Livio Berruti, morto lo sprinter eroe dell'Italia a Roma 1960, oro alle Olimpiadi prima di Mennea e Jacobs
- Postato il 9 agosto 2026
- Di Virgilio.it
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È stato velocissimo anche stavolta. Troppo veloce. Conoscendolo, gli sarebbe piaciuto tantissimo vedere all’opera gli Azzurri in gara agli Europei di Birmingham. Livio Berruti seguirà Giorgio Furlani, Marcell Jacobs, Gimbo Tamberi e gli altri Azzurri da lassù. Si è spento infatti a 87 anni, nella sua Torino, dopo aver lottato per qualche mese contro una malattia. Con lui se ne va un mito dell’atletica, non solo italana. È stato infatti il primo europeo a imporsi in una gara di velocità alle Olimpiadi, proprio a Roma nel 1960. Ma è stato anche e soprattutto il simbolo di un’Italia che in quegli anni, proprio come lui, sembrava in grado di “volare” nel miracolo economico, proprio come cantava un altro grandissimo: Domenico Modugno.
- Berruti, gli inizi a Torino e il clamoroso exploit alle Olimpiadi
- La carriera di Berruti: tre Olimpiadi e un fantastico record
- Livio Berruti, il flirt con Wilma Rudolph e la laurea in chimica
Berruti, gli inizi a Torino e il clamoroso exploit alle Olimpiadi
Berruti era nato a Torino il 19 maggio del 1939, da ragazzo aveva praticato il tennis ma la sua velocità, dote innata, lo portò ben presto in pista. Era un fulmine sui 100 e 200 metri, capace di arpionare il primo titolo nazionale sulla doppia distanza ad appena 18 anni, nel 1957. Ma l’anno della consacrazione fu, appunto, il 1960. Il 3 settembre eguagliò il record mondiale dei 200 metri, 20 secondi e 5 decimi, qualificandosi alla finale. E qualche ora più tardi fece esplodere l’Olimpico, andandosi a prendere l’oro. Correva sempre con gli occhiali scuri, Berruti, altro marchio di fabbrica di un personaggio diventato in fretta leggenda.
La carriera di Berruti: tre Olimpiadi e un fantastico record
Un’ascesa veloce, quella di Berruti. Proprio come le sue performance in pista. A quell’epoca non c’erano ancora i Mondiali, si gareggiava ogni quattro anni nelle Olimpiadi. E nelle successive edizioni dei Giochi il velocista torinese non riuscì a ripetere gli exploit romani. Nel 1964, a Tokyo, arrivò quinto nella finale dei 200 e settimo con la Nazionale nella staffetta 4×100. Nel 1966 chiuse settimo, sempre nei 200, agli Europei di Budapest. Nel 1968, ai Giochi di Città del Messico, portò l’Italia nuovamente in finale nella 4×100: altro settimo posto. Per anni il suo 10”2 è stato il record italiano dei 100 metri. Solo qualche decennio dopo Pietro Mennea e Marcell Jacobs sarebbero riusciti a emulare le sue gesta.
Livio Berruti, il flirt con Wilma Rudolph e la laurea in chimica
Un mito, Berruti. Simbolo anche di un’apertura mentale che oggi non fa notizia, ma che nel 1960 fece parecchio discutere: il suo flirt con Wilma Rudolph, la campionessa di colore statunitense che a Roma 1960 vinse tre medaglie d’oro, riempì per mesi le copertine dei rotocalchi e le discussioni nei “salotti”. Oltre che per le performance in pista, Berruti fu perfetto esempio di atleta “puro”, di un dilettante capace di coniugare la carriera sportiva con quella universitaria. Si laureò in chimica industriale all’Università di Torino, condusse una vita “normale” dopo aver chiuso con l’agonismo. La sua bacheca, oltre al trionfo olimpico, conta 15 titoli italiani: sei nei 100 metri, otto nei 200, uno nella 4×100. Per sempre Livio Berruti.