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L’odio social è riuscito a deumanizzarci

  • Postato il 15 luglio 2026
  • Giustizia
  • Di Libero Quotidiano
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  • 3 min di lettura
In sintesi

La diffusione incontrollata dei social media ha profondamente alterato il comportamento umano, generando una frattura tra l'identità reale e quella digitale. Il fenomeno del cyberbullismo dilaga tra gli adolescenti, con il 34% delle vittime nella fascia 11-19 anni, mentre genitori e insegnanti risultano insufficientemente preparati a gestire questa complessa problematica. L'anonimato percepito online facilita comportamenti aggressivi assenti nella vita quotidiana, evidenziando la necessità di strategie educative più incisive e consapevolezza collettiva sui rischi della deumanizzazione digitale.

Sintesi generata automaticamente con intelligenza artificiale a partire dal contenuto originale della testata. Standard editoriali.

L’odio social è riuscito a deumanizzarci
L’odio social è riuscito a deumanizzarci

Sui pericoli di un uso incontrollato ed improprio dei social è stato detto tutto il possibile: oltre il 70% di connessioni quotidiane per 6 ore al dì; perdita della privacy; sovrapposizione della vita digitale su quella reale; spreco di energie fisiche e mentali; cyberbullismo; cyberpedofilia; male ai destinatari anche quando inconsapevoli o per difetto di autocontrollo. Lo dimostrano, ad esempio i dati del cyberbullismo in crescita nel 2025 con una percentuale di vittime del 34% tra 11-19 anni, come se i ragazzi avessero una doppia personalità, l’una per la vita reale fatta di rispetto ed osservanza delle regole, l’altra nel chiuso delle pareti domestiche con l’illusione di restare anonimi.

Si è parlato di educazione digitale chiamando in causa la famiglia e la scuola, ma è un discorso limitativo: nella famiglia i genitori non conoscono le possibilità di intervento per contenere gli eccessi dei propri figli che ne sanno molto di più; nella scuola gli incontri di orientamento con esperti di sicurezza informatica si moltiplicano anche grazie ad associazioni di volontariato che portano avanti un service per la salvaguardia del mondo giovanile.

Il problema è che il primo computer nacque in America nel 1944, il telefonino è arrivato nel 1983, la società italiana è rimasta indietro, gli interventi normativi di questo ed altri governi non vengono rispettati, la polizia postale fa quel che può. In altre occasioni ho personalmente segnalato i pericoli di un uso incontrollato dei social, sotto forma di rischio di dipendenza tecnologica ed in assenza di elaborazione dei messaggi, spesso fake news trasmessi dalla rete. Nono basta. L’episodio relativo alla scomparsa nel Lago di Vico di Luigi Cavallari, marito del Ministro per la famiglia Roccella, e degli insulti che si sono levati sui social, indica che la misura è colma. Non mi arrogo la competenza che non su quali interventi è necessario operare.

Dico però con forza basta con questo schifo, se si punta ad avere una società che contempla l’osservanza delle regole, il rispetto dell’avversario, il controllo degli istinti bestiali, la distinzione tra vita reale e vita digitale. Un mondo non popolato di zombi e con una stragrande maggioranza di persone che sono schiave o vanno al guinzaglio mentre parlano e sono convinte di vivere da persone libere. È un obiettivo ineludibile per scongiurare il pericolo di una crescente disumanizzazione. Ci pensino e propongano i correttivi gli esperti tecnologici che in Italia non fanno difetto. I governanti si avvalgano di questi contributi e li traducano in iniziative concrete di natura amministrativa, visto che consigli, suggerimenti, divieti normativi, controlli, si sono rivelati non risolutivi.
 

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Autore
Libero Quotidiano

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