di gas liquido naturale (pari a 120 miliardi di metri cubi).

Una simile carenza di prodotti energetici necessari per l’industria e il commercio (ma anche per le famiglie) può essere compensata da pannelli solari e pale eoliche? Ovviamente no. Perché l’aumento della produzione delle cosiddette energie rinnovabili richiede tempo e il tempo è proprio ciò che manca a un’Europa già in crisi per la concorrenza della Cina, per lo sviluppo dell’Intelligenza artificiale e per gli effetti della globalizzazione. Inoltre, la mancanza di carburanti destinati agli automezzi e aerei non può certo essere risolta da una maggiore produzione di energia eolica e solare. Qui da noi le auto e i camion che non hanno un motore endotermico sono una piccolissima frazione del totale. Tanto per capirci, su sei milioni di automezzi pesanti circolanti nel Vecchio continente, quelli che vanno a batteria rappresentano meno del due per cento. Quanto alle vetture, il rapporto è leggermente migliore. Su circa 250 milioni di veicoli, quelli elettrici sono calcolati in 6-7 milioni e, dunque, stiamo parlando del 3,6 per cento del totale. E gli aerei a batteria, per ora, sono un sogno.

Vi state chiedendo dove voglia arrivare con questa valanga di numeri? A una semplice conclusione: se non si fa in fretta, se cioè Ursula von der Leyen continuerà a cincischiare senza affrontare il problema, rischieremo non soltanto di avere le bollette più care del mondo, ma pure di restare a piedi, senza benzina e senza gasolio per far andare auto e camion. E, qualora potessimo fare il pieno, lo pagheremmo un occhio della testa. Quanto ai velivoli, resterebbero semplicemente a terra.

Per effetto delle scellerate scelte europee, negli ultimi anni nel nostro continente sono state chiuse 30 raffinerie (di cui sei in Italia), con una diminuzione complessiva di quasi il 20 per cento della produzione. La riduzione degli impianti di raffinazione, oltre che dalle stringenti politiche ambientali imposte da Bruxelles, che hanno determinato un costo aggiuntivo per le aziende del settore, è dovuta al prezzo delle bollette e alla tassa europea sulle emissioni di CO2, il famigerato Ets. Risultato: prima del conflitto russo-ucraino, l’Europa importava il 20 per cento del diesel da Mosca, dal Medioriente e dall’Asia, e il 35 per cento del fabbisogno di cherosene per aerei. Ma la crisi del Golfo ha fatto precipitare la situazione e, oggi, sul mercato si fa fatica a reperire prodotti petroliferi, in particolare gasolio, jet fuel e anche petrolio grezzo. Senza contare che la richiesta globale porta diversi operatori a esportare i prodotti raffinati nel resto del mondo, spuntando prezzi migliori a causa delle tensioni. Insomma, benzina, gasolio e jet fuel finiscono a chi paga di più.

E noi europei? Avremmo bisogno di una Commissione non guidata da burocrati e capace di prendere decisioni coraggiose. Quali? Beh, siccome non possiamo mettere fine alla guerra in Iran (e nemmeno a quella in Ucraina), resta una sola via: ricominciare ad acquistare gas e petrolio dalla Russia. Come, per la verità, stanno già facendo altri Paesi, si veda Gran Bretagna, Francia e Spagna. I quali a parole condannano Putin, ma sotto sotto continuano a finanziarne la guerra comprando gas liquido e altro. Perché la politica è fatta di scelte controcorrente, ma anche di tanta ipocrisia.

Autore
Panorama

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