L’oratorio come sogno e sfida a New York
- Postato il 9 febbraio 2026
- Verde E Blu
- Di Formiche
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Nel tempo delle Olimpiadi, assume un valore speciale la tradizionale assemblea annuale degli oratori della Chiesa Ambrosiana, che si terrà sabato 14 febbraio 2026 a Milano. Infatti, sarà l’occasione per una riflessione pubblica sul rapporto tra questi soggetti e lo sport, nell’ottica di una nuova alleanza educativa che, mettendo in rete competenze plurali, radicamento territoriale e capacità progettuali, oltre che buone pratiche, sia in grado di affrontare e prevenire il crescente, e sempre più complesso, disagio adolescenziale e giovanile.
La ricerca “Oratori lombardi e disagio adolescenziale”, promossa dagli Oratori delle Diocesi lombarde (Odielle) in collaborazione con l’Università Cattolica del Sacro Cuore, ha ribadito il ruolo fondamentale svolto dal mondo oratoriano quale presidio educativo e comunitario “accessibile e accogliente”.
Il recente libro di Alessia Ardesi, “Oratorio Italia, viaggio nel paese del bene” (Rubbettino, 2025), nel ricostruirne la storia e il metodo, offre una visione prospettica sul futuro di questa “fabbrica del bene comune” secondo la definizione dell’autrice. Nel volume, a partire dalle storie di vita vissuta raccontate, traspare chiaramente quanto messo in evidenza dal cardinale Segretario di Stato, Pietro Parolin, nella sua prefazione: “Questa realtà (ossia, degli oratori) ha una particolarità unica e fondamentale: al centro c’è Cristo, mediato dalla parrocchia e da quanti vi prestano servizio, a cominciare dai parroci e dai loro collaboratori”.
Ora, tale stile educativo tipico del nostro Paese si sta affermando anche a New York. Peraltro, curiosamente in un luogo, la basilica di Old Saint Patrick Cathedral, che conferma la varietà semantica del termine “oratorio”, indicante anche un particolare generale musicale come messo in evidenza dal documentario (“The Oratorio”) realizzato da Martin Scorsese che è cresciuto vicino a questa chiesa e che al suo interno ha girato alcune scene dei suoi film come Mean Streets.
Lo si deve a un sacerdote lucano, don Luigi Portarulo, che in pochi anni è divenuto un vero e proprio punto di riferimento in primis spirituale (e culturale) per la comunità italiana e per quella italoamericana, costruendo ponti tra queste due comunità e tra le diverse generazioni. Intervistato da Askanews e La Voce di New York, ha raccontato il suo “sogno” di realizzare nella Grande Mela una “realtà” che “noi conosciamo bene in Italia” ma che negli Stati Uniti non è diffusa, ovvero l’oratorio.
Di questa “sfida” è espressione “The Grow Together Foundation” che, valorizzando l’intuizione di San Giovani Bosco e della sua pastorale oratoria, fa leva pure sullo sport come “scuola di vita e areopago contemporaneo”, richiamando le parole utilizzate da papa Leone XIV nella sua Lettera “La vita in abbondanza”.
Sarà interessante seguire l’evoluzione di questo “laboratorio, dei talenti” (Cei, 2013), guidato da don Portarulo, anche alla luce dell’orizzonte pastorale del ministero del nuovo Arcivescovo di New York, Mons. Ronald A. Hicks, oltre che del programma di governo del neo Sindaco della città, Zohran Mamdani.