Lorenzo Martire a 1800 anni dalla nascita. Un Santo dalla simbologia spagnola e mediterranea
- Postato il 6 gennaio 2026
- Antropologia Filosofica
- Di Paese Italia Press
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di PIERFRANCO BRUNI
Con la storia di San Lorenzo Martire inizia la lettura di una antropologia religiosa – cristiana intorno al Mediterraneo. I Santi vivono perché oltre alla fede e al carisma penetrano una antropologia che è fatta di un immaginario che tocca le corde dell’identità. 10 agosto San Lorenzo.
Ma cosa ha rappresentato questo Santo? Chi è stato.
Nel mio paese dell’anima e della geografia, San Lorenzo del Vallo dove il 10 agosto è festa grande, ha il suo viaggio, il suo senso, il suo modello antropologico.

Ci sono diverse comunità che portano il nome di San Lorenzo e in diversi paesi rappresenta il Santo Patrono. Quest’anno ricorre un anniversario importante. Sono 1800 anni dalla nascita. Realmente è nato il 31 dicembre del 225 (da fonti ufficiali: San Donato è stato citato come fonte originale. Janice Bennett. St. Laurence and the Holy Grail: The Story of the Holy Chalice of Valencia).
È uno dei Santi che antropologicamente mostra una “griglia” di simboli. Una mediterranea visione in cui la Spagna è il luogo dell’esistere proprio in una antropologia del tempo. Ma saccheggiamo la sua biografia senza mai perdere di vista la storia e i processi etnici – simbolici.
Lorenzo Diacono e Martire, giunto dalla Spagna, amministrò l’economia della Chiesa sotto il Papa Sisto II, e negli anni dell’Imperatore Valeriano.
La storia di San Lorenzo (Lorenzo Martire che la leggenda lo fa morire sulla graticola in fiamme), la cui celebrazione avviene il 10 di agosto, pone una questione non solo teologica, e mistica nella sua santità, ma anche di ordine “politica” o all’interno della Chiesa ai tempi del Pontificato di Sisto II, in una Roma dominata da Valeriano che già nel 257 fece una battaglia contro i cristiani.
I cristiani si arresero a Valeriano? Un interrogativo che neppure Costantino seppe colmare. Furono deboli e senza alcuna reazioni spirituale e religiosa si misero nelle mani dei soldati dell’Imperatore Valeriano.
Lorenzo, che era nato in Spagna nella città di Osca o meglio Huesca, intorno alla prima età del Terzo secolo dopo Cristo, o meglio verso il 225 circa, era l’economo, ovvero il Ministro delle Finanze voluto fortemente dalla stesso Papa, della Chiesa di quel tempo e conosceva sia il rapporto tra ricchezza e povertà nella Roma di Valeriano, ma era a conoscenza del legame, se si vuole usare un termine forse più appropriato, giuridico tra le componenti delle Chiese nel mosaico geografico della Roma di quella temperie.
Portò in Italia una appartenenza etnica che rispecchiava la simbologia mediterranea. A nominarlo Diacono della Chiesa fu, appunto, Sisto II, con il preciso compito di amministrare i beni e di custodire le offerte per poi distribuirle tra i bisognosi. Quindi, Lorenzo provvedeva alle economie della Chiesa ed era il responsabile delle Finanze.
Venne arrestato, insieme a Sisto II, il 6 agosto del 258, ma non venne ucciso subito come accadde per il Papa. Perché questo? Perché l’Imperatore aveva la necessità di entrare in possesso dei beni della Chiesa e l’unica persona che salvaguardava la cassa della Chiesa era, appunto, Lorenzo. Soltanto quattro giorni dopo venne ucciso.
Sulla sua morte insistono ancora diverse chiavi di lettura. La più conosciuta è quella che lo vuole messo sulla grata (graticola), ma ci sono interpretazioni che lo portano come decapitato. Comunque la simbologia che si è tramandata è chiara.
Secondo i testi liturgici del “Messale Romano” si legge: “Lorenzo, famoso diacono della chiesa di Roma, confermò col martirio sotto Valeriano (258) il suo servizio di carità, quattro giorni dopo la decapitazione di papa Sisto II. Secondo una tradizione già divulgata nel IV secolo, sostenne intrepido un atroce martirio sulla graticola, dopo aver distribuito i beni della comunità ai poveri da lui qualificati come veri tesori della Chiesa”. Una cristianità che sarà ripresa da San Francesco d’Assisi, ma in San Lorenzo ci sono i connotati etnici che prendono il sopravvento.
Il fatto principale sta nel legame di fiducia tra il Papa e Lorenzo. Amministrare i beni della Chiesa significava piena affidabilità e la leggenda vuole che proprio in quei giorni Lorenzo cercò di distribuire la maggior parte dei beni proprio ai bisognosi e di far trovare la cassa della Chiesa non integra.
Fu ed è un Santo molto onorato se si pensa che nella sola Roma, immediatamente dopo la morte, vennero creati tre punti di culto che sono riferimento, ovvero il luogo della prigionia rappresentato dalla Chiesa di San Lorenzo in Fonte, il luogo del Martirio rappresentato da San Lorenzo in Panisperna e il luogo della sepoltura in San Lorenzo in Verano. Comunque le Chiese dedicategli furono, subito dopo la sua morte, oltre trenta. Fu Costantino, però, ad edificare la Basilica di San Lorenzo Fuori le Mura eretta sulla tomba di Lorenzo in via Tiburtina, sempre a Roma.
I due simboli ricorrenti di San Lorenzo sono la graticola e la borsa. Il fuoco e il denaro sono gli archetipi di un raccordo preciso, che simboleggia la spiritualità e la distribuzione dei beni. Una cristianità che va oltre ogni teologia.
Lorenzo Martire, giunto della Spagna fu, sostanzialmente, il Ministro delle Finanze sotto il Pontificato di Sisto II. La sua morte segna la simbologia del fuoco, della fiamma, del bruciare. Una remissione dei peccati e una redenzione per l’eterno.
Il fuoco è un mitico segnale di una antropologia della rinascenza. Un vero e proprio modello per penetrare i sottili segni di un archetipo che guida le nostre vite. Un desiderio fatto destino in un Santo che conobbe bene la storia della Chiesa.
Certamente dal punto di vista di una lettura del radicamento occorre necessariamente recuperare due concetti forti che sono parte integrante della Tradizione: il Nostos e l’ Antropos.
Valenze di una antropologia certamente culturale ma soprattutto di un raccordo tra le grammatiche dell’umanesimo e una eredità che è funzione d un dialogo tra Occidente ed Oriente.
Orizzonti che pongono come percorso la centralità dell’uomo e la nostalgia come metafisica dell’essere e delle civiltà dei popoli. L’uomo è sempre un tempo antropologico. Soltanto grazie ad una lettura che ha una tale interpretazione è possibile tracciare modelli esistenziali.
L’uomo vive di antropologie legate alle filosofie. Ha bisogno di rifondare il suo radicamento e di ritrovarsi nel sublime della nostalgia. San Lorenzo è nella purificazione di un immaginario che si vive come antropologia del fuoco nella fede.
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Pierfranco Bruni è nato in Calabria. Archeologo, direttore del Ministero dei Beni Culturali e, dal 31 ottobre 2025, membro del CdA dei Musei e Parchi Archeologici di Melfi e Venosa, nominato dal Ministro della Cultura; presidente del Centro Studi “Francesco Grisi” e già componente della Commissione UNESCO per la diffusione della cultura italiana all’estero.
Nel 2024 è stato Ospite d’onore per l’Italia per la poesia alla Fiera Internazionale di Francoforte e Rappresentante della cultura italiana alla Fiera del libro di Tunisi.
Incarichi in capo al Ministero della Cultura:
Presidente Commissione Capitale italiana città del Libro 2024;
Presidente Comitato Nazionale Celebrazioni centenario Manlio Sgalambro;
Segretario unico comunicazione del Comitato Nazionale Celebrazioni Eleonora Duse.
È inoltre presidente nazionale del progetto “Undulna Eleonora Duse” e presidente e coordinatore scientifico del progetto “Giacomo Casanova 300”.
Ha pubblicato libri di poesia, racconti e romanzi. Si è occupato di letteratura del Novecento con studi su Pavese, Pirandello, Alvaro, Grisi, D’Annunzio, Carlo Levi, Quasimodo, Ungaretti, Cardarelli, Gatto, Penna, Vittorini e sulle linee narrative e poetiche del Novecento che richiamano le eredità omeriche e le dimensioni del sacro.
Ha scritto saggi sulle problematiche relative alla cultura poetica della Magna Grecia e, tra l’altro, un libro su Fabrizio De André e il Mediterraneo (“Il cantico del sognatore mediterraneo”, giunto alla terza edizione), nel quale esplora le matrici letterarie dei cantautori italiani e il rapporto tra linguaggio poetico e musica, tema che costituisce un modello di ricerca sul quale Bruni lavora da molti anni.
Studioso di civiltà mediterranee, Bruni unisce nella sua opera il rigore scientifico alla sensibilità umanistica, ponendo al centro della sua ricerca il dialogo tra le culture, la memoria storica e la bellezza come forma di identità.
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