Lorefice: “Ci chiedono di rimanere zitti. Nessuno può farlo”. Ancora solidarietà al Vescovo di Palermo
- Postato il 26 febbraio 2026
- Attualità
- Di Paese Italia Press
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di Gian Piero Corso
PALERMO 26 febbraio 2026 – (gpc) Tanti attestati di solidarietà sono arrivati in queste ore a Monsignor Corrado Lorefice, arcivescovo di Palermo che solo qualche giorno fa aveva inviato a “Mediterranea Saving Humans” un messaggio di vicinanza nel dispiacere di “non poter prendere il largo con voi ad accarezzare le martoriate acque del Mare Nostro ancora scosse e scandalizzate dall’ennesima strage – non è una tragedia! – consumatasi nel più assoluto silenzio gridato da precise scelte politiche di ieri e di oggi, colpevolmente dimentiche dei diritti inalienabili dell’essere umano, in violazione del diritto internazionale e delle convenzioni sul soccorso. Tutti Vi abbraccio fraternamente e di vero cuore!”.
In questi giorni, sui social, si sono moltiplicati gli attacchi nei confronti dell’arcivescovo per questo messaggio.
In tanti, associazioni, gruppi, parrocchie, vescovi, singoli fedeli hanno mostrato attenzione al presule.
Tra questi anche l’Ucsi Palermo – l’unione dei giornalisti cattolici – che, dichiarano in una nota, “di fronte a tutto questo, si è scatenato il peggio che i social possano offrire: insulti, dileggi, accuse nei confronti dell’arcivescovo e della Chiesa. Comportamenti che, come giornalisti cattolici, consideriamo inaccettabili e che condanniamo con fermezza, esprimendo all’arcivescovo solidarietà e vicinanza”.
“Il confronto, in democrazia, è necessario e può anche essere ruvido ma mai può trascendere, né trasformarsi in odio o attacchi personali – sottolineano ancora i giornalisti cattolici –. Facciamo nostro l’appello di Papa Leone XIV per questa Quaresima, ossia digiunare dalle parole che feriscono, e l’invito del Santo Padre a una comunicazione, anche social, che sia spazio di dialogo, disarmata e disarmante. Solo così saremo costruttori di pace e di bene comune”.
E questa mattina, Monsignor Lorefice, intervenendo alla Marcia Antimafia Bagheria Casteldaccia ha ribadito con forza “Ci vogliono zitti ma noi parleremo”.
“Gridiamo a voce alta anche perché oggi ci chiedono di rimanere zitti e per questo vogliono che cali un silenzio anche rispetto alla sensibilità della consapevolezza di quello che a tutt’oggi continua ad essere lo strapotere della mafia. Dobbiamo dire che noi ripudiamo la mafia, ogni forma di violenza e dunque la guerra”.
“Noi ripudiamo mafia e guerra. Vogliamo dirlo? Vogliamo gridarlo? Nessuno ci deve zittire su questo. E poi per questo siamo qui di anno in anno per fare memoria. E vi vorrei ricordare questo termine che dobbiamo riscoprire. Memoria significa che noi rendiamo nell’oggi presente un fatto che deve continuare a provocarci. Se qualcuno addirittura è morto, è morto perché ha ripudiato la mafia, i suoi metodi violenti e oppressivi, subdoli. Se qualcuno addirittura ha versato il suo sangue, capite che noi dobbiamo fare memoria di questo”.
“E allora vi riconsegno anche l’altro termine ricordare. Se noi facciamo una sezione del termine ricordare. Sapete che cosa risulta? Che noi dobbiamo ridare al nostro cuore ciò che è essenziale. Noi siamo sempre e solo per il bene, per la giustizia. Ma soprattutto noi siamo per il bene della libertà e della pace che debbono regnare nella nostra vita”. (GPC)
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